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LOCARNO. L’apprendistato, secondo lungometraggio diretto da Davide Maldi, è stato presentato in concorso a Locarno nella sezione Cineasti del presente (ricordiamo che il suo film d’esordio, Frastuono, fu in concorso al Festival di Torino nel 2014). Per il regista si tratta di un percorso di ricerca che va avanti da parecchio tempo e che non è ancora concluso. L’apprendistato è infatti il secondo capitolo di un’ideale trilogia che mette al centro il tema dell’adolescenza, con le sue inquietudini, le sue problematiche, ma soprattutto con un’attenzione particolare a quel fondamentale momento di passaggio che porta dall’infanzia all’età adulta.

Un passaggio che nelle comunità antiche veniva inserito all’interno di una dimensione in cui il rito era parte integrante di questa trasformazione, e che Maldi ha voluto ricercare anche nella società di oggi: “Volevo trovare un contesto reale che sottolineasse questo momento di scelta, di cambiamento, quella fase delicatissima in cui un giovane comincia a crescere e mi è sembrato che un istituto alberghiero fosse il posto giusto, perché è un luogo in cui un ragazzo deve quasi accelerare questa crescita imparando velocemente le regole di un mestiere antico, scandito, da una ritualità molto precisa e regolato da una disciplina ferrea”.

E L’apprendistato si concentra quindi su un gruppo di allievi dell’Istituto Rosmini di Domodossola (“una scuola che mi ha colpito anche per la sua architettura austera e dove il tempo, in un certo senso, sembra essersi fermato”), in particolare su uno studente, Luca, timido e un po’ impacciato di cui Maldi segue passo per passo le diverse fasi di apprendimento del mestiere di cameriere, “un lavoro che richiede rigore e autocontrollo e che cozza con l’esuberanza che caratterizza l’adolescenza. Ed è proprio intorno a questa situazione paradossale che volevo sviluppare un ragionamento”.

Il percorso di apprendistato di Luca diventa così una riflessione sul cambiamento visto anche come responsabilità degli adulti nella trasmissione di conoscenze ai più giovani: “L’adolescenza è un periodo complicato per definizione ma può essere vissuta in modo diverso se in questa fase di grande trasformazione si ricevono gli strumenti giusti per comprendere il mondo di cui si sta andando a far parte”.

E parlando dei giovani e delle tante rappresentazioni che ne sono state date al cinema, Maldi spiega quali sono i suoi riferimenti: “al primo posto ci sono certamente I pugni i in tasca di Marco Bellocchio e Il posto di Ermanno Olmi. Ma un film a cui mi sono ispirato per girare L’apprendistato è stato anche Kiki - Consegne a domicilio di Hayao Miyazaki, che racconta la storia di una strega tredicenne che non può tornare a casa fino a che non ha imparato un lavoro perché deve dimostrare di essere indipendente”. Il film però, come spiega ancora Maldi, trae ispirazione anche da Istruzioni alla servitù di Jonathan Swift, un manuale con cui lo scrittore irlandese a metà del 1700 dava istruzioni e consigli ai servitori su come sopravvivere alla vita di corte: “volevo che in qualche modo il film avesse la dimensione della novella e riproponesse questa idea che oggi manca della guida, della preparazione dei giovani alla vita adulta”.

Come abbiamo detto, a L’apprendistato si aggiungerà anche un terzo capitolo che chiuderà questa trilogia dedicata al mondo degli adolescenti. Il titolo del film (ancora provvisorio) è Il fallimento, “il racconto della ribellione di un ragazzo verso la famiglia. Un lavoro che si orienterà molto di più verso la finzione, ma senza perdere l’approccio documentaristico”. La data di uscita in sala de L’apprendistato non è ancora stata fissata, ma il film ha già una distribuzione sia per l’Italia (Movieday) sia per l’estero (Slingshot films) e continuerà in questi mesi la sua vita festivaliera.                                                                                                                                            

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