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Film d’apertura della sezione Panorama a Berlino, arriva in sala il 15 novembre Styx di Wolfgang Fischer, distribuito da CineClub Internazionale, finalista del Premio LUX assegnato dal Parlamento Europeo. Seguiamo la storia di Rike (Susanne Wolff), medico e appassionata velista, che subito dopo aver salvato un ferito grave in un incidente stradale intraprende una vacanza in barca a vela in solitaria, partendo da Gibilterra.

La fine del Mondo, le colonne d’Ercole, dove le scimmie si aggirano in un simbiotico rapporto tra natura e cultura e dove parte la sua ricerca per l’isola di Ascensione, apparente paradiso in Terra tra Oceano Atlantico, Africa e Sudamerica. Ma Rike è destinata a un incontro che le cambierà la vita. Dopo una tempesta, si trova non lontano da un battello alla deriva pieno di persone che hanno bisogno di aiuto. Profughi e naufraghi. Rike chiama i soccorsi ma nessuno accorre. Un ragazzo si getta alla volta della sua piccola barca. Lei lo accoglie ma si rende conto ben presto che da sola non è in grado di gestire l’emergenza. “Per me – dice il regista – è assolutamente fondamentale che questo film venga visto dalle persone che prendono le decisioni, ed è per questo che essere tra i finalisti di fronte al Parlamento è già una grandissima vittoria”.

Naturalmente, fa notare qualcuno, molti parlamentari oggi sono contro gli aiuti in mare: “Da loro purtroppo – continua Fischer – non posso aspettarmi nemmeno che vedano il film. Così come molti non lo vedranno perché sanno che si parla di immigrazione. Ma quello che voglio fare io è creare un legame emozionale con il pubblico. Una spettatrice mi ha detto “so quello che succede, conosco le notizie e i numeri, ma è la prima volta che qualcuno mi mette nella condizione di immaginare cosa farei io se mi trovassi da sola di fronte a una situazione del genere”. Proprio questo è il punto. Volevo che la protagonista fosse un medico, che sottostesse al Giuramento di Ippocrate, perché si doveva capire che ha tutte le competenze per aiutare ma che da solo nessuno ce la può fare. Vale per le persone come vale per le nazioni. I leader populisti offrono soluzioni troppo facili e se la prendono con il più debole, ma la verità è che bisogna stare uniti per affrontare un problema che ci riguarda tutti. Nel film ho inserito questo paradosso: a terra c’è un incidente e in tre minuti arriva un’ambulanza. In mare non arriva nessuno e le persone vengono salvate non in base al loro essere umani ma in base alla loro nazionalità. So di non poter raggiungere tutti con un film così ma sono anche certo del suo potere, so che quelli che lo vedranno potranno diffonderne il messaggio”.

Il film è anche ricco di simbologia, a partire dal titolo: “Styx – spiega il regista – rimanda allo Stiges, il fiume infernale che divide i vivi e i morti, poi ripreso anche da Dante. E volevo che tutto partisse da Gibilterra perché è lì che finisce l’Europa e i mondi si incontrano. Le scimmie sono trattate meglio degli esseri umani, perché c’è la leggenda che quando si estingueranno, Gibilterra tornerà alla Spagna”. E come in una tragedia greca “qualsiasi azione può risultare sbagliata”. Nulla è stato improvvisato o lasciato al caso: “Era tutto in sceneggiatura, compresa la tempesta e perfino l’uccello che si posa sulla barca e che simboleggia la ricerca del Paradiso. Poi siamo stati fortunati: a un certo punto un uccello si è posato davvero, ma era comunque previsto. Non ci sono effetti speciali, anche la tempesta è reale. Abbiamo fatto solo un paio di shot extra in uno studio a Malta”.

Oltre che nelle sale il film avrà un percorso educativo nelle scuole, con la collaborazione di Amnesty International per cui parla il portavoce Riccardo Noury: “Non si può negare la responsabilità delle istituzioni in un momento in cui vengono criminalizzate le ONG e si ostacolano i soccorsi in mare, questo film è un messaggio di speranza”. Il 30 novembre sarà organizzata una matinée per le scuole di Napoli.

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