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CAGLIARI - Il successo e i premi sono arrivati dopo tanto lavoro per Teresa Saponangelo, che da quasi trent’anni recita tra cinema, tv e teatro. L’attrice ha vinto il David di Donatello per il ruolo di Maria, la madre di Paolo Sorrentino in È stata la mano di Dio, e dopo l’esperienza con il regista premio Oscar ha voglia di ruoli altrettanto stimolanti. Anche se, spesso, le vengono offerti gli stessi personaggi. “Paolo è stato coraggioso e libero scegliendo me per il suo film. In questo mi ricorda Antonio Capuano”, ci dice l’attrice mentre si trova al Filming Italy Sardegna Festival, dove ha ricevuto il Creativity Award.

Teresa, si aspettava il David?

Lo volevo. Ci speravo. Ma in cinquina c’erano brave attrici che stimo molto, come Luisa Ranieri che era con me nel film di Sorrentino. Sono felice però che chi ha votato abbia apprezzato un personaggio come quello della mamma di Paolo, così pieno di sfaccettature, che alterna un carattere ironico a toni drammatici, che sa essere spiritoso e altrettanto classico.

Pensa che il premio sarebbe dovuto arrivare prima, vista la sua carriera?

Questo Paese riconosce troppo velocemente degli attori che poi nel tempo non dimostrano di valere. Ci sono premi importanti che sono stati dati anche a chi non lo meritava. Penso ci sia una pigrizia di attenzione da noi. Certo la vita è fatta di coincidenze che ti portano a farti conoscere. E nel mio caso il film di Paolo è stato visto ovunque.

Come ha lavorato con Sorrentino per costruire Maria?

Partendo dalla sceneggiatura, senza cercare l’imitazione. È stata fondamentale la sinergia che si è creata con Toni Servillo, con il quale provavo una certa soggezione che poi ho superato. Mi aveva diretta a teatro vent'anni fa, qui dovevo essere sua moglie, sgridarlo, cacciarlo di casa. Riguardo al lavoro con Paolo, invece, lui non ci ha voluto raccontare molto dei suoi genitori. Ha preferito lasciare che approcciassimo in maniera più libera ai personaggi. I suoi fratelli quando hanno visto il film, mi hanno detto che gli avevo ricordato molto la mamma. E questo è stato importante per me. Io devo ringraziare Paolo per avermi scelta. Poteva prendere un nome più popolare. E invece in questo lui sa essere libero. Somiglia per istinto e coraggio ad Antonio Capuano.

Che è importante nella vita di entrambi.

Se per Paolo è un maestro, per me Antonio è il regista di riferimento e un grande amico. Io e lui abbiamo una frequentazione continua, ci confrontiamo su tutto, non solo sul lavoro. È un ottantenne giovane, più di tanti altri. Ora abbiamo un progetto insieme. Un soggetto mio e una sua sceneggiatura, che speriamo di realizzare presto.

Oggi cosa cerca nei ruoli che interpreta?

Personaggi altrettanto forti e stimolanti come Maria. Ma spesso mi propongono sempre un po’ gli stessi. È un problema del nostro cinema. Penso, però, di aver dimostrato di poter fare cose diverse, così mi prendo la libertà anche di rifiutare le proposte che non mi piacciono. Ultimamente le sorprese sono arrivate dall’estero. Un regista spagnolo (non Pedro Almodovar, ndr) dopo aver visto il film di Sorrentino mi ha chiesto di interpretare una donna libera, sensuale, affascinante. È andato oltre quel personaggio così familiare.

Le sue prossime novità riguardano la tv. Sarà Dora Fabbo, la moglie del generale Dalla Chiesa, interpretato da Sergio Castellitto, nella serie della Rai.

È un ruolo di grande responsabilità, visto che racconta una pagina di storia italiana. Per interpretare questo personaggio ho avuto la possibilità di fare una bellissima chiacchierata con la figlia Rita Dalla Chiesa, che mi ha raccontato della mamma e delle loro abitudini in casa. Mi sono avvicinata a questa donna con rispetto. Quel contesto privato e familiare doveva fare da contraltare a tutta la parte legata al terrorismo, alla squadra formata da Dalla Chiesa, all'azione. Doveva essere uno spaccato diverso che andava costruito con attenzione, credibilità e verosimiglianza. 

E poi la vedremo nella serie sempre della Rai Vincenzo Malinconico, avvocato, tratta dai romanzi di Diego De Silva.

Lì sono l’ex del protagonista interpretato da Massimiliano Gallo, che è un attore con il quale si riesce a creare sempre un dialogo meraviglioso. Il mio è un personaggio anche comico, per certi versi. Una donna che prima lascia il marito e poi si pente, continuando a mantenere un rapporto con lui.

La pandemia cosa le ha fatto capire?

Che mi fa orrore il teatro filmato, quello portato sulla piattaforma. Bisogna ritornare nei luoghi stabiliti per fare arte. Io ho sentito fortissima la voglia di tornare in sala e di stare sul palcoscenico, anche perché non sono una grande fruitrice di serie. Ultimamente mi sono emozionata recitando in Tartufo di Molière per la regia di Jean Bellorini. Siamo partiti dallo Stabile di Napoli che ha co-prodotto lo spettacolo per arrivare a Lione e Parigi con le sale sempre piene ogni sera.

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