/ INTERVISTE

TAORMINA - “È un’emozione proiettare Ennio al Teatro Antico di Taormina. Ho accompagnato il film dove e quando ho potuto e qui non potevo mancare”. Giuseppe Tornatore è il grande protagonista della serata conclusiva della 68/a edizione del Taormina Film Fest con la proiezione del suo meraviglioso film su Morricone preceduta da una performance musicale dell’orchestra a Plettro Città di Taormina, nel corso di una cerimonia di premiazione condotta da Anna Ferzetti.

Tra i tanti suoi meriti, Morricone ha quello di aver lavorato per abbattere la barriera tra arte pop e colta. Ci è riuscito?
Morricone aveva capito già dagli anni ’50 che c’era una frattura eccessiva tra musica popolare e musica colta, e che questo schema non avrebbe potuto avere vita lunga. Ha lavorato per tutta la vita per rendere più colta la musica popolare e viceversa. La sua era una missione, più o meno consapevole. Lo stesso vale per i film: farli con un linguaggio cinematografico per un pubblico vasto non significa necessariamente compiere un’operazione di mercato, così come se i film sono visti da pochi spettatori non sono per forza straordinari ma incompresi. Dobbiamo fare nel cinema ciò che Ennio Morricone ha fatto per la musica: non avere un atteggiamento snob, né essere creduloni e pensare che l’incomprensione del pubblico garantisca un posto in paradiso.

Si sta lavorando sull’estensione delle finestre tra l’uscita in sala e quella sulle piattaforme? Che ne pensa?
Spero che si riesca a trovare un parametro che metta d’accordo tutti. La situazione va regolata e bisogna trovare un punto di equilibrio tra chi vorrebbe più tempo possibile per sfruttare i film in sala e chi vorrebbe tempi più rapidi perché comincino la loro vita sulle piattaforme. È un enigma che ci portiamo dietro e che spero che questa proposta di legge possa risolvere.

Con un mercato cambiato così rapidamente in questi anni, anche grazie alla pandemia, si pone problemi nuovi e diversi nella preparazione dei suoi film?
Non è facile, ma continuo a pensare allo stesso modo alle storie che inseguo, ovvero mettendo il film al centro di tutto. Se ho un’idea non mi chiedo se può essere realizzata o no, lascio che sia qualcun altro a porsi il problema, io continuo a procedere come ho sempre fatto.

Siamo in un periodo drammatico di guerra, come lo sta vivendo?

È un tormento continuo: quando mi capitano situazioni festose, e in questo periodo mi succede spesso grazie a Ennio, penso che intanto c’è gente che cerca di sfuggire ai bombardamenti. Dove siamo andati a finire? Pensavo di far parte di una generazione privilegiata che era riuscita a evitare un’epoca terribile, e invece sembra di essere in balìa della trovata di uno sceneggiatore perfido.

Che spettatore è oggi Giuseppe Tornatore?

Non sono un consumatore seriale di serie, né ho pregiudizi nei loro confronti: se ce ne sono degne di attenzione, le vedo… anche perché Bernardo Bertolucci cercava sempre di farmi sentire in difetto per il fatto che vedevo poche serie. Sono aperto a tutto e mi sono esaltato per la serie di Bellocchio, che ha proposto un modo giovane e forte di raccontare un dramma. Sono comunque ancora un accanito collezionista di dvd e blu ray e ho l’abbonamento a un paio di piattaforme, ma non ho potuto verificare la messa in onda di Ennio perché non sono abbonato alla piattaforma su cui viene trasmesso.

Farà la sua serie tv?

Me l’hanno proposto diverse volte, ma la cosa non è mai andata in porto. La farò se capiterà una storia che merita di essere raccontata con ampiezza.

Sappiamo che sta lavorando a un progetto internazionale, usando molto Zoom. Ci può dire di più?
Ho dovuto necessariamente scoprire che si può lavorare su zoom. Il montaggio di Ennio è durato due anni e mezzo, di cui uno su Zoom: un’esperienza che non auguro al mio peggior nemico. Ma ho scoperto che si può lavorare a distanza e negli ultimi mesi la preparazione del mio nuovo film si sta consumando su Zoom, in attesa che si sblocchi la situazione.

VEDI ANCHE

TAORMINA 2022

Ad