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VENEZIA - La Giuria Leone del Futuro “Luigi De Laurentiis”, presieduta da Emir Kusturica, con l’italiana Antonietta De Lillo, ha premiato You Will Die at 20 di Amjad Abu Alaia. “Questa selezione raccoglie molti buoni film da tutto il mondo”, dice il presidente. “C’è un più ampio accesso a Paesi e culture differenti. Il film che ha vinto è una grande idea che corrispondere all’idea della politica dell’esistenza umana. Spero che in futuro il cinema sia sempre più simile al film che abbiamo premiato”. Per De Lillo: “E’ vedere la voglia di superare la sofferenza che mi ha fatto bene nel guardare questi film, oltre che in quello che ha vinto”. 

Il futuro che non è solo nelle opere prime a Venezia, ma anche nella contemporaneità che si proietta oltre nel tempo con la tecnologia della Virtual Reality. La Giuria presieduta da Laurie Anderson e formata da Alysha Naples e Francesco Carrozzini, è stata chiamata a giudicare 22 esperienze immersive per premiare Daughters of Chibok di J.K.Benson (Miglior VR Storia Immersiva), A Linha di Ricardo Laganaro (Miglior Esperienza VR) e The Key di Céline Tricart (Miglior VR).

La presidente di Orizzonti Susanna Nicchiarelli ha commentato il lavoro di giuria come: “L’esperienza più forte è stato ‘il giro del mondo’ fatto con questi film. C’erano temi simili, ma quelli che abbiamo premiato sono di una fantascienza molto vicina, riferendomi ad Atlantis, ma non abbiamo premiato i temi, bensì il linguaggio e la ricerca. Erano tutti film che esploravano i confini del cinema. Sono film accessibili al pubblico, anche se in Italia pochi di questi temo verranno distribuiti, e ci perdiamo un’ampia fetta di cinema”. Con lei i colleghi giurati M.Adams, R. Bouchareb, e A.Brechner e Eva Sangiorgi che racconta di aver: “trovato film profondamente politici nel modo di fare cinema, ricchezze presenti nel linguaggio del cinema contemporaneo”.

L'autore di Atlantis, Valentyn Vasyanovych, ha commentato il primo premio di Orizzonti: "Per me è stato molto interessante mostrare la chiusura degli stabilimenti siderurgici e far vedere cosa accade alla popolazione. Ho seguito anche la distruzione delle infrastrutture: le persone rimangono da sole, vanno a fare la guerra, soffrono della sindrome post traumatica. Alla fine del film ho capito che c'è una speranza e sta nell'avvicinamento di due persone colpite dal trauma". 

 

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