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Suicidio in mare dal traghetto Napoli-Palermo? Crisi spirituale e ritiro in un convento? Collaborazione alle ricerche nucleari naziste e poi fuga in Argentina? Dimissioni dall’università e clochard in Sicilia? Rapito da potenze straniere?  La scomparsa del fisico teorico siciliano Ettore Majorana, avvenuta nel marzo 1938, resta dopo tante congetture ancora un mistero, ricco di interrogativi e di fascino. In passato su piccolo e grande schermo se ne erano occupati il giornalista Bruno Russo della sede Rai siciliana con il documentario Un giorno di marzo, andato in onda nel 1990, e Gianni Amelio con il film tv I ragazzi di via Panisperna, con al centro del racconto l’istituto scientifico che faceva capo allo scienziato Enrico Fermi e ai suoi collaboratori.
Con il documentario Nessuno mi troverà, presentato fuori Concorso al festival milanese Visioni dal mondo (11/14 dicembre) e distribuito da Luce Cinecittà dal 15 aprile, Egidio Eronico ripercorre le diverse ipotesi accreditate, evidenziando di alcune limiti e incongruenze. Punto di partenza le ricerche fatte da Francesco Guerra e Nadia Robotti, i maggiori studiosi del caso Majorana, sulla fine fatta dallo scienziato che faceva riferimento, pur non essendone parte integrante, al gruppo di fisici, ‘i ragazzi di via Panisperna’, impegnato nello studio del nucleo atomico.

“Da tempo ero incuriosito e affascinato dalla figura di Majorana, della cui vicenda tuttora si sa pochissimo - spiega il regista - Ho indagato, letto, raccolto materiali, una ricerca quasi ossessiva, comunque determinata tanto da progettare un film di finzione, coinvolgendo nella sceneggiatura lo scrittore di fantascienza Pierfrancesco Prosperi”. Progetto poi abbandonato a favore di un film documentario che fa ricorso a elementi biografici, (contro)informazione, immagini di repertorio, interviste contemporanee (tra cui il nipote Ettore Majorana jr.) e sequenze bianco e nero in animazione. “Non mi piace la ricostruzione di fatti reali che poggia sull’impiego di attori, a partire dal modello anglosassone BBC. Le ultime ore di Majorana, in una ricostruzione ipotetica, sono narrate grazie all’animazione che crea uno stacco e un distacco, ed evita così l’effetto della mimesi”, dice l’autore.

Il documentario non giunge a una conclusione certa, non sposa una delle ipotesi in campo, ma affronta l’affaire Majorana con distacco e problematicità. “Per capire chi fosse bisogna scavare a fondo nel suo pensiero, nel suo giudizio sull’epoca e sull’ambiente scientifico che vive. Di lui si sa poco. Il luogo comune lo vuole asociale e misantropo. Di sicuro un uomo enigmatico nei suoi comportamenti e nelle sue convinzioni etiche, filosofiche e scientifiche”.
E il suo presunto filonazismo, dopo l’infatuazione all’inizio degli anni ‘30 per l’efficienza della Germania ? “Una bufala, sciocchezze di chi non ha pazienza a indagare. Non ci sono suoi interventi diretti politici, è un conservatore ma contrario al fascismo. Evidente è invece la forza del suo pensiero scientifico, infatti le sue intuizioni hanno avuto la verifica solo oggi”, risponde Eronico.

Il film non fa menzione della tesi avanzata dalla Procura di Roma nel 2012 che Majorana si trovasse sotto falso nome tra il 1955 e il 1959 in Venezuela. “Non l’ho presa in considerazione perché è una conclusione inconsistente, non ci sono né uno straccio di prova, né un appiglio logico, piuttosto congetture basate su confidenze fatte a persone che non esistono più”.

Come il titolo suggerisce, Nessuno mi troverà, il regista propende per la scelta di Majorana di eclissarsi e forse di cambiare identità. Dunque che si sia allontanato di sua spontanea volontà e poi sia morto magari non nel 1939 come si suppone al momento della creazione della borsa di studio a lui intitolata e citata nel film. Un’ipotesi simile a quella avanzata da Leonardo Sciascia nel romanzo “La scomparsa di Majorana”: una fuga dal mondo avendo l’uomo intuito come terribile esito delle sue ricerche scientifiche lo sviluppo della bomba atomica. “Credo che lo scrittore siciliano sapesse di fatti ed episodi molto più concreti di quelli esposti nel suo libro, ma che per una sorta di codice d’onore, abbia voluto rispettare le volontà di una persona e che più di tanto non abbia detto. Anche se il suo è un libro in codice, dunque interpretabile in alcune parti sotto una certa chiave”.

 Più che mai per il fisico siciliano sembrano allora appropriate le parole usate dal conterraneo e da lui prediletto Luigi Pirandello ne 'Il fu Mattia Pascal': "Chissà quanti sono come me, nelle mie stesse condizioni, fratelli miei. Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto di un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente: in America o altrove".

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