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PESARO – La 54esima Mostra di Pesaro si apre nel segno di Ermanno Olmi, ricordato con la proiezione di Tickets, il film a sei mani del 2005 girato insieme ad Abbas Kiarostami e Ken Loach, e con una mostra di bozzetti che il regista bergamasco ha realizzato per due lungometraggi recenti: Cantando dietro i paraventi e Centochiodi. A inaugurarla, alla Galleria Franca Mancini, un ospite speciale come Carlo Delle Piane, che festeggia qui al festival anche i suoi 70 anni di carriera. E che in Tickets aveva il ruolo di un anziano professore, un farmacologo, affascinato dalla giovane signora – Valeria Bruni Tedeschi - che lo accompagnava alla stazione: un personaggio tenero e sensibile in un mondo che sembrava perdere umanità a contatto con la globalizzazione. “Di Ermanno e di quel film ho un ricordo magnifico”, ci dice Delle Piane. “Quanti anni sono passati? Tredici? È incredibile. È stato un incontro straordinario, Olmi era un uomo di grande cultura, di grande cinema, ha fatto sempre film personali, mai commerciali, non è mai sceso a compromessi. Il suo è un cinema di forte impatto emotivo. Ricordo che sul set mi abbracciava, una cosa che permettevo solo a lui perché non amo il contatto fisico, ma lui era talmente sincero, talmente vero… Non è facile nel mondo del cinema incontrare queste persone. Mi emozionava sentirlo parlare. Purtroppo, è mancato e con lui una grande fetta di cinema se ne è andata”.

82 anni e 70 di carriera. Una carriera iniziata da bambino, a 12 anni, quando Duilio Coletti lo scelse tra gli alunni del Pio XI per il film Cuore tratto dal romanzo di Edmondo De Amicis. Lui era intimidito, quasi nascosto negli ultimi banchi, eppure lo notarono. Piccolo, sottile, ma con quel volto inconfondibile, l’attore non ha perso la sua grazia speciale, un misto di fragilità e ostinazione che ne fa un attore unico, una presenza sempre carismatica, che non può passare inosservata. Superata l'emorragia cerebrale che lo ha colpito nel gennaio 2015, sempre accompagnato dalla moglie, la cantante Anna Crispino, da cui non si separa mai, ha tante cose da raccontare. Ha girato 110 film, una quindicina sotto la direzione del suo grande amico Pupi Avati. "Ho recitato con tutti, Sordi, Totò, Gassman, Fabrizi, sono stato diretto da De Sica, Vadim, Steno, Monicelli, Polanski e Corbucci". Una carriera che prosegue ancora, con determinazione, e nonostante la difficoltà a trovare ruoli avvincenti in un’industria pigra e a volte un po’ ingrata.

Così lo fa indignare che il suo ultimo film, l’opera prima di Cesare Furesi Chi salverà le rose? non abbia trovato la strada della sala. “È stato ignorato e questo è scandaloso. Furesi è al suo primo lungometraggio e Giulio Cesare Senatore si è inventato produttore per la prima volta, erano talmente poveri da non poter offrire nulla in cambio e i distributori non hanno neanche visto il film”. Chi salverà le rose?, che Pesaro ripropone al Teatro Sperimentale, è una storia romantica che lo vede in coppia con Lando Buzzanca. Delle Piane è Giulio, un giocatore di poker professionista, Buzzanca è Claudio, il suo compagno da sempre, costretto a letto da una gravissima malattia. Hanno una figlia, Valeria (Caterina Murino), con cui Claudio ha sempre avuto un rapporto conflittuale. Ora lei torna a casa, ad Alghero, insieme al figlio Marco (Antonio Careddu), un giovane che ha seguito le orme del nonno al tavolo verde. La storia ruota attorno alla malattia di Claudio e ai debiti che affliggono l’anziana coppia e che potrebbero essere sanati se Giulio vincerà l’ultima partita organizzata dal biscazziere Eugenio (Philippe Leroy). 

Furesi, scrittore e sceneggiatore, colpito dalla poliomielite all’età di 4 anni, molto premiato per il corto Senza uscire di casa del 2015, ha ripreso il personaggio di Regalo di Natale, l’avvocato Santelia e cita esplicitamente quel film per cui Delle Piane vinse la Coppa Volpi a Venezia nel 1986. Ma quello che gli interessa soprattutto, al di là della nostalgia per un personaggio mitico, è mostrare una “normale” famiglia arcobaleno, unita da un sentimento tenerissimo che attraversa le generazioni. 

“Non mi piace parlare di omosessualità – spiega Delle Piane - per il personaggio del film che racconta un grande amore, un grande rapporto tra due persone che hanno vissuto insieme tutta la vita. È un rapporto sano. Una grande intensa amicizia tra due uomini. Giulio, il mio personaggio, è un baro che spende tutto quello che ha guadagnato, o meglio ‘tolto’ agli altri giocatori, per tentare di guarire il suo amore”. Ma il riserbo non impedisce un commento sulle famiglie arcobaleno. “Non è giusto attaccarle. L’amore è libero, si può amare una donna o un altro uomo. Se c’è amore, è una cosa pulita, bella, al di sopra di tutto e di tutti. L’amore deve sempre vincere”.

Poi rivela che sta per tornare sul set con Pupi Avati dopo molti anni (l’ultimo film insieme è stato La rivincita di Natale del 2004). E sarà un ritorno all’horror per il regista bolognese con Il signor diavolo, tratto dal romanzo gotico pubblicato dallo stesso Avati per i tipi di Guanda, storia di un misterioso delitto commesso da un ragazzino nella provincia del Nordest degli anni ’50. “Il mio è un cameo, quello di un prete esorcista, un personaggio forte che per me è nuovo, inedito, anche con qualche risvolto inquietante, terrificante. Nella scena che devo girare questa estate avrò a che fare con un bambino che spavento molto”. E aggiunge: “Con Pupi e Antonio ci eravamo artisticamente un po’ persi, ma forse ne avevamo bisogno, perché il nostro sodalizio è stato lungo e intenso. Adesso ci ritroviamo”.

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