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Steve Coogan e John C. Reilly sono i protagonisti del film Stanlio & Ollio di Jon S. Baird, che alla Festa di Roma ha commosso gli spettatori con la storia dell’amicizia tra i due celebri comici nel momento in cui si trovano sul viale del tramonto. Straordinaria la somiglianza, ottenuta grazie all’ottima prova attoriale e al trucco prostetico, ma non si tratta solo di maschere. Il film racconta soprattutto le persone, i matrimoni falliti e quelli in corso, i contrasti e le difficoltà di una carriera che va scemando mettendo in mostra una coppia molto legata ma meno affiatata di quello che si immagina.

“Li amo da sempre – dice il regista – da piccolo mi vestivo da Stanlio e avere l’opportunità di raccontare la loro storia mi ha entusiasmato, c’era molto potenziale concentrandosi appunto sulla fine della carriera, con loro che fronteggiano il calo di fama e di denaro, la mortalità e tutti questi aspetti che di solito non si conoscono”.

“E’ un lavoro difficilissimo – dice Coogan – ma anch’io imitavo spesso Stanlio e ho sempre avuto l’impressione di avere la stoffa per potercela fare. Avevo dentro di me un modello che poteva crescere. D’altro canto si tratta di avere gli strumenti giusti e fare con quelli il meglio che puoi. Era un bel fardello, ma in tre settimane ci siamo messi a studiare la fisicità dei personaggi e la relazione tra loro, lavorare insieme ci ha dato forza”.

John C. Reilly in conferenza è un vulcano e accompagna le sue riflessioni con gesti e camminate lungo il palco, quasi come se volesse essere Ollio anche mentre presenta il film: “Credo che la chiave per trovare il personaggio – dice – fosse capire che Ollio era l’ultimo dei romantici. Amava la bellezza, le donne, il cibo buono e questo era il punto principale, prima della trasformazione fisica. Ho subito capito che non potevo prendere tutto quel peso anche perché venivo da un periodo di calo, quindi molto lo ha fatto il trucco e non si trattava di una cosa di un quarto d’ora. C’è voluta molta pazienza ma per me era come una missione sacra. Tutto il mio corpo era una maschera, comprese le mani, dovevo cacciare fuori quel po’ di me stesso che era rimasto. Mi sono immedesimato e ho capito che Ollio sfruttava molto la sua grassezza, anche in scena, ma non poteva togliersi il costume a fine giornata. A Londra non mi riconoscevano né come Ollio né come John C. Reilly, anzi a stento mi riconoscevano come essere umano, a dirla tutta. Ma il romanticismo è stata la chiave di tutto”.

"E' come una love story - dice ancora Coogan - doveva funzionare come la storia di due uomini che diventano amici e solo casualmente sono i due più grandi comici del mondo. E d'altro canto esiste molto più materiale su Laurel che su Hardy, perché lavorava assai di più, mentre Ollie solitamente era più mondano. Parlava con i fan per telefono, c'era il suo numero sull'elenco, e abbiamo potuto ascoltare molte interviste che ci hanno detto molto di lui e di come si approcciava al lavoro". 

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