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TAORMINA - “Sono stata a lungo aiuto regista ed era faticoso, difficilissimo farsi rispettare dagli uomini sul set. Poi finalmente quando sono diventata regista ero io a decidere cosa dovessero fare, ed è stato un grandissimo sollievo”. A raccontare la sua esperienza è Maria Sole Tognazzi, che fa parte del gruppo di registe che hanno firmato il film collettivo Tell It Like a Woman, in anteprima al Taormina Film Fest. Sette cortometraggi diretti da donne per “cambiare la narrativa sul mondo femminile, perché la donna è troppo spesso oggettificata”, spiega Chiara Tilesi, animatrice del progetto con il movimento We Do It Together, composto da 80 persone, uomini e donne. Tra queste c’è appunto Maria Sole Tognazzi, che ha girato il corto Unspoken, scritto da Giulia Louise Steigerwalt e interpretato da Margherita Buy nei panni di Diana, una veterinaria divisa tra gli impegni familiari e il lavoro in clinica. Mentre è di guardia, Diana si imbatte in una ragazza che le porta il suo cagnolino ferito, ma che in realtà cerca aiuto e protezione dalle violenze del suo compagno. Prodotto da Ilbe – Iervolino e Lady Bacardi Production in collaborazione con We Do It Together, Tell It Like a Woman è composto da sette storie girate in cinque lingue oltre che da Tognazzi, dall’argentina Lucia Puenzo con Eva Longoria, dall’indiana Leena Yadav con Jacqueline Fernandez, dalla statunitense Taraji P. Henson con Jennifer Hudson, dalla giapponese Mipo O con Anne Watanabe, dall'americana Catherine Hardwicke con Cara Delevigne e dalle italiane Lucia Bulgheroni e Silvia Carobbio (animazione). A completare il quadro c’è la canzone Applause, scritta dal Premio Oscar alla Carriera 2022 Diane Warren e cantata da Sofia Carson. “Come donne porteremo avanti tantissime azioni – ha detto la combattiva Eva Longoria, ex Casalinga disperata, riferendosi alla sentenza della Corte Suprema Usa sull'aborto – Siamo la maggioranza nel mondo e non resteremo zitte e ferme, continueremo a combattere per i nostri diritti”. Maria Sole Tognazzi, che ha appena finito le riprese della seconda stagione della serie Petra, ha raccontato la sua esperienza a Cinecittà News.

Maria Sole, che effetto le fa vedere papà Ugo sui manifesti del Taormina Film Fest?
È una super sorpresa tornare a casa con un premio con sopra mio padre che, chiaramente consegnerò a mia madre Franca Bettoja. È stata una sorpresa e una coincidenza: Tell It Like a Woman è stato progettato sei anni fa, io ho girato il mio corto due anni fa, ora viene presentato a Taormina nell’anno del centenario di Ugo e Vittorio, con il festival che ha fatto questa locandina spiritosa che è un bellissimo omaggio. Mi sono ritrovata a presentare il mio film con mio padre che mi guarda dall’alto, non capita tutti i giorni. Faccio parte di quella generazione di figli d’arte che ancora è orgogliosa di esserlo, non lo vivo come un complesso ma come un grande privilegio, e ogni volta che Ugo viene ricordato in mia presenza sono felice.

Come è stata coinvolta nel progetto Tell It Like a Woman?
Quando mi hanno proposto il corto stavo girando Petra, volevo partecipare al progetto ma non avevo né la testa, né il tempo di scrivere, allora ho chiesto a Giulia Steigerwalt di scriverlo, sapendo che poi avrei girato con Margherita Buy. C’era libertà totale nella scelta della storia e Giulia aveva letto la notizia di questo fatto realmente accaduto. L’unica differenza tra quella vicenda e la nostra storia è che in quel caso la donna aveva scritto un biglietto, nel mio corto c’è invece un gioco di sguardi: l’elemento in più è che Margherita si rende conto da sola che c’è qualcosa che non va, quindi si parla anche dell’intuito e della solidarietà femminile.

C’è un gran senso di sorellanza, com’è andata con le colleghe straniere?
Ho passato due giorni meravigliosi qui con loro. Avevo timore e anche un po’ d’insicurezza nel rapportarmi a registe importanti come Lucia Puenzo e Catherine Hardwicke, mi sentivo inferiore, invece è stato un incontro e un confronto bellissimo.

E in Italia a che punto siamo con la sorellanza nel cinema?
Tra le persone che conosco del mio settore c’è tanta collaborazione, c’è voglia di fare cose insieme, ma siamo ancora in un momento in cui si parla di ‘regista donna’: finché si sottolineerà questo, vuol dire che c’è ancora molto da fare. Siamo all’inizio di un percorso molto lungo. La barriera sarà veramente abbattuta quando questa domanda non si farà più. Il prossimo film, che sto preparando ora, l’ho scritto con Francesca Archibugi e ho lavorato per tanti anni con Francesca Marciano, oltre che con Ivan Cotroneo. Mi piace moltissimo lavorare con le donne ma anche con gli uomini. Sogno un mondo in cui non si sottolineerà più “lo sguardo femminile”.

Il suo nuovo film avrà una donna come protagonista?
Sì, Barbara Ronchi, e ci saranno anche Margherita Buy e Fotinì Peluso. Lo girerò a Roma in autunno, è una sceneggiatura liberamente ispirata al libro di Chiara Gamberale "Per dieci minuti", il film è prodotto da Indiana Production per Vision Distribution.

Ha sicuramente frequentato gli studi di Cinecittà, che ricordi ne ha?
Uno può pensare alla bambina che va sul set con il papà attore, invece io non sono mai andata su un set di mio padre nella mia vita, né ho mai visto un suo film prima della sua morte. Ho però dei ricordi legati a Cinecittà: ho fatto l’assistente e l’aiuto regista per 10 anni e in quel periodo ho fatto diversi film a Cinecittà. In più L’uomo che ama, il mio secondo film, fu montato interamente a Cinecittà per volere di Walter Fasano. Era il 2008 e c’eravamo ormai solo noi, era un momento in cui c’era tanta tv e poco cinema. Aver vissuto l’intera post-produzione di un film dentro Cinecittà è una cosa che ricordo con tanto amore.

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