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Il messaggio è chiaro: “non esiste un solo vero Spider-Man. Chiunque può esserlo”. Un bel concetto epico ma anche una sopraffina strategia di Sony per spiegare al proprio pubblico che, se anche ha ceduto momentaneamente alla Marvel/Disney i diritti dell’utilizzo del personaggio nei film degli Avengers (e correlati), non ha alcuna intenzione di mollare la presa, continuando a sfruttare il potenziale del ‘ragnoverso’ per prodotti di successo come il recente Venom (originariamente nato come antagonista dell’uomo ragno) o il qui presente film animato Spider-Man: un nuovo universo, in sala il 25 dicembre, nominato ai Golden Globe come Miglior film d’animazione, certificato fresh su Rotten Tomatoes e acclamato dalla critica internazionale, oltre che da Guillermo del Toro che sul suo profilo Twitter ha scritto: “Credo che Spider-Man: Un nuovo universo possa essere ‘LA’ rivelazione in questa stagione dei premi”.  

Diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman,  è prodotto, in collaborazione con Marvel, da Avi Arad, Amy Pascal, Phil Lord, Christopher Miller e Christina Steinberg e la sceneggiatura è di Phil Lord. 

Tutto parte da Miles Morales, un teenager afro-latino di Brooklyn che adora l’originale uomo ragno (Peter Parker) e casualmente si trova ad avere poteri analoghi ai suoi. Altrettanto casualmente, si trova a doverlo sostituire – di più non si po' dire per evitare spoiler – ma soprattutto viene a contatto con molte altre versioni dell’arrampicamuri, provenienti da altrettante dimensioni parallele. C’è la donna ragno ‘Spider Gwen’, c’è ‘Spider Ham’, porcellino ragno che sebbene molti associno alla parodia simpsoniana Spider-Pork ha origini molto più lontane, essendo stato creato da Tom De Falco nel 1983, c'è una versione noir doppiata da Nicolas Cage, un’altra versione femminile in stile manga e soprattutto il divertente uomo ragno quarantenne, sovrappeso e disincantato che finirà per fare da mentore al nuovo giovane arrivato.

Tutto parte da idee prese dai fumetti, rimescolate con buon ritmo e una tecnica d’animazione originale, diverse buone trovate – ad esempio il noto ‘senso di ragno’ viene visualizzato tramite le didascalie, concetto che aiuta a raccordare cinema e comics – ma anche con varie forzature e una compressione dei tempi un po’ esagerata che richiede allo spettatore adulto tanta sospensione dell’incredulità.

Perfetto invece per il pubblico di bambini e adolescenti, con tante battute e situazioni comiche, il film aiuterà anche a vendere molte action-figures ispirate alle molteplici varianti del tessiragnatele, e può paragonarsi al più riuscito dei Lego Movies più che agli autoriali prototipi di Sam Raimi, comunque citati in un paio di simpatiche sequenze.

"Quel che ci ha spinto nel Ragnoverso è stata l'opportunità di raccontare la storia di Spider-Man in un modo completamente nuovo e rivoluzionario all’attuale generazione – raccontano Lord e Miller - Il film esplora l'esperienza del supereroe da una nuova prospettiva, affrontando temi universali più ampi come il raggiungimento della maggiore età, l'azione e la ricerca di un proprio scopo in questo mondo”.

Lord, che ha partecipato al film anche in veste di co-sceneggiatore, aggiunge: "Miles Morales è un ragazzo particolare di Brooklyn: metà portoricano e metà afroamericano, e un po’ meno santarellino di Peter Parker – sottolinea - è più un moderno ragazzino di città che impara ad affrontare il mondo in modo diverso, e che cerca di trovare la sua strada, che è una sensazione universale in cui tutti possono relazionarsi".

"Siamo stati tutti fortunati ad aver potuto lavorare su questa progetto fenomenale, che investe un pubblico così vasto – afferma Bob Persichetti, regista del film insieme a Peter Ramsey e Rodney Rothman, e aggiunge – Ecco perché abbiamo potuto fare delle scelte visive più audaci. Il nostro obiettivo era espandere lo stile visivo e le tavolozze dei colori, e realizzare un film che potesse sembrare diverso da qualsiasi altro film animato in CG mai visto in precedenza. Uno dei punti di forza del fumetto è che riesce a incapsulare in un'immagine, una storia succinta e potente, movimento o azione. Nel nostro processo di animazione, abbiamo cercato di ottenere la stessa cosa".

A disegnare per la prima volta Miles Morales è stata l'artista italiana Sara Pichelli. “La Sony ha fatto un lavoro magistrale, a partire dallo script, dal riadattamento delle storie agli storyboard, la regia, la narrazione musicale, l’effetto 3D con l’integrazione 2D – racconta Sara Pichelli, prima disegnatrice di Miles Morales, che su Stan Lee aggiunge - È difficile non prendere ispirazione dal lavoro di Stan Lee. Ha creato icone e a noi tocca l’arduo lavoro di portarle avanti senza rovinarle”.

 

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