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BERLINO - L’Orso d’oro 2022 è stato vinto da Alcarràs, sincero e poetico ritratto famigliare ambientato in Catalogna diretto dalla spagnola Carla Simón. Ma il film premiato all'ultima Berlinale è in parte anche italiano, perché a co-produrlo è stato Giovanni Pompili con la sua Kino Produzioni. “Ho sposato la visione di Carla. È quello che faccio nel mio lavoro, sostengo personalità artistiche ben definite", ci racconta il giorno dopo la vittoria il produttore italiano, lo stesso di autori come Laura Luchetti, Carlo Sironi e Michele Vannucci.

"Quella dei Solé è una storia radicata nel profondo far west catalano, che parla anche delle nostre famiglie italiane". 

Pompili, com’è nata questa avventura produttiva?

Ero innamorato del primo film di Carla, Estate 1993, e durante il Torino Film Lab cinque anni fa l’ho incontrata insieme alla produttrice Maria Zamora. Si è creata da subito un’empatia di visioni comuni. Certo realizzare un film in catalano non era semplice, ma grazie anche al nuovo Fondo italiano per le coproduzioni minoritarie ci siamo riusciti. Era importante accompagnare il film anche nella fase di post produzione, stare al fianco della regista nella fase finale. Lo abbiamo infatti montato a Roma con un gruppo di professionisti italiani, tra cui il colorist Angelo Francavilla, che lavora anche con Matteo Garrone.

Di questa storia cosa l’ha colpita?

 Carla ha un grande talento nel lavorare con racconti veri, ispirati alla sua esperienza di vita, ama anche dirigere i bambini e si vede. Mi sono appassionato a questa storia corale e famigliare, di generazioni che si trovano in una situazione di crisi per un contesto intorno che sta cambiando e che inevitabilmente porta frizioni interne. Poi c’è anche un tema politico nel film, che non è esplicito, ma fa parte di una nostra cultura e tradizione agricola, che è messa in crisi da una sistema che porta a non valorizzare quello che è il lavoro della terra. La cosa interessante del film era che il cattivo è chi vuole convertire i campi in energia solare, una risorsa che eppure va nella direzione della sostenibilità ambientale. Ma esiste anche la risorsa sociale e non va dimenticata.

Quali sono state le difficoltà produttive?

 La pandemia ha rallentato le riprese, tanto che le abbiamo dovute spostare da un anno all’altro perché per raccontare il mondo degli agricoltori di pesche non si può girare in una stagione che non sia giugno. Anche il casting non è stato semplice. Per scegliere gli attori del film, tutti non professionisti, sono state provinate oltre 9.000 persone, andando a cercare nei piccoli paesini della Catalogna i giusti interpreti.

In generale, che film le interessa produrre?

 Per me è importante sostenere quegli autori dallo sguardo ben definito e dalla personalità artistica. In un momento in cui il mercato sta cambiando e c’è tanta produzione audiovisiva che non rimane, voglio fare film che, invece, restano nella nostra memoria, soprattutto esplorando tematiche attuali, anche politiche, che hanno a che fare con la complessità del nostro contemporaneo. Ad esempio, il nuovo film di Laura Luchetti, La bella estate, è tratto da un racconto di Cesare Pavese sulla formazione emotiva a prescindere dal genere. Lo gireremo quest’anno, come anche il nuovo di Carlo Sironi. Ma ho in progetto anche due co-produzioni, una olandese e una argentina.

Quanto è complicato fare il produttore indipendente in Italia?

È difficile, molto. Ma ti dà anche la possibilità di avere la libertà di scegliere progetti senza compromessi con i committenti, che hanno delle necessità editoriali e commerciali. Io metto più al centro la costruzione e la definizione dell’autore, accompagnandolo in una crescita comune. Certo la sfida è continua, ma se porta a risultati come Alcarràs, ne vale la pena.

Quando arriverà nelle sale italiane il film?

 Uscirà a maggio distribuito da I Wonder Pictures. Il cinema sta vivendo un momento difficile, ma sono sicuro che film con una personalità e un’identità ben definita come Alcarràs saranno premiati da un pubblico cinefilo. Questo è un film sincero che saprà emozionare gli spettatori in maniera reale e graduale, accompagnandoli nel mondo della famiglia Solé.

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