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LOCARNO. Una delle caratteristiche più peculiari del Festival di Locarno è certamente quella di proporre tanti stili e tanti approcci diversi al cinema. A testimoniarlo, quest’anno, sono anche tre film italiani indipendenti e molto differenti tra loro. Stiamo parlando di San Vittore, di Yuri AncaraniLengmo weiyang lengmo, di Rong Guang Rong e di Incompiuta di Samira Guadagnolo.

Il primo è stato presentato Fuori Concorso ed è un cortometraggio di dodici minuti che racconta il carcere da una prospettiva nuova. Protagonisti del film sono infatti una guardia della casa circondariale milanese e un bambino, figlio di un detenuto, sul quale, prima di ogni visita viene effettuata una perquisizione. “Un lavoro volutamente breve e in cui non ho voluto inserire nessun dialogo – spiega il video artista che ormai da molti anni è presente nelle principali manifestazioni di cinema con i suoi film – perché per comunicare qualcosa oggi bisogna essere veloci, la soglia di attenzione si è abbassata moltissimo e in questo tipo di comunicazione solo le immagini sono efficaci”. E in San Vittore le immagini che colpiscono di più sono quelle relative ai disegni dei bambini, che riescono a raccontare, in un alternarsi di emozioni e sentimenti contrastanti, cosa significhi vivere una quotidianità familiare in un luogo di detenzione e soprattutto come il protocollo carcerario entri a far parte della loro quotidianità. “Nei disegni di questi bambini si riflettono tutti i loro stati d’animo, e per me sono immagini fortissime”.

San Vittore fa parte di un “trittico” che comprende il precedente San Siro, sulla ritualità del calcio e il prossimo film su cui Ancarani sta ancora lavorando che si intitolerà San Giorgio, tutto ambientato nel caveau di una banca Svizzera e riguarderà il trattamento dei documenti sensibili da parte degli istituti bancari. “Queste tre opere, fanno parte di un progetto che sarà esposto quasi per intero (di San Giorgio mostrerò solo una preview), fino a fine novembre, al Castello di Rivoli, a Torino, nell’ambito della mia mostra Le origini della violenza. Le prime due sono accomunate dal nome dei santi a cui sono dedicati gli edifici, ma i luoghi aprono anche un discorso sul controllo sociale, controllo che ormai oggi non è più appannaggio esclusivo della chiesa ma che passa anche attraverso la giustizia e l’intrattenimento”.

In concorso nella sezione Cineasti del presente si trova invece Lengmo weiyang lengmo, di Rong Guang Rong  una feroce riflessione sulla Cina contemporanea nata da un’idea del regista e della produttrice italiana Ambra Corinti. “Il regista ed io proveniamo dal mondo dell’arte e del documentario – sottolinea la Corinti - ma colpiti da un fatto di cronaca sul giornale, mentre eravamo in Cina, abbiamo scritto di getto una sceneggiatura che poi, con molta fatica, è diventato un film, un film totalmente autoprodotto ma di cui siamo soddisfatti proprio perché ha avuto il sostegno di molte persone che hanno creduto in questo progetto dopo aver letto la sceneggiatura”. T

Lengmo weiyang lengmo è la storia di un serial killer che in pochi minuti commette una serie efferata di omicidi, e il tempo del film (sessanta minuti circa) intende essere quasi lo stesso di quello impiegato nella realtà dall’assassino per commettere i crimini. Pare infatti che abbia ucciso in soli cinquanta minuti. “La regione della Cina in cui sono stati commessi questi omicidi, la Manciuria, Rong la conosce molto bene ma il film s’interroga su una problematica diffusa in tutto il Paese, ovvero quello della carenza di strutture destinate alla cura della malattia mentale. Il fatto di cronaca a cui ci siamo ispirati per il film è stato riportato da tutti i media come il gesto di un folle, nessuno ha detto che si trattava invece di un ragazzo malato, che aveva già dato segni di squilibrio e che probabilmente quello che è successo si poteva evitare”.

Tra i film indipendenti battenti bandiera italiana, come abbiamo detto, c’è anche Incompiuta, cortometraggio selezionato per i Pardi di domani. Un film con cui Samira Guadagnolo, in coppia con Tiziano Doria, rievoca un passato lontano riflettendo sul presente, sulla caducità della vita e sull’incolmabile solitudine della condizione umana.

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