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TAORMINA. Per festeggiare gli 80 anni del Centro sperimentale di cinematografia, sono stati mostrati al Taormina Film Fest i saggi di fine corso realizzati negli anni ’90 da alcuni registi oggi famosi. Purtroppo si tratta di cortometraggi il cui stato di conservazione è spesso scadente e che andrebbero presto digitalizzati, al fine di salvaguardare un patrimonio a disposizione di cinefili, appassionati e giovani studiosi.
Francesca Archibugi nel suo La guerra appena finita anticipa e prepara il suo film d’esordio Mignon è partita sguardo sui sentimenti degli adolescenti. E’ il giorno dopo il 25 aprile, l’anniversario della Liberazione, e un ragazzino, timido, solitario e un po’ introverso è il testimone dei festeggiamenti della fine del fascismo da parte di un gruppo di giovani. Una giornata speciale anche per il nostro adolescente che farà i conti con i primi turbamenti e speranze d’amore.

Provino d’ammissione è il risultato del laboratorio di recitazione diretto da Paolo Virzì nel quale seguiamo le disavventure surreali e comiche di una giovane ragazza approdata al Centro sperimentale per partecipare alla selezione del corso di recitazione e ignara protagonista di un film girato a sua insaputa. Un cortometraggio nel quale Virzì sembra interessato non tanto alla storia quanto a sperimentare i giovani interpreti.
Cronaca fedele di un amore a lieto fine è il saggio nel segno della commedia sentimentale di un Gabriele Muccino ragazzo e poco riconoscibile che dirige e interpreta la storia di una coppia che, per colpa di lei, si ama, si spezza e alla fine si ricompone.

Tre del mattino, con una giovane Stefania Rocca è il saggio di un Francesco Munzi irriconoscibile e inaspettato per stile e tema affrontato: una cronaca malinconica di un tradimento amoroso. E sempre Munzi figura come aiuto in Prima della fucilazione di Salvatore Mereu, cortometraggio interpretato da Ivano Marescotti nei panni di un avvocato che, nella Nuoro degli anni ’30, difende uno dei primi condannati a morte dalla dittatura fascista, per il sequestro di una bambina finito male.
Il giorno che ho ucciso il mio amico soldato è il saggio di Costanza Quatriglio, un mini dramma asciutto fatto di sguardi, espressioni del volto e poche parole.

Sempre prodotto dal CSC-Scuola nazionale di cinema, sede della Sicilia è il documentario di Leandro Picarella e Giovanni Rosa Dio delle zecche: storia di Danilo Dolci in Sicilia presentato nella sezione Filmmaker in Sicilia. E’ il ritratto di un famoso sociologo, poeta, educatore e attivista della nonviolenza che fu protagonista di lotte pacifiche, scioperi della fame o alla rovescia, di una delle prime radio libere, nella Sicilia occidentale degli anni ’50 e ’60 e ’70, contro il sottosviluppo la miseria e il degrado di quartieri popolari e contro la mafia.
Quel Dolci che venne processato e più volte arrestato e che il cardinale di Palermo, in un'omelia del 1964, indicò insieme al gran parlare di mafia e al  romanzo "Il Gattopardo", come le tre cause che maggiormente contribuivano a disonorare la Sicilia. Il documentario sceglie come pretesto narrativo il viaggio che da Stoccolma En, uno dei due figli nati dal secondo matrimonio di Dolci con una donna svedese, compie sulle tracce del padre. Un percorso che lo porta nei luoghi di Partinico, Trappeto e del Centro educativo di Mirto, ascoltando le testimonianze e incontrando coloro che hanno vissuto quella stagione di impegno e resistenza sociale.
Tra le voci quella di Goffredo Fofi che ricorda il cristianesimo sociale di Dolci, appreso a Nomadelfia, la comunità di Don Zeno, e venato di socialismo, grazie all’incontro con Mario Rossi Doria e Carlo Levi.

Il film si compone accanto a immagini di oggi, di alcune interviste dell’attivista nonviolento, di frammenti di documentari di Gianfranco Mingozzi, e di materiali di documentazione trovati nelle Teche Rai, negli archivi Luce, Aamod e della Cineteca di Bologna.
Il regista Picarella, da poco diplomato, è al momento impegnato in un nuovo progetto, che ispirato dal cinema di Piavoli e Frammartino, prende avvio da un paese siciliano Caltabellotta e si confronta con la spiritualità e il ciclo dell’esistenza. Da tenere d'occhio.

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TAORMINA 2015

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