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Il nero. Del buio, del terreno, della pelle, tutto compatto – o quasi – in un’unica macchia, rotta solo da flebili lucine lentamente mobili e poi, alla luce del sole, da grandi piante di fichi d’india, pungenti. Tutto concorre ad un senso di desolazione, di sospensione, di dolore. Così inizia, e con questo clima di pesante angoscia procede, Les Sauteurs, letteralmente “coloro che saltano”: questa è la storia degli uomini “esiliati” sul monte Gurugu, affacciato sull'enclave spagnola di Melilla, costa mediterranea settentrionale dell'Africa, area che partorisce notizie di grande attualità.

Una dichiaratissima camera a mano s’insinua e segue uomini strisciare, sospirare, sgranare gli occhi per paura o speranza: i rifugiati, per la più parte d’origine sub-sahariana, vivono ai piedi del Monte. In diversi tentano di attraversare la frontiera tra il Marocco e la Spagna. Uno di loro è Abou Bakar Sidibé, natìo del Mali, qui co-protagonista e co-regista.  

L'Unione Europea e l'Africa sono separate da un confine ad alta sicurezza, strutturato in tre recinzioni: dopo oltre un anno nel campo, e plurimi tentativi fallimentari di oltrepassare la recinzione, Moritz Siebert ed Estephan Wagner hanno messo in mano ad Abou una video camera e sono iniziate le riprese del documentario, il cui fuoco, oltre la conduzione quotidiana nel campo, si concentra sulle perlustrazioni dell’area e le sfiancanti attese per provare “un salto” che permetta di superare quel confine, una prigione a cielo aperto.

Il film, di produzione danese, porta dunque la firma di tre autori: Abou Bakar Sidibé, Moritz Siebert ed Estephan Wagner. La scelta di mettere in mano la camera ad Abou permette uno sguardo iper realistico. E' impossibile non empatizzare: “La nostra impressione è che nelle immagini sulle tragedie nelle frontiere una voce sembra sempre mancare: la voce delle persone coinvolte”, hanno dichiarato Moritz Siebert ed Estephan Wagner.

Les Sauteurs è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Berlino 2016, insignito dell’Ecumenical Jury Award. Ha partecipato a 50 festival, vinto 15 premi tra cui l’Amnesty International Award, è nelle sale italiane dal 23 febbraio, le anteprime nella Regione Veneto saranno accompagnate dal regista Andrea Segre, in veste di distributore, con Abou Bakar Sidibé in collegamento dalla Germania. La distribuzione - con la collaborazione di I Wonder Pictures / Unipol Biografilm Collection – è curata da ZaLab, che da anni promuove le opere internazionali sul tema dell’immigrazione.  

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