/ ARTICOLI

Chi è il nemico? Come si costruisce? Ma soprattutto a cosa serve? Sono le domande urgenti e minacciose poste da Waiting for the Barbarians, passato in concorso alla Mostra dello scorso anno e ora in sala dal 24 settembre. Adattamento, firmato dal regista e sceneggiatore Ciro Guerra (che nel 2015 con El abrazo de la serpiente è stato il primo colombiano ad essere candidato agli Oscar® nella categoria Miglior Film Straniero), del romanzo Aspettando i barbari di J. M. Coetzee, scrittore premio Nobel che ne firma anche la sceneggiatura.

Siamo in un territorio di confine ai margini di un imprecisato Impero - e i parallelismo con Il deserto dei tartari finiscono qui - la vita scorre tranquilla e il Magistrato (Mark Rylance, Oscar® come Miglior Attore non protagonista per Il ponte delle spie di Steven Spielberg) amministra la giustizia limitandosi a dirimere liti fra vicini di casa. E' un uomo mite e riflessivo, appassionato di libri e archeologia. Ma un brutto giorno arriva nella cittadella il colonnello Joll (Johnny Depp), un uomo freddo e scostante che nasconde lo sguardo dietro occhiali da sole rotondi e nutre incrollabili convinzioni riguardo alla ricerca della verità. Torturando fino alla morte due nomadi che erano stati arrestati per abigeato, ottiene quello che fin dall'inizio cercava, ovvero "precise" informazioni circa un possibile attacco dei barbari. Mentre il colonnello è in giro per il deserto a compiere spedizioni punitive e la guarnigione è in mano al suo braccio destro Mandel (Robert Pattinson), il Magistrato decide di riportare al suo popolo una giovane cieca e mutilata in seguito alle sevizie subite (Gana Bayarsaikhan).

Prodotto dalla Iervolino Entertainment degli italiani Andrea Iervolino e Monika Bacardi, da Michael Fitzgerald e Olga Segura e distribuito da AMBI Distribution, il film è una radiografia dal tono letterario di come la strategia dell'odio e la costruzione di un nemico vengano usati a scopi politici. Per Ciro Guerra, alla sua prima prova in lingua inglese, "il romanzo potente di Coetzee, sembrava inizialmente un'allegoria legata a un luogo e a un tempo distanti, ma poi a distanza ravvicinata ha rivelato tutta la sua attualità e la trama si è trasformata in una storia sulla contemporaneità". E aggiunge: "Il potere ha bisogno di barbari, di qualcuno da odiare, contro cui puntare il dito, è molto più difficile criticare se stessi e mettere in discussione le proprie ideologie".

Per Johnny Depp: "E' scioccante pensare quanto questa storia ci riguardi, parlando del presente per tanti aspetti". E sul suo personaggio afferma. "I cattivi non si svegliano la mattina ripromettendosi di essere malvagi mentre si fanno la barba davanti allo specchio. Io mi chiedo sempre come un personaggio è arrivato a diventare quello che è. È davvero privo di emozioni oppure dentro di sé nasconde un bambino maltrattato? Come mai ha eretto dei muri che gli permettono di sfuggire all'emozione, come mai indossa una corazza? Cosa fa quando è solo? Da un certo punto di vista è lui stesso una vittima perché dentro un sadico c'è sempre un masochista". E parla con orgoglio della figlia Lily-Rose, diventata anche lei attrice: "Ricordo quando la portavo con me a Venezia, adesso ha preso la sua strada autonoma, sceglie lei i suoi film guardando alla qualità, come ad esempio The King. Lei e suo fratello sono i miei dèi". Infine Mark Rylance nega che il Magistrato sia passivo e inerte. "In realtà compie molte azioni anche se non eclatanti. Per me è l'altra faccia dell'imperialismo, quella della cattiva coscienza, il salvatore. Anche lui fa parte di una cultura violenta, del resto il mio paese, la Gran Bretagna, è un paese imperialista". 

Girato in Marocco, Waiting for the Barbarians si avvale di contributi artistici italiani, quali i costumi di Carlo Poggioli, le scenografie di Domenico Sica e il montaggio di Jacopo Quadri. 

 

VEDI ANCHE

USCITE

Ad