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LECCE. Va a Vinicio Marchioni, protagonista dell’opera prima Cronofobia dello svizzero Francesco Rizzi il Premio del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani al miglior attore europeo consegnato durante il Festival del cinema europeo da Laura Delli Colli, presidente della giuria e del Sindacato, con la seguente motivazione: “Perché anche con i silenzi del suo personaggio, con un gesto o l’intensità di uno sguardo riesce a dar corpo e voce al mistero di un uomo che nasconde un segreto tenendo alta, nel racconto, la temperatura della suspence emotiva”.

Il thriller dei sentimenti Cronofobia è “la storia dell’incontro tra due solitudini, auto-imposte, fuori dal tempo. Due ‘prigionieri’, estranei l’uno all’altra, che trovano faticosamente un modo di comunicare”, spiega Rizzi nelle note di regia. Marchioni, al suo fianco Sabine Timoteo, è un uomo misterioso e solitario, in costante movimento perché di giorno in incognito valuta la qualità del servizio alla clientela nei negozi e negli hotel. La notte osserva in segreto la vita di Anna, una donna ribelle, alle prese con la difficile elaborazione di un trauma.

“In questo un ruolo ho lavorato per sottrazione, insistendo sui silenzi perché il personaggio non vuole essere visto - dice l'attore - Con il regista ho lavorato per diventare come il protagonista della poesia di Charles Bukowski, 'Nirvana' ". Presto vedremo Marchioni sul grande schermo in Ma cosa ci dice il cervello. La commedia la interpreta solo se c’è un  valido motivo, come nel caso di questo film, in uscita il 18 aprile, un’operazione intelligente, per l’attore romano, del regista Riccardo Milani che prende in giro tutte le idiosincrasie contemporanee. “Mi trovo più a mio agio nei ruoli drammatici, mi piace misurarmi con sfide sempre più complesse”.

Marchioni, nell’insolita veste di regista, sta nel frattempo lavorando al montaggio di un documentario che spera venga selezionato per la prossima Mostra di Venezia. Un film che nasce dalla recente interpretazione e regia teatrale di Marchioni di un famoso dramma di Anton Čechov, Zio Vanja rivisitato. Nell’adattamento di Letizia Russo, il testo è ambientato nell’Italia di oggi, ferita dal terremoto di L’Aquila e Amatrice. La vecchia piantagione piena di debiti amministrata da Ivan Petrovic Voiniskij, chiamato da tutti, zio Vanja (Vinicio Marchioni) e dalla nipote Sonja (Nina Torresi), è divenuta un teatro di provincia nelle zone colpite dal sisma. La revisione drammaturgica trasforma così lo spettacolo diretto da Marchioni in una sorta di specchio dove si riflette la condizione del nostro paese, segnata dalle macerie culturali di un’identità smarrita e dall’inazione.

E lo spettacolo teatrale nel suo tour è andato in scena anche in alcune cittadine dell’area del dopo sisma. Proprio da questo rapporto con una tragedia nazionale sia nella finzione che nella realtà si sviluppa il documentario che s’avvale anche di materiali video forniti dai vigili del fuoco, insieme a brani dall’epistolario di Čechov letti dall’attore romano. Il titolo è ancora provvisorio Viaggio verso Čechov o Vanja e il terremoto.

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