/ ARTICOLI

Due sorelle identiche, quasi gemelle, ma in realtà molto diverse. Una famiglia dalle tante ombre. Una madre padrona che nasconde un odio segreto e irriducibile. Un paese, l’Argentina, che ancora deve fare i conti col suo passato tenebroso. Sono gli ingredienti de La Quietud, che in Italia uscirà il 27 giugno con la BIM con il titolo Il segreto di una famiglia.

Nuovo film dell’argentino Pablo Trapero (Mundo Grua, El Bonaerense, Leonera) è stato presentato fuori concorso alla 75esima Mostra di Venezia. Come nel precedente Il clan al centro della narrazione è una famiglia in qualche modo criminale anche se sotto la patina di una situazione borghese e tranquilla. Madre, padre e la figlia minore Mia vivono in un bellissimo ranch a pochi chilometri da Buenos Aires, la Quietud (la quiete). Mia accompagna l’anziano padre, avvocato, a cui è legatissima, nella capitale per comparire davanti a una commissione d’inchiesta e testimoniare in merito a delle procure sottoscritte molti anni prima, durante la dittatura militare, da persone che hanno ceduto proprietà e terreni. Ma l’uomo è colpito da un ictus e ricoverato in gravi condizioni, dunque da Parigi arriva l’altra sorella, Eugenia, che annuncia di aspettare un bambino. La famiglia si ricongiunge, lasciando riaffiorare rancori e malesseri sempre più vistosi.

“Questo è un film intimo sull’universo femminile e sulla sorellanza – spiega il regista – all’inizio del racconto Eugenia e Mia appaiono alquanto simili. Tuttavia, mano a mano che evolve, la storia prenderà direzioni diverse e seguirà i differenti percorsi scelti dalle due donne nel corso delle loro vite, sino a metterle di fronte allo sconcertante passato dei loro genitori”.

Giocato sulla somiglianza fisica tra le due attrici protagoniste, Martina Gusman e Bérénice Bejo, il film usa il classico tema del doppio arpeggiando tra vari toni, dalla commedia sexy (con una scena di autoerotismo a due) al dramma psicologico al thriller politico e in poco meno di due ore di durata gli scenari mutano e si ribaltano più volte cambiando, di conseguenza, anche la percezione che lo spettatore ha dei singoli caratteri. Uno dei problemi è una certa confusione tra i percorsi delle due sorelle, difficoltà complicata dall’entrata in scena dei due personaggi maschili, il marito francese di Eugenia Vincent (Edgar Ramirez) e l’amico di famiglia Esteban (Joaquin Furriel), che intrattengono con le due ragazze rapporti decisamente non lineari.

Più compatto il personaggio della madre Esmeralda (Graciela Borges), esempio di matriarca dispotica e incapace di scendere a compromessi e simbolo di una borghesia argentina coinvolta in tutto e per tutto nel terrore politico degli anni 1976-1983: significativa in questo senso la scena in cui la madre confonde una banale data del passato e quando Mia la corregge assume un atteggiamento di sfida violenta e intransigente.

Insomma, il film, pur partendo da ottime promesse ed essendo diretto con una mano registica salda, finisce per dimostrarsi un po’ tortuoso e ridondante. Trapero suggerisce però di “immergersi nei labirinti emotivi in cui questi splendidi e disperati individui mettono in scena la propria storia” e lasciarsi andare alla narrazione, fino al finale che indica la strada per una riconciliazione. 

VEDI ANCHE

DISTRIBUZIONE

Ad