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Livido, con i segni dell’elettroshock sulle tempie, gli occhi scavati e lo sguardo segnato dalle “cure” subìte nell’ospedale psichiatrico in cui è stato mandato dalla famiglia per cancellare la sua omosessualità, Ettore si presenta in tribunale e dice la sua. Il lungo monologo in piano sequenza in cui il ragazzo “plagiato” – secondo l’accusa – da Braibanti racconta invece di come tutto fosse fatto in nome dell’amore basterebbe da solo per dichiarare che Leonardo Maltese, nato a Ravenna nel 1997, è un grande attore. Quello ne Il signore delle formiche di Gianni Amelio era il suo primo ruolo al cinema: un esordio folgorante, seguito dall’esperienza sul set de La conversione di Marco Bellocchio, in cui interpreta Edgardo Mortara da ragazzo, e da quella con Mimmo Calopresti ne I Versace.

Leonardo, qual è stato il primo momento in cui ti sei sentito attore? So che c’è di mezzo Pinocchio…
È vero, Pinocchio è stato il primo personaggio che ho recitato in uno spettacolo, anzi in un laboratorio teatrale a Ravenna, quando avevo 14 anni. Era un Pinocchio particolare, in cui erano coinvolti oltre 100 bambini. C’è una foto in cui salgo sulle spalle di Lucignolo e Pinocchio vede la fatina… ecco, quella è stata la prima volta in cui ho recitato. Forse negli anni ho idealizzato quel momento, ma è stato catartico, non ero più io, ero come allontanato da me stesso per la prima volta. Quelle sensazioni lì, poi, diventano come una droga, una volta che le provi.

Avevi in mente di fare l’attore già da bambino?
No, ma sono sempre stato creativo. Quando a scuola mi chiedevano il tema, scrivevo testi particolari già alle elementari, con una lingua slangata in cui mettevo anche l’inglese. Complici le letture di Geronimo Stilton, inventavo anche le parole e la maestra rimaneva sempre colpita, ma non pensavo di fare l’attore. Non avevo in famiglia qualcuno che lavorasse nell’ambiente artistico – mia mamma è inglese e fa la traduttrice, papà l’ufficiale della guardia costiera – ma, ad esempio, ho sempre avuto una grande passione per la musica. Insieme a papà ho visto tanti concerti e grazie a questo ho capito la potenza della comunicazione. Ricordo in particolare un concerto di Springsteen a San Siro: qualcosa che ti cambia la vita, il movimento mistico di 80 mila persone. Poi la scelta del teatro è venuta da me dal nulla, a cominciare dagli scout: siccome ero scarso nelle mansioni tipiche degli scout, tipo fare i nodi e quelle cose lì, ero quello che faceva le scenette.

C’è un film in particolare che ti ha folgorato da piccolo?
Credo che il primo film che ho visto in vita mia sia Toy Story, alle medie ho amato tanto Pulp Fiction e non dimenticherò mai il Re Leone che ho visto con mamma in scena al West End di Londra.

Hai iniziato con due ruoli importanti nei film di due maestri come Amelio e Bellocchio: sul set ha prevalso l’entusiasmo o l’agitazione?
L’entusiasmo, senza dubbio. Il primo giorno di set pensavo: non vedo l’ora di far vedere come so recitare, non vedo l’ora di mettermi alla prova, e Amelio mi ha dato tanta fiducia: alla prima scena mi ha fatto dire le battute e mi ha detto subito “ce l’hai”. Per un performer, avere quel tipo di sicurezza dentro permette di raggiungere i risultati che speri. C’è solo entusiasmo, non paura, e lo manterrò perché mi fa stare bene. Mi sembra sempre di prendere parte a un bel gioco. 

Ne Il signore delle formiche hai recitato con due grandissimi attori come Lo Cascio e Germano, com’è andata con loro?
Elio e Luigi sono stati due maestri. Nella lunga scena del mio monologo durante il processo, Luigi era lì con me, seduto al suo posto tra i banchi del tribunale, anche se non era mai inquadrato. Io lo sentivo, percepivo la sua energia, perché stava recitando anche in quel momento, ed è stata una cosa emozionante. Anche sul finale, mentre c’era un primo piano su di me, è rimasto in scena tutto il tempo sotto la pioggia a fare la sua parte. Elio, con cui ho fatto molte meno scene, è una persona intelligente con le idee chiare e coraggiose, mi piacerebbe seguire il suo percorso.

Stai girando La conversione con Bellocchio, com’è stato l’incontro con lui?
Bellocchio è una persona con un’energia potentissima: se lui entra in una stanza l’energia cambia, per me è un supereroe. Sono stato molto fortunato a fare queste prime esperienze con lui e Amelio.

Con quali altri registi ti piacerebbe lavorare?
Direi Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino, che raccontano sempre storie importanti.

C’è qualche attore che ami molto, che prendi come un punto di riferimento?
Sicuramente Lo Cascio e Germano, ma anche Pierfrancesco Favino, uno che mi fa capire cosa voglia dire recitare, come in una magia oscura. È stupendo nel Colibrì, in Hammamet, in Nostalgia, lascia sempre a bocca aperta. Tra gli attori internazionali amo Benedict Cumberbatch, che ha fatto importanti studi classici ma che sa anche divertirsi a smontarli, e mi piace Chalamet per la sua naturalezza.

Intanto hai lavorato anche con Mimmo Calopresti…
Sì, con lui ho interpretato Gianni Versace da giovane, quando era a Reggio Calabria e iniziava ad accendersi la sua passione.

Sei madrelingua inglese e sei spesso a Londra: vorresti che il tuo orizzonte da attore fosse internazionale?
Sì, mi piacerebbe tanto lavorare anche fuori dall’Italia, recitare in inglese.

Quando non reciti, cosa fai?
Ho un progetto musicale che mi impegna le giornate, passo il tempo a suonare e a scrivere. Come musicista il mio nome d’arte è Leo Fulcro. L’Ep uscirà l’anno prossimo con un libricino, vorrei portarlo in teatro. E poi tifo Roma.

(Foto di Claudio Iannone)

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