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LECCE. In attesa di un ruolo da protagonista che la possa candidare a un riconoscimento importante, l’attrice Paola Mincaccioni aggiunge al Nastro d’Argento (Allacciate le cinture) e al Globo d’Oro (Magnifica presenza), come migliore attrice non protagonista, l’Ulivo d’Argento per la Nuova Commedia Italiana del Festival del cinema europeo. Dal 18 aprile la vedremo nella commedia sociale Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani, con protagonista Paola Cortellesi, insieme, tra gli altri, a Paolo Fresi, Lucia Mascino e Ricky Memphis. “Sono una signora amante dei tattoo, sempre fashion e in particolare tuttologa - spiega l’attrice romana - cioè in rete trova tutto e tutto ripete, ogni cosa che trova la fa sua e la replica ad alta voce, in modo aggressivo. In fondo si tratta di una rappresentazione dell’italiano medio”.

La Minaccioni ha inoltre girato da poco l’opera seconda di Alessandro Pondi Tutta un’altra vita. E’ la moglie di un tassista, Enrico Brignano, una parrucchiera del quartiere Garbatella. Una donna che ha faticato tanto per tirare su la famiglia e che con l’arrivo dei figli piano piano si è spenta, si è consumato il rapporto con il marito e dunque tira a campare. “In genere per le attrici comiche c’è da aspettarsi un ruolo di carattere che sia ben definito, un unico colore, ovvero l’abbandonata, la cornuta, se non addirittura la stronza, ruoli che ho ampiamente ricoperto. Invece questo personaggio finalmente non viene giudicato, i due protagonisti si amano, sono una coppia stabile, ma nel tempo le tante difficoltà hanno represso i loro desideri, perché nel matrimonio ogni scelta richiede spesso una rinuncia. Il mio è un personaggio a volte comico, a volte drammatico e aggressivo”.

Più volte diretta da Carlo Vanzina e Fausto Brizzi, è stata valorizzata al meglio da Ferzan Ozptek (Allacciate le cinture, Magnifica presenza, Mine vaganti, Cuore sacro). Mine vaganti è infatti la sua prima esperienza con il cinema d’autore, a scoprirla e apprezzarla durante il suo spettacolo di cabaret al Gay Village di Roma è Ozptek. E si è poi ritrovata con “grandi complessi d’inferiorità” in un set dove Ferzan non le prestava attenzione, la trattava male, ma in questo silenzio e non comunicazione l’artista romana ha trovato la misura giusta e convincente per il personaggio di Teresa che è piaciuto da subito al regista. Da allora è nato un rapporto artistico intenso anche se l’attrice continua a temere Ozpetek.

Un’attrice comica può aggiungere qualcosa d’importante a una parte drammatica? “Sì, il personaggio di Egle, la donna malata, in Allacciate le cinture, non l’ho mai pensato come un personaggio comico che per altro si prepara come un personaggio drammatico, la comicità nasce dalla trama, che è sempre reazione, conflitto. Noi attori siamo fortunati a imbatterci con questi personaggi della nuova commedia all’italiana. Gli attori comici con i loro personaggi riescono a dire delle verità anche crudeli, senza essere cattivi. L’attore comico può fare tutto”.

La Minaccioni nel frattempo si sta cimentando con la sua prima regia, ultimando la lavorazione, mancano le musiche di Pasquale Catalano, del cortometraggio Offro io, scritto e diretto da Paola e da lei interpretato insieme a Paolo Calabresi, Carolina Crescentini e Maurizio Lombardi. E' nato per caso, stava preparando un programma tv per Rai3, “Be Happy” e cercava degli spunti che le ispirassero degli sketch. E ne è arrivato uno tratto da una sua esperienza reale, i nomi dei personaggi sono quelli veri, diventata una storia ricreata che ha interessato una produzione. Da lì la proposta accettata di curare la regia, dopo alcune perplessità a ricoprire un nuovo e impegnativo ruolo nella macchina cinema. “Sono contenta che non sia una storia di donne con i loro problemi, purtroppo spesso considerate una categoria di minoranza, ma di due coppie della Roma bene che escono per un aperitivo, cinema e cena e si innescano dei meccanismi tra la cortesia, l’educazione e la prevaricazione sociale”.

Una vicenda accaduta alla Minaccioni durante uno degli ultimi Capodanno, quando lei e il suo compagno e una coppia di amici facevano a gara ad essere ospitali, a prevenire l’altro, fino a diventare una specie di ossessione da rovinare la vacanza”. La Minaccioni, benché provenga da un quartiere popolare come quello Tuscolano, ha ambientato la storia in un quartiere borghese, a partire da un locale tutto speciale e da una danza un po’ aggressiva su chi offre per primo la serata”. E se arrivasse la proposta di dirigere un lungometraggio? "C’è un produttore che mi ha chiesto una storia per un film e mi ha offerto di occuparmi della regia. Insomma la possibilità c’è, ma deve essere una storia necessaria, che esiste nel mio immaginario. Ora però voglio finire e vedere questo corto”.

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