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VENEZIA – Una Napoli deserta, noir e metafisica, e un vecchio killer in pensione costretto a tornare in pista. Questi gli ingredienti di 5 è il numero perfetto, tratto dall’omonima e pluripremiata graphic novel di Igort, uno dei più grandi fumettisti italiani, che firma un sorprendente esordio alla regia, pieno di riferimenti visivi e cinematografici, con una superba colonna sonora. Il racconto è un piccolo affresco napoletano nell'Italia anni Settanta. Protagonista è un killer di professione in pensione, Peppino Lo Cicero (Toni Servillo) che si occupa oramai solo di pesca e del figlio Nino, killer anche lui. Ma nella sua ultima missione Nino cade, vittima di un agguato, assassinato dall'uomo che era andato a uccidere. Qualcuno ha tradito e Peppino torna alla sua vita precedente per vendicarsi, perché ‘il sangue chiama sangue, e questa è la regola’. 

Presentato a Venezia (Giornate degli Autori) e in sala dal 29 settembre con 01 Distribution in oltre 300 copie, il film ha avuto un iter rocambolesco, “una lunga fase di purgatorio”: quattro opzioni, sei registi, dieci stesure di sceneggiatura e svariate proposte di coproduzione internazionale nel corso degli anni, nessuna delle quali aveva però finora portato alla vera realizzazione del film. “Non so dire di preciso cosa non mi convincesse delle ipotesi che si sono succedute -  ha raccontato Igort – nelle proposte trovavo che si stesse andando troppo oltre rispetto al fumetto, ma in un altrove che non mi sembrava interessante”. È stato poi lo stesso Toni Servillo a suggerirgli di dirigere il film in prima persona. “Ho sempre insistito che fosse Igort a passare alla cinepresa, perché credevo fosse la persona più giusta per conservare il cuore della vicenda”. Rispetto al personaggio che interpreta: “Mi è piaciuto il racconto di una persona che sul finire di una carriera crede di avere la coscienza a posto ma si rende conto che è n’illusione e deve rimettere in discussione tutto quello che è stato fino a quel momento. Nel killer spietato si nasconde la fragilità di un uomo che fa i conti con la propria vita” .

“Da quando ci siamo conosciuti io e Toni ci siamo riconosciuti, amiamo delle cose in comune, abbiamo riferimenti condivisi – fa eco Igort - Un sodalizio artistico che è cresciuto nel corso del tempo, che abbiamo utilizzato per confrontarci su quello che poteva essere il film. Servire la storia è stato il mantra che ci ripetevamo di continuo, per tutto il tempo abbiano tenuto il libro sul comodino”.

Nel cast anche Carlo Buccirosso, l’amico di un tempo, sicario anche lui, e Valeria Golino, la ‘pupa’ del gangster, la donna che lo ama da sempre e che è da subito disposta a dargli una mano: “Igort ha un totale incanto, una genuinità da bambino nei confronti del cinema, ma al tempo stesso è un’artista che ha un’esatta consapevolezza di ciò che vuole, una grande sicurezza in se stesso. Per questo il lavoro con lui è stato particolarmente interessante”.

Inevitabile la curiosità sul perché un affermato artista decida di passare dal bidimensionale del fumetto al tridimensionale del cinema: “Sono un uomo curioso di natura, parlo tante lingue, mi piace entrare nelle culture altrui. Il mio è da sempre un lavoro di contaminazione. Nel leggere un libro o guardare un film da spettatori cerchiamo sempre solo uno sguardo sul mondo, quell'elemento indicibile che entra dentro e smuove emozioni. Per me il regista è semplicemente questo, colui che ha uno sguardo”. Riguardo le differenze tra i due mezzi espressivi precisa: “Rispetto al lavoro a cui sono abituato nel film si è aggiunto l’elemento corporale, è stato intrigante vedere come gli attori davano corpo alle storie, come si buttavano nel personaggio. Valeria si lancia letteralmente nel vuoto, è stupefacente. Il set è una trincea, in realtà è tutto complicato e pericoloso, ma ero commosso da come gli attori riuscissero a far sembrare ogni cosa facile. Avere avuto il loro appoggio ha significato molto per la costruzione della temperatura emotiva della narrazione”.

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