/ INTERVISTE

Signor Ferrara, qual è stato - a titolo personale - il suo primo incontro con la figura di Padre Pio e che cosa della sua biografia le ha fatto intuire che fosse una storia adatta al cinema?

 Il mio primo incontro con lui è stato quando ho vissuto e stavo lavorando a Napoli e ovunque o c’era l’immaginetta di Padre Pio o quella di Maradona. Ho fondamentalmente realizzato un documentario su di lui, chiedendomi chi fosse: per altro, la mia famiglia è originaria di Sarno, che è molto vicina a Pietrelcina, e io stesso sono cresciuto con mio nonno, che veniva proprio da lì - un uomo d'affari emigrato a New York, nel Bronx da Sarno appunto -, e sono cresciuto con queste tradizioni cattoliche, una cultura molto forte e presente. Certo, Padre Pio veniva dalla Puglia e rispetto alla Campania sono mondi completamente differenti, ma sono questi aspetti che ho trovato intriganti, che mi ha attirato quando ho realizzato questo documentario che abbraccia tutta la sua vita, e ho quindi cominciato a studiare e ricercare; quello che mi è sembrato particolarmente incredibile è che le stigmate a lui sono venute proprio nel periodo del massacro di San Giovanni Rotondo (14 ottobre 1920), nella ‘nascita’ della democrazia, nell’inizio di fascismo, e questa simultaneità mi ha attirato. 

Il film, infatti, mi sembra si possa definire un’opera sulla libertà, sul senso di colpa, sulla tentazione, sia spirituali, sia sociali: perché ha scelto di raccontare il sacro di Padre Pio con un parallelismo socio-politico?

 Perché è quello che è successo esattamente. Questo è un documentario: io non ho preso le persone e le ho collocate in un contesto, ma mostro quello che è davvero accaduto.

Shia LaBeouf è un interprete capace di usare lo sguardo in maniera molto potente, sembra quasi viva in un’altra dimensione, ma è anche altrettanto sanguigno: come gli ha spiegato il Pio che voleva mettere in scena e come l’avete costruito insieme?

Non ho dovuto spiegargli nulla, lui ha capito perfettamente e profondamente il personaggio: era ed è in un momento della sua vita personale simile al viaggio fatto da Padre Pio, come fosse parallelo. Erano proprio in contatto, è come se lui ‘abitasse’ Padre Pio. In un certo senso lo interpreta perché lo vive, ed è vivo in lui. 

C’è una sequenza che dimostra la doppia faccia delle cose, il bello e il brutto, ed è quella in cui Pio ricorda la madre che ricama, e lui che la osservava. Com’è nato il concetto della scena: è stata creata dalla sua fantasia o avete attinto a qualcosa di originale del Frate?

 Grazie per il complimento! ma in realtà era tutto scritto nelle sue lettere. Sono le parole proprie di Padre Pio.

Un aspetto che amplifica la spiritualità, ma anche il senso del combattere esterno, è la musica. Come avete lavorato con l’autore, Joe Delia? 

Joe ed io lavoriamo insieme da tantissimi anni e lui fondamentalmente ha preso i canti e i cori dei monaci e le preghiere che loro recitano e li ha utilizzati come base per comporre le musiche.

Lei dedica il film, parallelamente, alle vittime dell’eccidio di San Giovanni Rotondo e a quelle dell’attuale conflitto ucraino.Quanto è attuale il suo film rispetto alla violenza in senso assoluto?

 È molto contemporaneo il tema della battaglia contro l’oppressione, così come il desiderio per la libertà e la lotta alla spiritualità, sono tutti elementi moderni. 

Poter portare un film come il suo, con protagonista un personaggio come Padre Pio, in un contesto internazionale come la Mostra di Venezia, che valore ha e come spera venga accolto al Lido e oltre?

 Il fatto che venga mostrato, che la gente la possa vedere, che sia aperta e disponibile, qualunque sia poi l’interazione o la reazione, è un qualcosa di positivo; il fatto stesso che sia mostrato e che le persone ne possano discutere e s’interroghino… è positivo. 

Il suo contatto con Padre Pio le ha per caso suscitato il desiderio di affrontare in futuro qualche altra biografia così particolare e nel modo così poco scontato in cui ci mostra lui, per esempio senza mai le stigmate?

 Non esiste un’altra persona come lui. Fare un film su una figura come lui, fonte di ispirazione come lui, non solo ispira l’opera ma ti ispira nella vita.

E a lei cosa la ispira di Padre Pio?

 Ogni cosa. La sua pietà, la sua compassione, la sua dedizione, i suoi scritti, il suo dubitare, il suo mettere in dubbio la Fede, il suo viaggio, la sua quotidianità e l’essere sempre una persona umile, semplice: tutto questo fondamentalmente è la connessione con mio nonno, una persona semplice, che non aveva mire, come Pio, che non ne aveva bisogno. 

 

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