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SORRENTO - I genitori perfetti non esistono, quelli “quasi perfetti” li porta sullo schermo nel 2019, con la distribuzione di Adler Entertainment, la regista Laura Chiossone. Che ha presentato qualche immagine del film alla 41esima edizione delle Giornate Professionali di cinema di Sorrento, parlando di una commedia leggera e ironica che “a un certo punto prende la sua via e degenera clamorosamente”.

Lo spunto e il contesto narrativo è una festa di compleanno di un bambino di otto anni. I bambini vengono presto lasciati ai loro giochi, sono gli adulti che ingaggeranno tra loro, senza volerlo, senza saperlo, una gara al genitore migliore e daranno sfogo alla parte peggiore di sé. “Diciamo pure che raccontiamo una guerra incivile tra genitori”, dice Chiossone, sottolineando la duplicità di un racconto che vuole da una parte divertire e far ridere il pubblico, dall'altra far riflettere non solo sull'aspetto genitoriale ma su una società sempre più ostile e spaventata dalla diversità e dall'alterità.

“Ho realizzato un film corale con un cast stupendo: sono una regista che tiene moltissimo ai suoi attori, ci siamo divertiti tutti come pazzi a disegnare una serie di genitori isterici, infantili, egocentrici e ipocondriaci”. Lei stessa, confida alla stampa e agli esercenti, è genitore e per questo si sente come autorizzata a puntare ironicamente il dito sulla categoria: “Quando diventiamo genitori spesso finiamo per dare il peggio di noi stessi. Investiamo sui nostri figli un carico insopportabile di sogni, desideri e ambizioni personali”.

Non un film per soli genitori, ad ogni modo: “Vuole essere un film per tutti, in fondo racconta la giostra sociale in cui viviamo, dove spesso il confronto è abbastanza difficile”. Nessuna velleità autoriale particolare: “Amo il cinema pop come amo la musica pop, perché ha la capacità di parlare a tutti in maniera semplice, ma capace di lasciare il segno”. Ci prova servendosi di un cast di livello che va da Anna Foglietta e Paolo Calabresi a Lucia Mascino, tutti divertiti a incarnare adulti che si dimenticano dei figli, presi come sono a lottare per difendere ognuno le proprie opinioni, stili di vita e posizioni, nell'evidente incapacità generale e collettiva di rimanere aperti e in ascolto rispetto alle divergenze con l'altro. Forse in fondo – sembra suggerire il film – c'è molto di più da imparare nel gruppo di bambini che, noncuranti di tutto, continuano a giocare nella stanza accanto.

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