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Toy Story 3 aveva concluso un ciclo, con la partenza per il college del bimbo Andy e tutti i giocattoli lasciati in eredità alla piccola Bonnie. Il cowboy Woody – che in questa edizione è doppiato da Angelo Maggi dopo la dipartita del compianto Fabrizio Frizzi che gli prestava voce nei capitoli precedenti – continua a pensare al suo vecchio ‘padrone’, e tuttavia un certo equilibrio è stato raggiunto, solo per essere nuovamente rotto quando arriva un nuovo bizzarro giocattolo, Forky, ovvero una forchetta-cucchiaio convertita in balocco dalla fantasia della sua bimba di riferimento. Forky non si sente affatto a suo agio nel ruolo, e si considera “spazzatura”. Questo lo porterà a perdersi e sarà Woody a doverlo recuperare incontrando nuovi personaggi durante il cammino e riallacciando i contatti con la sua vecchia fiamma e amica Bo Peep, di cui non si sentiva parlare da parecchio.

Toy Story 4, attesissimo, arriva in sala naturalmente con Disney il 26 giugno e viene presentato alla stampa alla presenza delle voci italiane e di Riccardo Cocciante che come sempre cura l’adattamento della colonna sonora, in questo caso affiancato dal giovane duo musicale Benji e Fede, che hanno anche un piccolo ruolo nel doppiaggio. Gli altri sono Luca Laurenti (Forky), Corrado Guzzanti (il motociclista acrobatico a molla Duke Caboom, che è Keanu Reeves nell’originale), Massimo Dapporto (Buzz Lightyear) e Rossella Brescia (nel ruolo ‘naturale’ di una ballerina giocattolo).

Il film è, dunque, una ripartenza, che riesce a non risultare affatto ‘forzata’ grazie a una scrittura eccezionalmente equilibrata e matura, dove ogni personaggio ha il giusto ruolo così come il momento malinconico si alterna perfettamente alla risata, e quando è necessario, chi deve si fa da parte in favore dei nuovi arrivati, oltre a fregiarsi di una tecnologia e di una cura realizzativa sempre all’avanguardia dal punto di vista visivo.

Proprio nel ricordo di Frizzi si apre la conferenza: “Era una persona semplice e alla mano – dice Cocciante – mi chiedeva costantemente consigli perché diceva di non saper cantare, ma in realtà rendeva tutto facile e bellissimo”. “E’ stata una grande perdita per il pubblico e per tutto l’ambiente – aggiunge Dapporto – non si poteva che simpatizzare con lui, era una persona interiormente positiva e pulita, non certo una cosa regolare per il nostro contesto. Ci ha lasciato un grande esempio da seguire. Oggi penso al suo sorriso quando mi arrabbio e sto meglio, quel sorriso che non capivi se ti stava prendendo in giro o no ma restava sempre affettuoso, e ti faceva venir voglia di ridere insieme a lui”. Poi si passa a parlare dei personaggi. “Amo Duke – racconta Guzzanti – è uno sbruffone esibizionista ma scopriamo presto il suo trauma: è stato rifiutato da un bambino per le troppe aspettative create in lui dalla pubblicità”. “Forky si sente spazzatura – dice Laurenti – ma in realtà nasce come tutti i giocattoli dovrebbero nascere, dal sogno di una bambina. E il cowboy la recupera con un gesto affettuoso”. “Entrare nel ruolo di Buzz – racconta Dapporto – non è stato facile. Dovete sapere che in America c’è un ‘degustatore’ di voci che ha il compito di decidere se sono adatte o meno al doppiaggio di un personaggio. Ma è solo il primo step di una lunga serie di domande: mi hanno chiesto il titolo di studio, l’orientamento politico, poi se avevo avuto o no malattie. Ogni volta che rispondevo aumentavano il compenso. Fatto sta che alla fine mi trovo il personaggio attaccato addosso tanto che quando mi chiedono gli autografi, a volte, me li chiedono a nome di Buzz”.

Naturalmente molte le domande a Cocciante sulla colonna sonora: “24 anni fa ho dovuto trovare il modo di esprimere me stesso su un pezzo storico, ‘Hai un amico in me’, che però non avevo scritto io. Ora arriva una nuova versione e mi piace molto, Benji & Fede la suonano e la cantano bene e in maniera chiara e semplice, io amo la semplicità e credo che dai giovani si debba imparare almeno quanto loro imparano da noi”. “Abbiamo parlato tanto con Cocciante – spiega Fede, al secolo Federico Rossi – ed è stata una conoscenza forse breve ma immersiva. A parte i complimento, è stata l’esperienza più bella che si potesse immaginare. Il film è pieno di metafore e Woody è protettivo come se fosse mia mamma. Immagino che effetto possa fare a un bambino e lo trovo bellissimo”. Benji, ovvero Benjamin Mascolo, spiega: “E’ un pezzo storico, anche se noi avevamo rispettivamente uno e due anni quando è uscito il primo Toy Story, è un lavoro impegnativo e bisogna stare molto attenti quando si sta su questo genere di cose”.

Rossella Brescia racconta che “grazie a questo personaggio ho potuto compiere evoluzioni danzereccie che nella vita reale mi sarebbero state impossibili. E’ stata una grande occasione. Il film insegna tante cose, dal valore delle cose semplici al cambio di ruolo che a volte bisogna accettare nella vita, come un ballerino che appende le scarpette al chiodo ma poi diventa un insegnante, sempre nel nome dell’arte”. “E il valore della squadra e del saper stare in gruppo”, aggiunge Guzzanti.

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