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Il titolo (e non solo) è un chiaro omaggio a Non ci resta che piangere di Massimo Troisi e Roberto Benigni: Non ci resta che il crimine di Massimiliano Bruno, in 400 sale con 01 dal 10 gennaio. Una commedia brillante in cui gli improbabili protagonisti si ritrovano alle prese con un salto spazio-temporale nell’Italia Anni ’80, regno dei pantaloni a zampa, delle donne del Postalmarket e delle pubblicità sui pennelli grandi o sulle pile che non si esauriscono mai. “Non ci resta che piangere è un caposaldo della commedia italiana, citata chiaramente anche nel titolo perché ha in sé un richiamo al viaggio nel tempo” chiarisce il regista che del film è anche autore e interprete e che sottolinea come la pellicola aspiri ad essere una commistione di generi, “un action comic in cui Ritorno al futuro incontra Romanzo criminale - la definisce – con un richiamo alle commedie corali dei grandi maestri del cinema del passato”.

Amici di lunga data, perennemente squattrinati e alla ricerca dell’idea giusta per svoltare, Alessandro Gassmann (Sebastiano), Marco Giallini (Moreno) e Gianmarco Tognazzi (Giuseppe) hanno l’illuminazione di sbarcare il lunario organizzando un tour criminale alla scoperta dei luoghi simbolo della Banda della Magliana. Si ritrovano, però, per uno strano scherzo del destino, catapultati proprio in quegli anni, nello storico bar dove la banda si incontrava, faccia a faccia con i famigerati criminali. Sono i giorni dei gloriosi mondiali di Spagna del 1982, dell’Argentina di Maradona, della tripletta di Paolo Rossi, di un’Italia che si sentiva nazione unita dalle speranze del calcio. Numerosi i riferimenti pop che si rincorrono per tutto il film, dalle tutine di Heather Parisi, agli improbabili passetti di musica dance, ai motorini truccati, ai cinturoni di El Charro, alle rock band. E tra le scene più esilaranti, proprio la rapina in banca in cui i personaggi sono vestiti da Kiss, la cui musica esplode in sottofondo: “Gli anni mitici per ognuno di noi sono quelli in cui abbiamo avuto tra i dodici e i venti anni, l’età esatta che avevo io all’epoca”, sottolinea il regista che ha rivelato di aver voluto dare, in fase di montaggio, un’impronta più rock che dance alle musiche del film perché meglio lo caratterizzava.

Abituato a ruoli da bello e simpatico, “per via di una fisicità che mi ha portato naturalmente verso quel tipo di personaggio”, Alessandro Gassmann veste per la prima volta il ruolo dell’ingenuo del gruppo, “un allocco, un termine che oggi non si usa più, e nel farlo mi sono divertito moltissimo”, sottolinea l’attore che rispetto a quegli anni ricorda: “All'epoca non pensavo molto alla scuola, giravo Roma su un motorino truccato e lavoravo al Piper nel servizio d’ordine, all’insaputa di mio padre. Ricordo che il momento topico degli spettacoli del pomeriggio era l’effetto fumo e l’effetto bolle di sapone: un mondo in fondo semplice e totalmente diverso da quello di oggi”.

Per la prima volta nei panni di un cattivo, Edoardo Leo, che interpreta il capo della banda Enrico De Pedis, detto Renatino, un personaggio negativo che tale rimane fino alla fine: “Non ho lavorato molto sulla biografia reale del personaggio, nonostante oggi se ne sappia molto, ma ho cercato piuttosto di esasperare ciò che c’era già nella sceneggiatura. Non è un film in cui bisogna cercare precisi riferimenti storici, ma era importante, secondo me, riuscire a creare un personaggio che resta credibile nella sua malvagità fino in fondo”.

Non poteva, poi mancare la Donna del boss, interpretata da una vulcanica e dirompente Ilenia Pastorelli: “Negli Anni ‘80 non ero ancora nata – dice- ma sono cresciuta alla Magliana, un luogo in cui questi personaggi erano leggendari. Sabrina, il personaggio che interpreto, è una donna sopraffatta dal suo uomo che la vuole in qualche modo possedere, lasciandole un ruolo marginale nella sua vita, ma lei riesce a fare della sua dipendenza una forza e manipolare gli uomini attraverso la sua fisicità. Un inno moderno al femminile nei tempi del #Metoo”.

 

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