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La geografia cinematografica ed emozionale che Bernardo Bertolucci ha impresso, da Parma all'India, dagli Stati Uniti al Senegal, gli fa meritare davvero l'essere considerato un maestro conosciuto nel mondo, non solo per averlo esplorato e raccontato con il grande schermo, ma anche per aver lasciato, nel suo "navigare", una forte traccia affettiva in moltissime persone: ieri sera al Teatro Argentina di Roma c'è stato un afflusso dal mondo intero, di presenza o con messaggi video a lui dedicati.

Una pioggia di nomi, da Stefania Sandrelli a Sharon Stone, da Ennio Morricone a Richard Gere, si è avvicendata sul palco del Teatro, cercando di portare un proprio ricordo: di certo non s’era esenti da malinconia, ma spesso s’è sentito parlare a e di Bertolucci con quella vena d'ironia, di costante gentil sorriso, che ne hanno sempre disegnato il volto. 

Voluta dalla moglie, Clare Peploe, questa lunga serata che ha sfiorato la mezzanotte ha riempito gli occhi di sequenze memorabili del cinema di Bernardo Bertolucci, lo ha mostrato in backstage e interviste lontanissime nel tempo e ne ha rivelato un ennesimo tratto possibile del carattere umano.

Non ha di certo “ballato da sola” Tea Falco, che ha aperto questa danza di parole e ricordi rammentando l’ultima scena di Io e te, il più recente film diretto dal maestro.

In un continuo flusso tra passato e presente, tra set e vita personale, la parola è toccata ad Ennio Morricone: “Non è così straordinario io sia qui a ricordare Bernardo. Ho paura a ricordarlo, la mia commozione è forte: feci con lui Partner e Prima della rivoluzione. Poi Novecento: a questo film ebbi una reazione pesante, non sapevo come esprimerla. Zurlini mi invitò a intervenire, dire quello che sentivo su quanto criticato a me e Bernardo: io non me la sentivo, ci pensò Valerio a difendere me e lui. Mi piace ricordare ora, adesso che Bernardo è più sereno, come questo film sia stato poi rivalutato”. 

Prima della rivoluzione, un film che per molti dei testimoni è stato, per il proprio animo o per la propria arte, un pugno nello stomaco, una rivelazione. Così Martin Scorsese, in un video: “Ricordo l'esperienza potente di quando vidi, ventunenne, Prima della rivoluzione. Fu un momento specialissimo: vedevo nascere una nuova cinematografia. L'assoluta unicità di quelle immagini mi ha fatto capire che dovevo trovare una mia strada”. 

E’ stato un fiume di parole, non retoriche, di certo commosse, molto commosse, come quelle accorate e un po’ strozzate di Stefania Sandrelli: “Eh sì, avrei voluto fare tutti i suoi film. Mi mancherà di lui la visione così poetica, potente, vitale sul mondo e personalmente il suo sguardo affettuoso, intelligente e profondo su di me”. Dopo un lungo silenzio, ha continuato: “Volevo solo dire che per me è stato bellissimo recitare per lui”. Queste le parole di una delle sue attrici, ma molte altre lo hanno ricordato, da Eva Green che gli ha dedicato una poesia di Lord Byron, a Liv Tyler che ha ricordato l’estate dei suoi 17 anni, quella di Io ballo da sola, come la più bella della sua vita. Valeria Bruni Tedeschi, sul palco: “Ho incontrato Bernardo una quindicina di anni fa, mi propose di girare un suo cortometraggio. Ricordo che fui realmente felice e grazie a Bernardo, almeno una volta nella vita, mi sono sposata! Era una parabola sulla vita: era un film sulla relatività del tempo, la necessità di approfittare dei minuti di felicità”. Tra le attrici, all’Argentina, c’era anche Sharon Stone che ha detto: “Non ho lavorato con Bernardo ma posso dire che è stato un mio amico, abbiamo trascorso del tempo molto speciale insieme” La star americana racconta una connessione tra la visione di Novecento e la sua vita personale, il divorzio e l’affidamento del figlio, commentando che: “quando le tue esperienze belle e la lezione della vita accadono insieme, la luce si perpetua...”.

