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Domenica Rita Adriana Bertè per l’anagrafe, Mia Martini per l’arte, Mimì per chi le vuole bene.

Una vita intensa e una personalità sincera e autentica quella dell’artista, interprete di capolavori come Piccolo Uomo e Minuetto: una vita portata sul grande – e piccolo – schermo da Serena Rossi, un’attrice versatile e dal grande talento canoro, che per questo difficile ruolo fa percepire il puntuale e maniacale lavoro di studio fatto evidentemente sul personaggio, anche se, come ha dichiarato il regista, Riccardo Donna: “abbiamo deciso di fare un passo indietro e di giocare più sulle emozioni e i sentimenti che su una fedele ricostruzione della sua vita. Serena Rossi si è calata con eleganza e umanità nel personaggio, non facendone un’imitazione, ma dandole se stessa”.

Una storia personale in cui il pregiudizio ha dettato il corso: la malalingua sulla sfortuna, di cui Mia Martini è stata accusata di essere portatrice, ha scandito la sua carriera e, necessariamente, s’è ripercossa sulla sua vita, in equilibrio tra consacrazione e precipizio. Gli anni ’72, ’73 e ’74 come apice di un percorso artistico in cui la critica europea la decreta infine cantante dell’anno.

Usando il linguaggio del ricordo, con il flashback cinematografico, Io sono mia - soggetto e sceneggiatura di Monica Rametta, prende vita dall’ultimo Festival di Sanremo a cui Mia Martini ha partecipato, quello del 1989 e di Almeno tu nell’universo, dove l’artista incontra Sandra (Lucia Mascino), una giornalista che, di ripiego, la incontra per scrivere un articolo sul suo ritorno alle scene. Da questo tempo di fine anni ’80, il film gioca su un continuo andirivieni tra quel momento storico e artistico e la cronologia della vita di Mimì, sin da quella difficile adolescenza che però era già stretta a doppio nastro con la musica, ma anche con il rapporto paterno e con il senso dell’amore, sentimenti che hanno disegnato la vita e la musica della cantante. “Un lavoro sulla memoria, perché oggi, in questo mondo in cui tendiamo a usare e gettare tutto, è facile dimenticare e perdere il patrimonio della nostra storia. Un pezzetto di quella storia è il mio film. Una scommessa, anche perché la storia che abbiamo raccontato non è perfettamente fedele a quella di Mimì”, ha continuato Riccardo Donna, che ha diretto il film, prodotto da Luca Barbareschi, che ha scelto una squadra che potesse al massimo restituire la persona, il personaggio e il periodo storico, così Leonardo Conte e Alessandra Panconi hanno ricostruito le scenografie; Bepi Caroli ha riprodotto fedelmente locandine, copertine e servizi fotografici; Erica Barbano, costumista, ha creato copie pedisseque degli abiti indossati da Mia Martini.

Sulla scena, oltre a Serena Rossi, un coro di personaggi, profili che nella realtà hanno riempito, tra il chiaro e lo scuro, la vita di Mia Martini: tra loro Alberigo Crocetta, storico produttore e talent scout musicale, colui che incontrò casualmente l’artista in un locale di Viareggio e che l’ha trasformata da Mia Bertè in Mia Martini; il manager sullo schermo è interpretato da un efficace Antonio Gerardi, capace di espirare grande emozione, così come Nina Torresi nel ruolo di Alba, un’amica con la A maiuscola, riflessiva, fedele e capace di far tornare l’artista sul palco di Sanremo per l’ultima volta, chiudendo così il cerchio narrativo in quell’89 sanremese portante, che, come ha chiosato Donna: “racchiude il riscatto di una vita vissuta con dolore”.

Domenica Rita Adriana Bertè è scomparsa sei anni dopo, per un malore cardiaco.

Il film esce in sala come evento per tre giorni, 14-15-16 gennaio, con Nexo Digital, per poi essere trasmesso in prima serata su Rai Uno ad inizio febbraio.

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