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Esce in 350 copie il 14 marzo con 01 il nuovo film di Daniele Luchetti, Momenti di trascurabile felicità, tratto dai libri omonimi (il secondo si chiama ‘Momenti di trascurabile infelicità’) di Francesco Piccolo, che collabora anche alla sceneggiatura insieme al regista. Protagonisti sono Pif, Thony e Renato Carpentieri, intenti a trasporre sullo schermo la difficile aforistica materia d’origine. Il canovaccio si avvale di una buona trovata di matrice fantasy.

Il protagonista muore in un incidente ma gli viene data un’ora e mezza per poter risolvere i suoi conflitti prima di andarsene. E’ così che inizia a riflettere e a riconsiderare i rapporti con i suoi cari, moglie e figli prima di tutti, e col mondo che lo circonda. Lo yoga e l’Autan non sono in contraddizione? La luce del frigo si spegne veramente quando lo chiudiamo? E soprattutto, la frase “ti penso sempre ma non tutti i giorni”, che sembra bella, lo è davvero?

“Era materiale difficile. Tutti pensieri piccoli e brillanti, raccolti da Francesco. Non sapevamo come farli fruttare – dice il regista –Ho pensato che la soluzione migliore fosse mettere in connessione tutto ciò con le cose importanti della vita. E nella vita di un personaggio credo che la morte sia importantissima. Abbiamo iniziato a scrivere, aggiungendo elementi emozionali. Sono i personaggi stessi che decidono cosa provare. Ne è venuto fuori un ‘ritratto cubista dell’uomo medio’, tanti pezzetti della sua vita incollati tra di loro. Per capire il tono del film devo vedere che presa ha sul pubblico. La mia intenzione è stata comunque di mantenere una certa leggerezza. Non volevo un tono ricattatorio, anche di fronte alla morte”.

“Mi piaceva l’idea che traessero un film dai miei libri – dice Piccolo – ma volevo inizialmente che lo scrivesse qualcun altro. Temevo che ci avrei messo due anni a trovare la quadra ma invece l’idea giusta è venuta fuori in poco tempo. Non è solo una cornice, è una forza propulsiva che ci ha permesso di dare un senso a tante piccole cose molto comuni. Mi sono chiesto anche se alcune cose non fossero troppo sciocche, ma anche questa era una sfida. Comincio a fare la regia già quando lavoro sul soggetto, quindi risulta tutto naturale, non forzo mai la mano sui personaggi. Ho messo da parte il narcisismo par parlare della vita di un uomo mediocre. Ma c’è anche una dimensione intermedia tra reale e irreale, e le musiche di Franco Piersanti mi hanno aiutato”.

L’elemento ‘magico’ caratterizza il film, che cita direttamente alcuni predecessori come Ritorno al futuro: “Ho visto un sacco di film che parlano di questo argomento – scherza Luchetti – di ritorni alla vita e seconde possibilità. Avevo una pila di dvd ma regolarmente mi addormentavo e non riuscivo a finirli quindi se ci sono assonanze non sono volute, sono un sogno nel sogno”. “Ho dovuto fare i conti con la mia natura di bacchettone – dice Pif – sono il paladino dell’antimafia e quindi moralista. A volte mi chiedevo se il personaggio non facesse cose troppo scorrette. E’ un esercizio interessante, dopotutto. Ho passato tutto il tempo di lavorazione a dirmi quanto fosse stupido e superficiale il mio personaggio, però mi ci rivedo anche. Diciamo che non vi voglio dire le cose brutte in cui mi rivedo. Mi rivedo molto nel suo odio per lo zenzero. Per me andrebbe abolito”.

“E’ un anaffettivo – specifica Piccolo – ed è anche un tratto biografico, ma è proprio la sua enorme quantità di difetti a renderlo tenero e divertente, e soprattutto a rendere tenera sua moglie, che ha la pazienza di vivere una storia d’amore con un personaggio così”. “Agata – dichiara l’interprete Thony – è una donna senza isterismi, riesce a vivere la vita con leggerezza nonostante si trovi accanto uno come Paolo, che sembra un inetto e non si sa prendere cura di nessuno. Infatti quando lui ha slanci affettuosi lei dubita, le sembra strano, perché non lo fa mai”.

Carpentieri è una sorta di angelo, “ma di bassisima lega – specifica l’attore, in grande spolvero dopo la partecipazione a La tenerezza di Gianni Amelio – è praticamente un millantatore. Quanto al resto, va discretamente, non siamo troppo ottimisti. Sicuramente a fare questo film mi sono divertito assai”. “E’ anche un modo per raccontare un’altra Palermo – aggiunge il regista – non è il mondo com’è ma come vorremmo che fosse. Palermo è raccontata sempre per i suoi problemi ma c’è anche una media borghesia che ci vive bene, in palazzi meravigliosi pagando 500 euro al mese. Meglio che a Roma. Come dice Woody Allen, amo le commedie in terrazza, dove la gente va d’accordo e si parla sempre d’amore. E’ un mondo isolato che cinematograficamente possiamo considerare protettivo, non ci sono conflitti sociali e questo mi permette di concentrarmi sulla storia che volevo”. “Da palermitano sono felice – dice Pif – e ci tengo a precisare che questo è un film dove la Mafia non compare in sceneggiatura e nemmeno in produzione”.

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