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BERLINO - Orso d'argento nel 2017 con Spoor, la veterana polacca Agnieszka Holland torna in concorso alla Berlinale con l'ambizioso Mr. Jones, dettagliata biografia del giornalista gallese Gareth Jones (1905-1935) che le serve per regolare i conti con lo stalinismo e proseguire il suo discorso sui totalitarismi (vedi In Darkness, candidato all'Oscar nel 2012).

Nelle due ore e passa della fitta narrazione, racconta infatti come il giovane cronista rivelò al mondo, senza essere creduto, l'Holodomor, ovvero lo sterminio del popolo ucraino con milioni di persone morte per fame e carestia nel '33. La storia però inizia con un altro scrittore, quel George Orwell che proprio grazie all'incontro con il giovane e idealista Jones mise a punto la visione critica che informa il suo celebre romanzo-saggio La fattoria degli animali (1945).

Siamo nel marzo del '33, Hitler minaccia la pace dell'Europa ma in Gran Bretagna ancora nessuno se ne rende conto, tranne il giovane esperto di politica estera Gareth Jones. E' riuscito a intervistare il Fuhrer e ora vuole replicare con Stalin. Riesce a farsi accreditare e arriva a Mosca, dove ha modo di scoprire il mondo dissoluto dei corrispondenti esteri, tra cui il premio Pulitzer Walter Duranty, influente sostenitore del socialismo reale presso l'opinione pubblica americana. Aiutato dalla giovane collaboratrice del New York Times Ada Brooks, con cui c'è del tenero, Gareth comprende che la vera inchiesta scottante è quella sull’Ucraina, granaio di Stalin e luogo inaccessibile ai media. Parte per Kharkov e sfuggendo al controllo del suo solerte accompagnatore, si trova a vagare nei villaggi ridotti alla fame, tra bambini antropafagi e carrette piene di cadaveri pelle e ossa. Lo arrestano, lo ricattano, lo rimandano in Occidente con la promessa di elogiare i Kolkoz, ma il suo afflato per la verità lo porterà a sfidare il potere sovietico nonostante tutto: perirà in circostanze misteriose poco prima di compiere 30 anni mentre compie un reportage in Medio Oriente dopo essere stato bandito dall'Urss. Con James Norton nel ruolo del protagonista, il film ha tra i suoi interpreti anche Vanessa Kirby e Peter Sarsgaard

In una conferenza stampa necessariamente molto politica, la regista si è detta preoccupata per gli atteggiamenti nostalgici verso il passato sovietico della Russia o quello nazista della Germania. "Ho paura di quando i tedeschi arriveranno a considerare Adolf Hitler come uno dei grandi leader del passato". La regista ha lanciato anche una serie di riflessioni politiche sulle conseguenze dell'Holodomor nell'impedire oggi il dialogo e la distensione tra la Russia di Vladimir Putin e l'Ucraina. "E' tragico, mostra come le menti possano essere manipolate e controllate. L'unica cosa che possiamo fare è alimentare un sistema dei media libero e coraggioso". 

E ha aggiunto: "Stalin è stato uno dei più grandi assassini nella storia dell'umanità... ma ha vinto la guerra e ha reso l'Urss di nuovo grande. Le persone si rendono conto di non essere state felici né ricche durante lo stalinismo, e certamente non libere, ma in qualche modo erano unite, si sentivano sicure e ora provano un sentimento di nostalgia. Questa è una grande lezione per l'umanità".

Holland ha commentato anche sul ruolo delle fake news nella Brexit e nell'erosione della democrazia in molti paesi europei. "Queste bugie mediatiche, che un tempo si diffondevano in tempi lunghi, oggi divengono di pubblico dominio in pochi secondi e sono subito globali".

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