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TORINO - Il cinema, quello d’animazione, e il videoclip: la regia di Fulvio Risuleo incontra la musica e i testi di Mirko Mancini, ovvero Mirkoeilcane (già Premio della critica “Mia Martini” – al 68mo Festival di Sanremo per il brano Stiamo tutti bene, anche “Targa Tenco” per la Miglior Canzone). 

La cattiva novella – trilogia di Mirkoeilcane è, infatti, un cortometraggio musicale o un lungo videoclip, al debutto al 39mo Torino Film Festival in Concorso nella sezione dedicata ai film brevi: la storia narra, in forma di trilogia – che corrisponde anche a tre brani -, la vicenda di Giovanni, anziano nonno che, prima di morire, angosciato per l’avvenire dell’universo, scrive una lettera al suo migliore amico, Gesù, per affidargli la cura dei famigliari e della Terra, e lo invita a tornare; il ritorno di Gesù tra gli uomini – un Gesù che evoca l’iconografia classica, ma con il seno femminile dichiarato e scoperto - lo racconta il nipote del vecchietto, il giorno del suo funerale. Un racconto di malinconia e auspicio al contempo, un’idea originale nella scelta del soggetto e nella messa in scena, che sceglie la tecnica mista animata, capace di conferire un passo vivace, palpabile, accompagnato dal tratto autorale di Fulvio Risuleo, e dalle tonalità evocative del musicista, che viene “messo in scena”, senza occhi e chitarra al petto, come a recitare una "preghiera".

Fulvio, è credente? E come è arrivata l’idea di un dialogo con Gesù – e non con Dio, per esempio?

 Io sono ateo, non credo. Questo progetto è stato fatto davvero con Mirkoeilcane, io sono arrivato dopo la canzone: lui, che lavora in maniera molto autorale, dopo il primo pezzo ha capito dovesse essercene un secondo, poi un terzo, e quindi s’è creata la trilogia, così, d’accordo anche la sua etichetta, s’è pensato di costruire un mondo, sono stato quindi coinvolto io per la costruzione del mondo visivo. Io mi sono trovato il testo e un’idea di musica, e sulla base del testo ho improvvisato e interpretato le parole scritte, non in maniera didascalica, anche perché lui non m’aveva dato una sua visione. Non è una storia religiosa, ma ci sono i simboli delle Religioni, e una cosa di cui sono contento è la presenza di Ubu re, la mia personale divinità, la patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie, che fin da piccolo mi ha affascinato, l'idea del nonsense come unica religione: è stata per me la prima volta di qualcosa che non prendeva il via da una scrittura mia, quindi è stata una sfida interessante. È partito come una sorta di videoclip e poi, pian piano, s’è ingrandito e ho potuto coinvolgere tutte le persone che fanno animazione che conosco: mi piace molto quando i progetti evolvono senza quasi che uno se ne accorga; sono stati sei mesi di lavoro, non proprio un tempo breve, ma per questo motivo non avevamo un’idea di quale sarebbe stato il punto d’arrivo. 

Mentre, Mirko, è credente? E qual è stato il viatico spirituale che l’ha guidata nella creazione musicale?

Non sono credente, la mia visione è piuttosto laica, ma niente a che vedere con l’anticlericalismo: la libertà di Credo è alla base. La trovata delle canzoni era un’idea moderna di rivolgersi a qualcosa di più grande… che è arrivata quasi spontanea, musicalmente adatta nei confronti di Gesù. Questo Giovanni, l’anziano signore, si rivolge a questo amico, che fa di nome Gesù, che però – come si vede nel corto – ha un’attitudine più moderna, rivisitata rispetto a quello più noto, senza niente di troppo connesso alla Religione intesa in maniera più tradizionale.

Quindi, lei, Fulvio, ha scritto una sceneggiatura basata sui brani musicali?

