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TAORMINA. Le storie e i personaggi creati nei loro film da Federico Fellini, Steno, Cesare Zavattini, Age e Scarpelli, Ettore Scola nacquero prima nella redazione della rivista satirica il Marc’Aurelio. Lì si fecero le ossa un gruppo di giovani artisti che crearono figure che si sarebbero trasformate in maschere umane della commedia all’italiana: quelle di Macario e Totò, ma anche di Alberto Sordi. La vicenda del 'Marc’Aurelio', raccontata dall’attrice e autrice comica Francesca Reggiani, viene ripercorsa dal 1931, anno di nascita, fino al 1954 dal documentario L'imperatore di carta diretto da Fabiana De Bellis, presentato al TaorminaFilmFest (sezione Punto Luce) e distribuito da Luce Cinecittà.

“Le nostre matrone romane o le supermaggiorate che popolano un certo cinema degli anni '50, i vagabondi di Fellini, la carrellata di disgraziati che caratterizza le commedie di Scola e quelle made in Italy dal sapore spesso cinico e sempre amaro e malinconico, sono nate nella redazione del giornale qualche anno prima di approdare sul grande schermo”, dice la regista nipote del fondatore del 'Marc’Aurelio', Vito De Bellis, ex giornalista sportivo del ‘Popolo d’Italia’.
Il 'Marc'Aurelio', inizialmente la testata avrebbe dovuto chiamarsi ‘Il cupolone’, usciva due volte la settimana e costava 20 centesimi, e l’intento era quello della satira politica e di costume: l’intuizione è pubblicare pezzi in linea con il regime e passare in sordina gli sfottò politici.

E’ un successo: dalle 35mila copie del primi anni si passa alle 300mila, con la satira politica che si fa più provocatoria. Ma il regime, visto il carattere nazionale del giornale, decide di mettere un supervisore fidato. Con lo scoppio del conflitto il Marc’Aurelio conosce un’edizione bilingue, italiana e tedesca ma le vicende belliche e storiche lo costringono alla chiusura, Riaprire nel 1948 e continua fino al 1954 quando De Bellis vende la testata a Corrado Tedeschi, creatore del partito della bistecca.
Nel ripercorrere la cronistoria del giornale l’autrice utilizza vignette e pagine del giornale un tempo appartenute al nonno, De Bellis, e oggi facenti parte della sua collezione privata, e materiali dell’Archivio Luce, utili a comprendere il momento storico e la censura imperante durante il ventennio.
Fondamentali oltre bozzetti di Attalo, sono le testimonianze degli ex redattori Federico Fellini (intervistato nel 1985), Mameli Barbara, Ettore Scola, Andrea Minuz e Angelo Orlando e quelle di Enrico Vanzina, figlio di Steno, e Carlo Verdone.

“Ho voluto mostrare le storie di questi piccoli eroi di carta, restituendo l’impressione di grande fumetto, recuperare il loro spirito popolare, che poi è il modo in cui sono nate. Per questo mi sono subito trovata con le proposte di grafica di Sandro Pompei che ha contribuito a rendere questo film fumettistico”.

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