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VENEZIA - La Giuria del Concorso, presieduta da Lucrecia Martel, con accanto Paolo Virzì, ha commentato: “I premi sono stati frutto di grande dialogo, con punti di vista molto differenti: sono una presidente di una giuria democratica, non c’era bisogno di essere tutti d’accordo”. 

Sull’affaire Polanski, risponde subito Virzì: “Garantisco che s’è parlato solo del film, del suo lavoro di regista, del processo produttivo, dell’uso degli attori. Le polemiche che forse vi aspettavate non hanno riguardato la diuria”. Lucrecia Martel sulla questione ha aggiunto: “La cosa peggiore che potremmo fare con un essere umano è allontanarlo dalla sua opera, Polanski rappresenta un caso fra molti, quindi non pensate che separare l’opera dall’uomo sia una cosa buona per l’uomo, che ha dimostrato di aver un punto di vista molto interessante sul mondo”. 

Sempre la presidente commenta il Leone d’Oro: “Per Joker è notevole che un’industria come quella americana, preoccupata dagli affari, si sia presa il rischio di fare una film come questo, una riflessione sugli eroi e anti-eroi, in cui il nemico non è un uomo ma il sistema, è molto interessante per il mondo”. “E’ più di un cinecomic: c’è ferocia, senso di esclusione, solitudine e omaggi a un cinema non di supereroi, cito Taxi Driver, quindi è una lettera d’amore al cinema, oltre alle performance disumane, da Phonenix al nano. Ci hanno colpito la qualità artistica e il pensiero penetrante nello spirito del tempo”, dice Paolo Virzì, a cui piacerebbe un bel confronto sul podio tra Joaquin Phoenix e Luca Marinelli, se mai fosse possibile.  

Su Maresco, Premio Speciale della Giuria per La mafia non è più quella di una volta, il regista livornese racconta come non sia stata una battaglia personale per un collega italiano: anzi, è rimasto molto stupito di come il film abbia contagiato i colleghi stranieri, però ha un po' di rammarico per il mancato premio a Mario Martone

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