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Arriva in sala, il 6 novembre con Lucky Red, dopo le anteprime al Festival di Roma e a Lucca Comics, Doraemon – Il film, pellicola in 3D tratta da un manga molto celebre anche in Italia grazie alla versione animata che è andata in onda nel corso degli anni ’70 e ’80. Il canovaccio è semplice e facilmente memorizzabile. Il piccolo Nobita ha dieci anni ed è una frana totale: imbranato con le ragazze, impacciato negli sport, svogliato a scuola, fannullone e senza midollo, vessato dai bulli, poco considerato dalla sua famiglia. In suo aiuto arriva dal futuro un gatto robotico (Doraemon, appunto) che ha il potere di materializzare da una tasca magica dei gadget di vario tipo (i celeberrimi ‘Ciuski’) che aiutano Nobita nelle più svariate situazioni, e dovrebbero anche facilitargli la conquista della ragazza che ama. Ma prima o poi Nobita è costretto a fare i conti con la realtà e a rendersi conto che, per crescere davvero, dovrà soffrire e faticare, e non rivolgersi sempre al suo amico dal futuro. In particolare il film è tratto da quattro episodi del manga, Un aiuto dal futuro, Romanzo sulla montagna innevata, La notte di Nobita prima del matrimonio e Ciao Doraemon. Dietro il nome di Fujiko Fujio, autore dell’opera originale, si nasconde in realtà un duo (Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko), che quando si sciolse lasciò l’opera incompiuta. Il compito di immaginare diversi finali – tutti piuttosto amari, con una dolorosa separazione tra il gatto e il bambino – spettò dunque ai produttori della serie animata (di cui in realtà esistono due versioni di cui una andata quasi del tutto perduta a causa di un incendio che distrusse le pellicole originali), che ne inventarono diversi per andare incontro alla crescita delle generazioni di bambini che avevano seguito il cartone.

Fin qui, le versioni ufficiali: ma la mancanza di un finale vero e proprio – resa definitivamente impossibile nel 1996 dalla morte di Fujimoto – ha stimolato la fantasia di lettori e fan che hanno spesso giocato a inventare le conclusioni più assurde della serie, di cui una, particolarmente scioccante, ha fatto il giro della rete: Nobita è in un grave stato di coma vegetativo e tutte le sue avventure vissute al fianco di Doraemon sono solo un sogno immaginato appena prima di morire.

Solo una leggenda metropolitana, naturalmente, che però ben si addice a un’atmosfera di sé ben più cupa di quella a cui ci hanno abituato i cartoon occidentali. Nobita soffre molto per la sua condizione di ‘sfigato’ (ma in alcuni momenti si potrebbe parlare anche di lieve ritardo mentale) e spesso piange, ma Doraemon non ci va certo leggero, non perdendo occasione per sottolineare tutti i suoi difetti e mettere in luce che la scelta di diventare o no un fallito dipende solo da lui e dalla sua volontà. Nessun giocattolo futuristico lo potrà aiutare a cambiare la sua natura. Insomma, il film – che è fedele a questo spirito anche se nel finale ammorbidisce un po’ la tragedia - diverte anche attraverso un 3D ben eseguito, ma non mancano momenti di dramma e commozione. “E’ risaputo – dicono i registi Ryuichi Yagi e Takashi Yamazaki – che di Doraemon esiste un unico episodio iniziale mentre il finale è stato più volte riscritto e modificato. Abbiamo riflettuto su questo per ottenere un racconto che ci ricordasse che Doraemon viene dal futuro e che dunque potrebbe andarsene da un momento all’altro. Volevamo tornare al punto di partenza per riscoprire il suo mondo e rappresentare l’intero percorso di incontro tra lui e Nobita, dall’inizio della loro amicizia fino alla loro separazione”.    

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