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Tornare è un thriller dell’inconscio e un film sul tempo, che non esiste come siamo abituati a pensarlo: basta uno spazio straordinario, una casa sugli scogli, un luogo fermo e sempre in movimento come il mare che la scuote, e gli eventi passati sembrano di nuovo tutti lì presenti”. Cristina Comencini a 14 anni di distanza dal drammatico La bestia nel cuore torna a lavorare con Giovanna Mezzogiorno protagonista del film di chiusura della Festa del cinema di Roma.

”E’ passata una vita da allora, sono successe molte cose che ci hanno cambiato, fortificato, indebolito come accade nella vita”, dice l’attrice che nel film è la 40enne Alice che, dopo una lunga assenza, torna dagli Stati Uniti a Napoli, per il funerale del padre militare della marina americana. Alice si ferma per qualche giorno nella villa di famiglia, ormai disabitata dopo la scomparsa dei genitori, per occuparsi della vendita della casa decisa insieme alla sorella.  Quelle pareti domestiche che l’hanno ospitata negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza le risvegliano ricordi piacevoli e non. Riaffiorano improvvisi e inarrestabili eventi di lei bambina e poi giovane ribelle e vitale (Beatrice Grannò). Alice non solo è spettatrice di quei momenti, ma dialoga con l’Alice di allora, vorrebbe proteggerla, soprattutto quella ragazza così bella, aperta e disponibile verso la vita. Ad aiutarla allora non c'erano i genitori: il padre è spesso assente da casa e troppo preso dalla carriera militare, la madre è sfuggente e poco presente. Alice rivive un passato doloroso come fosse il presente, soprattutto emerge prepotente la vicenda di uno stupro subito, e forse rimosso. Un trauma che s’intreccia con l’incontro dell’inquietante e misterioso Marc (Vincenzo Amato), un uomo affascinante e gentile, che si è occupato del padre di lei ammalato da tempo, e che da ragazzo era molto innamorato di Alice.

Tornare, che sarà distribuito da Vision Distribution, prova a mettere in scena un tempo non lineare “perché come sostengono degli studi di fisica il tempo misurato con l’orologio è qualcosa di molto vecchio. Questa copresenza di più tempi è stata una sfida sperimentata con le tre età della nostra protagonista - spiega la sceneggiatrice Giulia Calenda - L’altra intuizione è stato il domandarsi quanto sarebbe bello rincontrare noi stesse bambina e adolescente con la consapevolezza di oggi donna adulta, poter parlare e confrontarsi con lei e viceversa”.

Nel film si passa naturalmente dagli anni ’90 di partenza alla fine degli anni ’60. “Quello è stato un periodo di particolarmente ricco di emancipazione e libertà, e Alice ragazza si scontra con un mondo antico, molto repressivo. Di qui la sua fuga da casa e l’incoscienza di credere a un mondo dove tutto è facile - dice la regista - Il film racconta poi il tempo che è dentro la protagonista, come quando, tornando nella casa della propria infanzia, la memoria si fa disordinata, non è lineare. Tornare è il film più libero che ho realizzato e ho scavato dentro un mondo interiore dove il tempo non esiste”.

Dal film emerge forte in Alice il senso di colpa di aver voluto, adolescente, divertirsi, godersi la vita. “E’ l’esperienza di tante ragazze, anche mia. Viene fraintesa la carica di ricerca fisica, di stare con i ragazzi, anche il desiderio. Alice è bella, semplicemente vitale, vuole essere libera, vuole flirtare e allora ‘ sei una puttana’, e nei casi estremi una ragazza così viene punita".

Tutti gli uomini del film sono personaggi negativi, non se ne salva uno? “Basta con questa storia che devono essere equiparati i personaggi maschili e femminili - risponde la Comencini - Il personaggio del bambino è stupendo, il suo rapporto con Alice bambina è bellissimo, ma viene disturbato da una separazione violenta perché lì ha origine il tutto, perché quel bambino diventa un adulto ossessivo. Ma i personaggi sono belli anche quando sono anche cattivi, ossessivi. Come mai le donne sono soltanto degli specchietti, delle figurine in tanti film di registi che ho amato? Perché così le vedono gli uomini e allora non ci poniamo la domanda simile quando le donne fanno cinema.

Napoli infine è un’altra protagonista del film. "Le origini di mia madre sono napoletane. Ho cercato di restituire la Napoli vissuta da Alice, i frammenti di questa città di cui si ricorda la protagonista. E' una Napoli del ricordo, del cuore, ma anche il luogo inquietante di un evento drammatico, di una punizione".

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