Sul testo, sì. Esistevano tutti e tre i brani, attaccati fra loro, come un’unica canzone divisa in tre, possibilmente anche divisibile, per esempio per un’ipotetica fruizione web dove si possono anche scomporre le cose e sentirle/guardarle in ordine differente: mi affascina la fruizione non lineare, è un modo di ragionare che m’appartiene, le cose possono prendere delle strade, ma anche andare al contrario. È un momento in cui mi piacciono queste idee, che esistono da una ventina d’anni, ma sempre mancanti dell'aspetto autorale, sempre connesse ad un ambito ‘nerd’: mentre, secondo me, è interessante prendere questi schemi e portarli nella ricerca e nella sperimentazione d’autore, svincolata dalle logiche di mercato. 

E c’è stato un punto di vista sull’animazione, da parte invece del musicista?

M: Non in maniera fondamentale, mi sono fidato di Fulvio e di Mbanga Studio, ho avvertito fossero sulla mia stessa linea, e anche quando differente da come l’avevo immaginata erano sempre idee molto originali, e sempre adatte. 

Come il Gesù visivo, che ha il seno. Una scelta fatta nel nome di cosa?

FR: Personalmente appartiene proprio al nonsense, è chiaro però che sia una storia che prende un sacco di simboli e li mischi: è un’idea nata da un brainstorming con Mirko, proprio per rendere ambigua la figura. Poi, io sono sempre stato appassionato del Gesù di Altan, di Trino: m’è sempre piaciuta la visione un po’ provocatoria della creazione e della divinità. Per me non è un’idea politica. 

M: Il Gesù col seno nasce dalla proposta di fare un Gesù donna, una soluzione però, forse, facile: in questi tempi di fluidità e pansessualità era utile – non in senso commerciale – mettere un messaggio. 

Ancora, il personaggio di Mirko, il musicista, nel terzo capitolo, è senza occhi: quale il significato? 

FR: Questa idea è nata nella prova di costruzione delle scene: lo costruisci senza occhi, lo guardi e dici: ‘com’è? Bello!’ e quindi rimane senza occhi! Il disegno è così, si va a levare e levando le cose acquisiscono di senso, aggiungendo - invece - si appesantisce. 

M: Quella proposta all’inizio mi lasciò un po’ interdetto, mi mandarono prima la versione con occhi e poi senza, che però permette di mettere più attenzione sulla bocca, quindi sulle parole. È stato uno di quei casi in cui la loro proposta è stata la migliore. 

La tecnica dell’animazione, mista: perché proprio questa? Quale valore aggiunto apporta al film, quali sono le caratteristiche che l’hanno resa quella ideale per questo racconto?

FR: Era giusta perché sono tre capitoli, con tre atmosfere diverse, seppur non sia una tecnica per ciascuno, però è come se per le tante e complesse cose da raccontare fossero necessari modi diversi, persone diverse, incluso il fattore umano, perché ogni tecnica comporta una persona, quindi vuol dire rapportarsi ad un essere umano diverso con una diversa visione della storia, e a me piace un sacco il punto di vista di chiunque sulle storie, così è stato anche un modo per aumentare i punti di vista. 

In qualche modo, lei ha scelto un’altrettanta ‘tecnica mista’ musicale.

M: Era un po’ il gioco di parlare della stessa cosa con tre mondi lontani: Giovanni, la prima canzone, più da chitarra acustica; Gesù, la seconda, più da cantautore di vecchia data; Il nipote di Giovanni, la terza, più concentrata sulle chitarre; era divertente unire queste tre cose, per quanto uditivamente distanti. 

Mbanga Studio, l’artista-animatore Stefano Argentero e il fotografo di scena Ermete Ricci, con Risuleo hanno creato La cattiva novella - Trilogia di mirkoeilcane, 13 minuti di spasso e spessore. Il cortometraggio, prodotto da Fenix Entertainment, sarà distribuito nei festival dalla società di distribuzione e promozione festivaliera Prem1ere Film. 

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