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VENEZIA – Una sera del gennaio 1981 la giornalista italiana Silvia Bizio va a trovare il suo amico Charles Bukowski nella sua casa di San Pedro, in California. Una lunga notte tra sigarette e bottiglie, insieme a quella che presto sarebbe diventata sua moglie, Linda Lee Beighle. Si parla di scrittori, di sesso, di amore e umanità. L'intervista è stata registrata su nastri Umatic, dati oramai per persi a quasi trent'anni di distanza. Riportati alla luce, sono stati digitalizzati e montati insieme al nuovo materiale girato in Super8 con immagini della Los Angeles di oggi e alle poesie lette dallo stesso Bukowski. E’ il figlio di Silvia, Matteo Borgardt, a riorganizzare il tutto in forma di un documentario, dal titolo You Never Had It – An Evening with Bukowski, presentato alle Giornate degli Autori.

“Abbiamo fatto molte versioni diverse – dice il regista – prima di capire quale fosse la giusta linea guida. Alla fine semplicemente ho voluto che tutto fosse fluido come se lo spettatore facesse parte della conversazione. Volevo portarvi sul divano insieme a loro e farvi vedere le bottiglie vuote di vino che si accumulavano”. “E’ stato un lavoro di riscoperta – aggiunge la giornalista – poco di quel materiale era stato visto, a parte qualche stralcio sulla Rai. Era stato pensato per scriverne un copione ma poi è rimasto per tantissimi anni in un cassetto. L’ho ritrovato quando una galleria di Bologna mi ha contattato per sapere se avevo materiale inedito, mi sono tornati in mente quei nastri ma ero convinta che fossero distrutti, dopo tutto questo tempo. Ma presto ci siamo resi conto che invece funzionavano e che eravamo seduti su una miniera d’oro. Ho parlato con Pietro Valsecchi che mi ha messo in contatto con Paola Ferrari De Benedetti, che mi ha messo a disposizione un piccolo budget, poi si è aggiunto un altro produttore messicano. Di serate così ne facevamo tante, ma quella fu speciale. Per la prima volta ci portò al piano di sopra, quasi nessuno aveva accesso. C’era la sua macchina da scrivere e la sua vista sulla città. Mi ricordo che finimmo alle tre di notte e dissi ‘meno male che non devo guidare’”. “Il titolo del film – spiega ancora Borgardt – si ispira ai versi di una sua poesia. "Humanity, you never had it to begin with”. Una frase che è stata tradotta e interpretata in mille modi, spesso anche sbagliati. Io la trovo molto attuale. E inoltre gioca naturalmente col fatto che il film è costruito su spezzoni inediti, che nessuno ha mai visto”.  

Ma cosa direbbe oggi Charles se fosse qui? “Probabilmente – risponde Bizio – non ci sarebbe proprio. Non gli piaceva il cinema, non gli piacevano le feste, non usciva mai. Solo con tanta fatica lo fece per Barfly, il film di cui aveva scritto la sceneggiatura, ma raccontava sempre che per lui era stato una specie di incubo. Non gli piaceva la vita mondana. Però secondo me a vedere il film si divertirebbe. Stasera in anteprima lo vedrà la sua traduttrice italiana, e sono molto curiosa della sua reazione. Lo ha visto anche Linda Lee, che però mi ha detto cose molto personali e che non posso riportare. Negli ultimi anni non ci siamo più frequentati molto, io ho avuto un figlio e quindi stavo un po’ lontana dalle sbronze. Mi hanno detto però che lui si era evoluto, che cercava di cambiare. Era sempre legato alla vita degli homeless e al bere, ma voleva anche elevare il suo spirito”. “Il suo scrivere è ancora attuale – conclude il regista – rileggo Panino al prosciutto e ci ritrovo situazioni che ho vissuto pure io, in una grande città come L.A. Le nuove generazioni lo apprezzano come le precedenti. Anche i miei amici della band Young the Giant, che hanno contribuito con il loro indie-rock alla colonna sonora del film e a renderlo espressivo come volevamo”.

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