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Michele Placido è ospite al Ventotene Film Festival per omaggiare Monica Vitti. La ricorda in un appuntamento incentrato sul documentario di Fabrizio Corallo Vitti d’arte, Vitti d’amore. Nel corso della serata, all'attore e regista sarà consegnato il Premio Vento d’Europa - Wind of Europe International Award, sotto l’Alto Patronato del Parlamento Europeo.

In esclusiva per CinecittàNews, Placido parla del suo rapporto con la leggendaria attrice e con l’isola di Ventotene.

Cosa ricorda in particolare di Monica Vitti? Che rapporto aveva con lei?

L’ho incontrata per la prima volta a Roma al Colle Oppio. Dacia Maraini le aveva fatto il mio nome per Teresa la ladra. Dovevo interpretare Tonino Santità, un giovane meridionale coinvolto nella disavventura di questa storia vivace, ce ne sarebbero da raccontare. Fu Monica a trasportarmi nel mondo del cinema, che sinceramente mi spaventava. Venivo dall’Accademia Silvio D’Amico, puntavo al teatro e pensavo che la macchina da presa mi avrebbe messo a disagio. Ma Monica mi disse “non ti preoccupare, ci sono io”, e in effetti conosceva tutto, i filtri, gli obiettivi, i profili giusti. Anche lei aveva fatto l’Accademia, non era solo un’attrice ma aveva una sensibilità particolare, un fascino magnetico con questi occhi enigmatici, stava attenta a tutto. Pure alla dieta. Era tendenzialmente vegetariana, e ci consigliava sempre di non mangiare troppo prima delle riprese, proponendo insalatine e cicoria. Cosa giusta, una pausa pranzo sbagliata ti può distruggere, sul set. Aveva sempre mille consigli. Se non fosse stato per lei e Dacia non avrei probabilmente fatto mai cinema.

E come icona, invece?

La colloco tra le tre più grandi del nostro cinema, accanto alla Magnani e alla Melato, sempre poco citata ma che invece aveva le medesime capacità ed esperienza. Abbiamo avuto tantissime brave attrici, la Loren, la Mangano… ma a mio modo di vedere loro tre sono le più rappresentative. Chiaramente hanno lavorato con grandi registi in ruoli iconici ma avevano anche una certa autonomia in termini artistici.

Che altri ricordi ha di Monica in particolare?

Qualcosa che forse ho solo immaginato. Negli ultimi anni, quando non era più autonoma, si diceva che andasse a passeggiare la mattina presto, a Villa Borghese, assieme al suo compagno. Ho sempre sperato di incontrarla e forse una volta l’ho fatto. Era presto, c’era la nebbia, ho visto queste due figure e le ho associate subito a Monica e a Roberto Russo. Ma non ho osato verificare. Mi è sembrato inopportuno.

 

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