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LOCARNO - Bella e perduta, ultimo film di Pietro Marcello, è l'unico italiano in corsa per il Pardo d'oro al sessantottesimo festival di Locarno. Dopo Il silenzio di Pelesjan e il film collettivo 9x10 Novanta, il regista casertano ritorna al cinema con una pellicola che pur conservando un impianto documentaristico, non teme di mescolare realtà e finzione, arrivando a strutturarsi come una vera e propria fiaba. Gli elementi ci sono tutti: Pulcinella, un bufalo parlante, un pastore buono e una reggia abbandonata. La reggia nella realtà è la famosa residenza borbonica di Carditello (in provincia di Caserta) voluta da Carlo di Borbone nel 1700, "fattoria modello" fino all'arrivo dei Savoia, i quali ne decretarono la fine dandola in gestione a un signorotto del tempo già colluso con la camorra. Proprio qui, a Carditello – simbolo della storia incompiuta del Paese, di un'Italia mai veramente unita nel sogno mazziniano e da sempre depauperata e depredata – ha inizio un lungo viaggio, che attraverso il racconto del disastro ambientale che ha interessato la Campania negli ultimi tempi, ci parla di tante altre zone del nostro Paese ormai completamente abbandonate alla barbara mano dell'uomo; una mala gestione dovuta principalmente all'assenza delle istituzioni. Contro questo progressivo degrado si è battuto, fino a che è vissuto, Tommaso Cestrone, agricoltore che ha dedicato gli ultimi due anni della sua vita a custodire con amore la Reggia, in guerra contro la malavita e quelle attività illegali che hanno trasformato il palazzo e i luoghi intorno in una discarica a cielo aperto. Accanto a lui, in questa lotta, soltanto la sua famiglia, i bufali e i cavalli di cui Cestrone da tempo si prendeva cura e che vivevano liberi fra le rovine.

"La storia di Cestrone -­ spiega il regista ­- inizialmente doveva essere solo una tappa di un viaggio lungo tutta l'Italia ­sulle tracce di un libro di Piovene ­per raccontare storie e personaggi emblematici del nostro Paese e misurarne in qualche maniera la temperatura, poi però Cestrone è morto e abbiamo capito che dovevamo restare lì, che la nostra storia doveva cambiare direzione". Ecco dunque che la realtà diventa fiaba e Pulcinella dal regno dei morti arriva sulla Terra per esaudire l'ultima volontà di Tommaso: trasportare in salvo Sarchiapone, un giovane bufalo destinato alla morte ma salvato dal pastore poco prima di morire. Una sorta di "animale eletto", con il dono della parola – e che parola, la voce è di Elio Germano -­ che in questo viaggio verso la salvezza riesce magicamente a raccontare la sua storia. Attraverso i suoi occhi umidi scorre il paesaggio di un'Italia pasoliniana, abitata da cittadini completamente inconsapevoli, di un'Italia, appunto, "bella e perduta".

Immagini di un rapporto sempre più conflittuale fra uomo e natura, laddove chi si ribella spesso appartiene a una classe sociale umile ed è completamente solo nella sua lotta. Ma come sempre accade nelle fiabe, sfuggire al proprio destino è impossibile: Sarchiapone infatti, proprio quando pensa di aver raggiunto la salvezza, capisce di non potere nulla contro la sorte, contro gli uomini che su questa terra lo vedono schiavo. Anche Pulcinella si arrende e getta la maschera. Sarchiapone perde il dono della parola e non resta altro che l'ingresso umido e buio del mattatoio."Quando abbiamo deciso di modificare il nostro progetto – sottolinea Sara Fgaier, produttrice insieme a Marcello del film – ci siamo resi conto che solo lo sguardo del nostro Sarchiapone avrebbero potuto raccontare in maniera poetica lo scempio che stiamo vivendo. Nello stesso tempo abbiamo capito che le parti documentaristiche potevano seguire una struttura fissa ma che la scrittura e le scene di finzione dovevano attendere ciò che accadeva nella realtà. Questo è anche il motivo per cui abbiamo scelto di lavorare con attori non professionisti, come i pastori e soprattutto Sergio Vitolo, che sullo schermo interpreta Pulcinella, ma che nella vita è un fabbro".

A parlare del destino di questo film, distribuito da Istituto Luce Cinecittà, è invece Paola Malanga, vice direttrice di Rai Cinema (società di produzione della pellicola insieme all'Avventurosa): "Bella e perduta può trovare un suo pubblico sia in sala, sia in televisione, aggregando quegli spettatori che col tempo sono diventati sempre più una nicchia, un fiume carsico, ma che comunque ci sono".

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