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LECCE. Forse sarebbe stato più interessante e particolare che il regista Jean-Marie Benjamin raccontasse il suo primo e travagliato incontro nel marzo 1968, a San Giovanni Rotondo, con Padre Pio, il venerato frate cappuccino proclamato Santo nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II. In clima pre Maggio francese, appare insolito e in controtendenza che all’epoca un giovane come Benjamin (classe 1946) preferisca seguire una sorta d’illuminazione religiosa piuttosto che vivere in prima persona il Sessantotto parigino.

Il regista, nonché compositore, scrittore e sacerdote, ha preferito invece con Ci alzeremo all’alba, Evento speciale del Festival del cinema europeo, avvicinare le giovani generazioni alla figura del Santo: “Non è un film biografico” ci tiene a puntualizzare, anche perché già venti anni fa Benjamin ha scritto, prodotto e realizzato il primo film fiction dedicato alla vita e opere di San Pio da Pietrelcina Padre Pio: la notte del profeta, con protagonista Sergio Fiorentini, trasmesso da RAI1 nell’aprile e maggio 1998.

"Ho scritto e realizzato Ci alzeremo all’alba con l’intento di presentare Padre Pio con un approccio laico, per chi ne sa poco o  nulla, attraverso gli occhi di due ragazzi. Così, seguendoli nella loro inchiesta, scopriamo la straordinaria figura di Padre Pio, ma anche la sua opera sociale nell’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”. Il film è anche un viaggio   attraverso la vita di due famiglie, socialmente diverse, e della Puglia, con le sue tradizioni e la sua cultura. Un altro volto del Sud Italia, fatto di persone e famiglie normali, così diverse dalle solite immagini proposte dalla  cronaca, che   fanno molta audience, ma non corrispondono alla quotidianità di questi splendidi luoghi".

Nel film Luca è un 12enne di San Giovanni Rotondo, sveglio e determinato. Un giorno, dopo essersi recato nella chiesetta e museo di Padre Pio, progetta di fare un’inchiesta presso gli anziani del paese che hanno conosciuto Padre Pio, e grazie alle testimonianze raccolte scrivere un libro sul santo del Gargano. Luca, che ha una sorella, Miranda, di otto anni. chiede all’amico Sebastiano di collaborare all’iniziativa. Sebastiano è un 13enne disponibile, a volte scherzoso, malgrado la difficile situazione familiare: la madre gravemente malata e il padre un po’ in conflitto con il figlio

Il loro progetto comincia intervistando tre persone che nella vita reale hanno da giovani conosciuto e parlato con Padre Pio, testimoni autentici dei suoi presunti miracoli e delle sue sofferenze. Tra un’intervista e l’altra, i due ragazzi scambiano le loro impressioni, con discussioni, battute. Nel frattempo la salute della mamma di Sebastiano peggiora e anche quella del padre per via dell’alcool. Durante una litigio, Sebastiano riceve uno schiaffo del papà, e si rifugia nella chiesetta antica di Padre Pio, dove lo raggiunge Luca per consolarlo e aiutarlo. Viaggiano sulle loro biciclette per la pianura tra San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo ed è allora che Sebastiano annuncia a Luca che i suoi genitori sono d’accordo di lasciarlo andare con lui a Pietrelcina, accompagnati dallo zio. E una nuova avventura li aspetta.

Le riprese del film, che non ha ancora una distribuzione, sono state effettuate in Puglia nel giugno 2018, in particolare a San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e Pietrelcina, sotto l’alto patrocinio della Fondazione Opera Padre Pio, Casa Sollievo della Sofferenza. Da segnalare che il regista dal 1997 al 2003 ha dedicato un intenso lavoro per denunciare gli effetti dell'embargo sulla popolazione irachena ed è stato il primo a denunciare la contaminazione dalle armi all'uranio impoverito (nel suo libro “Iraq: Apocalisse” publicato in Svizzera e Italia nel 1999). Inoltre ha organizzato l’incontro del Vice primo ministro iracheno Tareq Aziz con Papa Giovanni Paolo II il 14 febbraio 2003.

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