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“Questo film nasce dalle mie ricerche in diversi istituti tecnici e professionali, dove mi sono confrontato con la realtà contemporanea delle scuole superiori in Francia. Mi è sempre stato chiaro, infatti, che i più importanti per gli studenti sono proprio quei quattro anni di studio, perché fungono da cerniera tra l’infanzia e l’età adulta”, dice il regista e sceneggiatore Olivier Ayache-Vidal, presentando la sua opera prima Il professore cambia scuola, sui nostri schermi dal 7 febbraio, distribuito da PFA Films e Emme Cinematografica. “Grazie alla disponibilità di un preside, entusiasta del progetto, ho potuto trascorrere due anni all’interno dell’istituto parigino Maurice Thorez de Stains, vivendo insieme ai suoi cinquecento studenti e quaranta professori, avendo libero accesso alle aule, ai consigli di classe, alla sala dei professori e a tutti gli incontri e gli scambi tra studenti, genitori e corpo insegnante”.

Questo approccio “documentaristico” alla realtà del sistema scolastico francese dove, ricorda Ayache-Vidal, “c’è l’inquietante dato di 17.000 espulsioni definitive all’anno dove, cioè, ogni giorno 100 studenti sono allontanati definitivamente dallo studio”, ha permesso al regista di depurare la sceneggiatura iniziale di quei cliché che avrebbero potuto renderla irrealistica. “Nei due anni trascorsi a comprendere la realtà del Maurice Thorez de Stains ho scritto quindici diverse stesure del copione, prima di sentirmi pronto a girare”.

Ma di cosa parla questa commedia amara? Il film racconta la vicenda di Francois Foucault (Denis Podalydès della Comédie-française), professore all’Henri IV, famoso liceo del centro di Parigi. Foucault è un docente severo, che irride senza pietà le deficienze dei suoi allievi e non ha mai mutato l’approccio alla didattica. Un giorno però, sperando di rendersi interessante agli occhi di una sconosciuta, sostiene pubblicamente che sarebbe più sensato che i professori esperti insegnassero nelle scuole di periferia, dove ci sono gli allievi più difficili, anziché adagiarsi nella comodità dei licei del centro città. Foucault ignora che l’oggetto dei suoi desideri lavora al Ministero dell’Istruzione e che, prendendo sul serio la sua sbruffonata, lo manderà seduta stante a insegnare al Barbara de Stains, nell’estrema banlieu parigina. Ayache-Vidal rifiuta il paragone del suo film con La classe di Laurent Cantet perché, dice il regista, “lui aveva affidato il ruolo del protagonista a François Bégaudeau, l’ex-insegnante autore del romanzo Entre les murs da cui il film era tratto. La classe racconta la sconfitta di Bégaudeau, un docente che non riesce più a comunicare con gli studenti, il che lo porta ad abbandonare l’insegnamento”.

“Qui invece Foucault riesce ad adattarsi alla nuova realtà in cui si trova, capisce che il metodo da lui usato all’Henri IV non può funzionare con ragazzi che non hanno mai aperto un libro e cerca di trovare una pedagogia alternativa. Questo lo porta ad imparare dagli studenti, così come loro cominceranno ad appassionarsi allo studio”. Da notare, al fianco dell’ottimo Denis Podalydès, la bravura di Abdoulaye Diallo, il ragazzo che interpreta Seydou, lo studente più “difficile”, che diventerà l’alter-ego del professore. “Volevo che i protagonisti del film fossero i veri studenti della scuola dove avevo passato due anni a far ricerche, ma il ruolo di Seydou era molto delicato - dice Ayache-Vidal - fin dall’inizio Abdoulaye mi aveva colpito, ma per essere sicuro della scelta ho fatto provini a un migliaio di ragazzi di diverse altre scuole prima di dargli la parte: lui è stato eccezionale, tanto che anche Denis ne è stato entusiasta”.                                               

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