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Esce il 17 luglio il nuovo film di Stefano Calvagna, Baby Gang, distribuito da Lake Film. Il titolo è piuttosto emblematico, ma il tema è affrontato da vari punti di vista: ci sono i giovani ragazzi di strada che “vogliono riprendersi quello che è loro”, citando direttamente Gomorra, ma anche le ragazze minorenni che si prostituiscono per profitto e per ansia d’accettazione, ci sono l’aggressività e la cultura di periferia, la fascinazione per la fama e il problema del bullismo, il tutto affrontato senza necessariamente ‘spettacolarizzare’ la violenza ma cercando anche di affrontare un percorso ‘psicologico’ nelle storie dei ragazzi che vivono intorno a noi. Lo stesso regista interpreta la parte di uno psicologo, e la storia è raccontata anche attraverso questo punto di vista.

Non manca una nota autobiografica, dato che come racconta Calvagna l’idea nasce da episodi vissuti in prima persona da suo figlio tredicenne Niccolò, già noto attore del grande e piccolo schermo (lo abbiamo visto, ad esempio, in Indovina chi viene a Natale? di Brizzi e in Un Natale stupefacente di De Biasi). “La sua visibilità – racconta Calvagna – lo ha esposto. Ha subito atti di bullismo da parte di piccole baby gang e spesso abbiamo anche cambiato casa. Lo hanno intimidito per i capelli lunghi, per la notorietà o perché magari non sapeva giocare a pallone. Lui è un bambino tranquillo, non cerca provocazioni, preferisce dire ‘hai ragione, non sono poi così bravo’ piuttosto che litigare. Sono dovuto spesso intervenire in prima persona. Abbiamo vissuto a Trevignano, e nella forma mentis del ‘piccolo centro’ questo genere di atteggiamenti può attecchire facilmente. Lui è un bambino socievole e molto maturo, sui set è abituato a relazionarsi con tutti e a parlare come se fosse un adulto, lo abbiamo cresciuto in un ambiente ‘sano’ cercando di dargli il massimo dell’educazione, e questo probabilmente lo porta ad essere visto come ‘diverso’ da alcuni suoi coetanei. Come regista ho sentito che l’argomento andava affrontato, dato che prima ancora che arrivasse Romanzo Criminale io lavoravo su storie ‘criminose’ come Senza paura e la banda del taglierino. Però io ci tengo al messaggio. Quello che dice questo film è che il crimine non paga, anzi si paga. Con la detenzione o addirittura con la vita”.

Ma la particolarità del film risiede anche nella maniera atipica in cui è stato realizzato, in quanto, con lo sguardo dichiaratamente rivolto al Neorealismo e a Pier Paolo Pasolini: “I ragazzi che interpretano la pellicola – dice Calvagna – sono tutti ‘di strada’. Vengono dalle periferie, dal serpentone di Corviale eccetera. Da Pasolini a De Sica, questo genere mi appartiene, anche nel sangue, dato che mio zio era il Lamberto Maggiorani di Ladri di biciclette. Non c’era copione, avevo in testa ogni scena all’inizio di ogni giorno di ripresa. Dicevo loro come fare, spiegavo di non sovrapporre i dialoghi e loro andavano, improvvisando anche parecchio. Sono entrati nei personaggi, a volte si minacciavano giocosamente tra di loro. E’ anche l’occasione di proporre qualcosa di diverso, per evitare di proporre sempre le stesse facce.Tutto girato in due settimane e mezzo, con budget limitatissimo”.

Tra gli attori ci sono Daniele Lelli, Raffaele Sola, Gianluca Barone, Francesco Lisandrelli, Gianmarco Malizia, Domiziana Mocci, Chiara De Angelis, Giulia Sauro e Sabrina Sotiryiadi sono i giovani esordienti protagonisti di Baby gang, accanto ai quali troviamo Calvagna, David Capoccetti, Claudio Vanni e Andrea Autullo, interpreti della sua precedente fatica Cattivi & cattivi, e, in una simpatica partecipazione, Veronica Graf del Grande Fratello 13.

 

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