Dagli Stati Uniti, a Roma per Bertolucci anche Richard Gere: “Ci siamo conosciuti dallo scenografo Ferdinando Scarfiotti a Los Angeles: ero molto nervoso all'idea di incontrare Bernardo Bertolucci! È stato uno straordinario e profondo intrattenitore. Ha parlato della connessione e del confronto sul buddhismo, con Il Piccolo Buddha ha avuto la capacità di cogliere l'essenza del buddhismo”. 

Al di qua dell’Oceano, i colleghi e gli amici italiani, come Liliana Cavani, che ha ricordato quando Cesare Zavattini incontrava i giovani cineasti a casa sua, tra cui: “me, Bertolucci e Bellocchio. Tre registi emiliani. L'amicizia con Bernardo è sempre stata un fatto stabile: era un amico sul quale potevo contare. Dovevo fare il montaggio de Il portiere di notte, ero in forte difficoltà, avvilita: mi propose il suo amato Kim Arcalli, un gesto da grande amico e cineasta. Per noi il montaggio era capovolgere tutto il film: Kim condivideva con noi questa visione. Sarebbe bello se nel nome di Bernardo Bertolucci si potesse far nascere una cinematografia europea. Ricordare Bernardo ci fa sognare di avere una bella e importante cinematografia internazionale, ma lui ci direbbe: ragazzi, svegliamoci!”. Sono seguite poi le parole di Marco Bellocchio, come quelle di Roberto Benigni, e ancora quelle di Mario Martone, che ha dato un'ennesima informazione su Bertolucci: “Il suo rapporto con il teatro era forte. Nei suoi film comparivano attori di teatro. L'ho incontrato tante volte a teatro. La lirica è presente nei suoi film: me ne cantava lunghi pezzi a memoria. Ma non la mise mai in scena perché 'Mi mancherebbe la macchina da presa', mi disse”. Marco Tullio Giordana ha poi raccontato di quando, giovane tormentato in cerca di definire il proprio futuro, nella capitale francese s’imbatté per caso nel suo set durante la scena d’apertura di Ultimo Tango a Parigi.

La lirica amata e la musica come linguaggio che ieri sera, con il suono dal vivo e con le parole, è stata usata per ricordare Bertolucci: Sakamoto ha inviato un video in cui la sua dedica è stata tutta un'esecuzione al pianoforte; strumento musicale anche quello suonato da un cantastorie senegalese sul palco del Teatro e poi le parole di Caetano Veloso e Gilberto Gil, per cui Bertolucci è stato: “un’anima vibrante”.

Dall’armonia della musica alle parole, le ultime scritte da Bernardo Bertolucci, quelle pensate, immaginate, impresse con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi, le sceneggiatrici che con lui hanno terminato l’ultimo scritto cinematografico, The Echo Chamber. Per Bernardini: “Bernardo in questi mesi era di ottimo umore, felice di scrivere. E sempre ironico. mentre l'idea si componeva, la nostra unione diventava più forte. ‘Vivo in una costante reverie’, ci diceva”. Rampoldi ha ricordato che: “Ogni volta che c'era una novità importante chiamava Clare. Bernardo sapeva cosa era il piacere, e la bellezza, e sapeva farli vedere nei suoi film. Era generoso e pieno d’amore. Poi abbiamo scritto la parola ‘fine’ e abbiamo bevuto champagne e mangiato alici fritte. È stata l'ultima volta che ci siamo visti”. 

E ancora, tante, tantissime altre le testimonianze, tra cui: Pedro Almodóvar, Willem Dafoe, John Malkovich, Walter Veltroni, Wim Wenders, Francis Ford Coppola, Amos Gitai, Marisa Paredes, Donald Sutherland, Mel Brooks, Stephen Frears, Steven Spielberg e Paolo Sorrentino, che dalla nebbiosa campagna britannica, così tanto simile a quella padana amata da Bernardo Bertolucci, ha spedito un video la cui inquadratura, vista da una finestra socchiusa, mostrava una distesa verde su cui pesava la nebbia bianca, immagine usata dal regista de La grande bellezza per omaggiare il maestro parmense: “Se tu fossi qui saresti in grado di aprire questa finestra, da uomo e da regista hai saputo aprire molte finestre”. 

Ore e ore di pensieri e ricordi dal mondo, che saranno raccolti su una piattaforma dedicata, in cui vivranno anche tutte quelle testimonianze che il tempo della serata non ha concesso di mostrare.

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