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CASTIGLIONE DEL LAGO - Una rivoluzione tecnologica quella dell'ingresso delle piattaforme (Netflix, Amazon e poi Hulu e, da novembre, la potentissima Disney +) che sta sconvolgendo il sistema della distribuzione.

Nuove forme di fruizione che cambiano le regole del gioco provocando reazioni di volta in volta di chiusura, timore, possibilismo, apertura strategica, non ultima la normativa per le windows. Per parlare di questo tema - che rimbalza da un festival all'altro, dalle prese di posizione oltranziste di Cannes alle scelte morbide di Venezia, dove proprio un film Netflix come Roma di Cuaron ha vinto il Leone d'oro - la Fondazione Ente dello Spettacolo ha convocato un tavolo di addetti ai lavori a Castiglione del Lago, bellissimo borgo tra Umbria e Toscana, dove fino a domenica 2 giugno si è svolta la seconda edizione di Castiglione Cinema. Un tavolo a porte chiuse con una quarantina di invitati per parlare di "Piattaforme e sale cinematografiche: guerra o alleanza? La realtà dei nuovi scenari della distribuzione". Spicca tuttavia l'assenza degli interlocutori chiave: i rappresentanti di Netflix e Amazon, che, pur sollecitati, hanno declinato il cortese invito di monsignor Davide Milani, presidente della FEdS e direttore della Rivista del Cinematografo

In mancanza della controparte, è toccato a distributori, esercenti, produttori, critici, giornalisti e organizzatori di festival, dettagliare lo scenario nella tavola rotonda condotta da Gianni Canova, rettore dello IULM di Milano e direttore della rivista 8 1/2. Per Canova riportare il pubblico in sala vuole dire anche affermare "che andare al cinema è figo e che al cinema godi di più, la battaglia culturale da fare è questa, anche perché la desertificazione comincia proprio dalla chiusura delle sale e specialmente in provincia". 

Se una recente ricerca Audimovie ha certificato che per la maggior parte degli spettatori "andare al cinema è molto più che vedere un film, è un viaggio tra emozioni che non si dimenticano", gli esercenti non nascondono la preoccupazione. Mario Lorini, presidente dell'Anec, ricorda: "Qui in Italia qualcuno ha fatto fughe in avanti, mentre la filiera sta cercando di mettersi insieme nell'affrontare le novità. Scendere sotto gli 80 milioni di biglietti venduti significa andare al giro di vite". Se la sala, per Lorini, è anche antidoto alla solitudine, Filippo Nalon, presidente Fice Tre Venezie e membro del Consiglio superiore del cinema presso il MiBAC, la considera "luogo che genera comunità civile, più della chiesa. I giovani sono onnivori di visione, vedono di tutto e non riescono a cogliere quello che vale e quello che non vale. L'esercente crea un marchio di qualità". Lionello Cerri, produttore ed esercente milanese con l'Anteo, è più ottimista: "Ben vengano nuovi player che portano più spettatori, sia che la fruizione avvenga in sala sia che passi per la piattaforma. Nuovi player portano più risorse per produrre e per arrivare a pubblici diversi". E Cerri propone di ribaltare il punto di vista e portare in sala anche la serialità. Per Domenico Dinoia, presidente Fice, "c'è spazio per molte forme di sfruttamento, ma l'uscita in sala crea valore aggiunto. Che risultati avrebbe fatto Roma di Cuaron se prima fosse uscito nei cinema con una lunga tenitura".

Posizione condivisa da Andrea Cuneo, direttore marketing di 20th Century Fox: "Il cinema sta affrontando ciò che altri mercati, come quello della musica, hanno affrontato prima, ma alla fine chi sceglie è sempre il consumatore che come l'acqua va dove vuole. Occorre trovare nuovi modelli di business". Sergio Del Prete, VP editorial content di Viacom Italia, aggiunge: "La sala viene prima e anche dopo. La tecnologia impone oggi maggior velocità però i passaggi sono fondamentali perché accrescono il valore del prodotto". Antonio Medici, amministratore delegato di BIM, dà atto alle piattaforme di aver smosso il mercato. "Le sale hanno risposto bene, la nuova legge anche. I nuovi player hanno iniziato a comprare film (per esempio Atlantique di Mati Diop, premiato al Festival di Cannes e acquisito da Netflix, ndr), ma il mercato sta creando i suoi anticorpi. Inoltre film come Sulla mia pelle o Lo spietato grazie a Netflix hanno avuto accesso a un pubblico mondiale che non avrebbero mai raggiunto". Cecilia Valmarana, VD Rai Gold e responsabile Rai Movie, avverte: "la debolezza della piattaforma è la troppa scelta, la sala vince se sa scegliere bene, come un palinsesto vince rispetto ad un algoritmo".

"La  dittatura degli algoritmi fa il paio con l'ignorantocrazia - chiosa Canova - perché tende a rimuovere dal tuo scenario tutto ciò che è diverso e dissonante, e allora il rischio è che certi film non li produca più nessuno perché sono troppo distanti dal gusto medio". 

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