/ ARTICOLI

"Ho scoperto che il gusto di Quentin Tarantino è identico al mio di quando avevo 12 anni e impazzivo per gli spaghetti western, un genere che ha una storia segreta anche a livello di scrittura e di produzione. Se siamo quello che siamo è grazie a questo mucchio selvaggio di registi, interpreti e produttori che sono oggi qui, e che a settembre saranno a Venezia, a celebrare quel cinema". Così Marco Giusti presenta la retrospettiva di Venezia 64 "Western all'italiana Storia segreta del cinema italiano 4", che ha curato con Manlio Gomarasca e l'Officina Filmclub scegliendo 32 film italiani tra i 451 complessivi che hanno rappresentato la risposta del nostro cinema allo strapotere di Hollywood. Una selezione che ha come padrino proprio Tarantino che intende riportare all'attenzione del pubblico tutte le sfaccettature di quel cinema che, con prodotti poveri e popolari, ha avuto successo in tutto il mondo, sostituendo John Wayne con Giuliano Gemma o Bud Spencer, che della retrospettiva sono i testimonial. Si vedranno quindi la declinazione sperimentale di Giulio Questi e quella crepuscolare di Cesare Canevari, il western gotico di Mario Bava e Riccardo Freda e quello d'autore di Carlo Lizzani, la versione kung-fu di Mario Caiano e quella parodistica di cui Bud Spencer e Terence Hill furono i campioni.

"Ho fatto 16 film in inglese con Terence Hill, e all'epoca non lo parlavo, ma ho scoperto che i cow boy usano in tutto 30-40 vocaboli, e me la sono cavata benissimo - ha raccontato divertito Carlo Pedersoli/Bud Spencer - La cosa più bella era vedere come in Italia riuscissimo a fare, senza risorse, dei film di grande successo: ricordo che una volta abbiamo usato i cavalli stanchi che Leone aveva appena utilizzato in Giù la testa, e anche i resti della pellicola di quello stesso film. Invece della roulotte stavamo in un autobus a cui avevano sostituito i sedili con i materassini per farci riposare, finché non sono arrivati gli stunt a toglierceli". Gli risponde un orgoglioso Giuliano Gemma, il mitico Ringo: "Finalmente, dopo che all'estero lo hanno celebrato e ci hanno scritto libri su libri, siamo arrivati anche noi a capire l'importanza degli spaghetti western, il genere che mi ha dato la notorietà internazionale". Il direttore della Mostra Marco Müller ha annunciato la presenza di due nuovissimi spaghetti western anche tra i titoli del festival con Searchers 2.0 di Alex Cox e Sukiyaki Western Django di Miike Takashi, dove "nel primo c'è un fantastico duello finale tra i protagonisti che si sfidano a chi sa dare più nomi di stuntmen degli spaghetti western. "La retrospettiva vuole offrire una mappa, dei percorsi per capire ciò che seppero fare un gruppo di registi insieme a dei produttori scaltri e lungimiranti - prosegue Müller - usare il sistema di codici e convenzioni del cinema statunitense per raccontare altre storie. Era un cinema popolare che sapeva dialogare con tutti i gruppi di spettatori. Anche il cinema africano e quello asiatico d'azione è fatto da registi che sono cresciuti con il western all'italiana". La retrospettiva sullo spaghetti western non si esaurisce qui: la Festa di Roma ne ospiterà una seconda parte, "più focalizzata su cinema e rivoluzione" come ha anticipato Marco Giusti (che sta anche lavorando a un'enciclopedia sull'argomento), e Telecom Progetto Italia - che sponsorizza l'evento - proporrà a Venezia una mostra di cimeli e memorabilia provenienti dai set western, come il poncho di Clint Eastwood e il calesse di Claudia Cardinale.
Da segnalare infine due eventi: il documentario Una questione poco privata-conversazione con Giulio Questi di Gianfranco Pannone e The Fort of Death di Kudo Eiichi.



VEDI ANCHE

NEWS

Ad