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Aquileia, in Friuli: città molte tante anime, che ha vissuto da protagonista stagioni storiche di primaria importanza per l’Italia: quarto centro urbano dell’impero romano, è stata avamposto militare contro i popoli del nord est e un porto commerciale tra i più fiorenti dell’Adriatico; è stata testimone del primo Cristianesimo, con vescovi che hanno costruito basiliche paleocristiane che oggi racchiudono sculture, affreschi e mosaici tra i più alti esempi di arte medievale al mondo. Poi annessa alla Repubblica di Venezia, al Sacro Romano Impero e all’Impero austro-ungarico, per poi ritornare italiana nel Novecento, la prima città riconquistata durante la Prima Guerra Mondiale. Proprio durante il conflitto Aquileia diventa simbolo della riconquista d’Italia ed è dalla sua basilica che parte la bara del milite ignoto sepolto nel Vittoriano di Roma. Un piccolo centro, ma abitato ininterrottamente da più di 2000 anni che oggi convive con il suo patrimonio archeologico, caratterizzato dalla stratificazione, un dato che emerge in maniera sorprendente dalle immagini di alcune delle scoperte più importanti: intere basiliche ritrovate sotto fabbriche agricole, complessi romani sotto orti, fienili e casolari. Il documentario Le tre vite di Aquileia, in onda su Sky Arte venerdì 22 novembre, racconta la complessa eredità storica della città, celebrandone il patrimonio e il passato. Realizzato da 3D Produzioni, in collaborazione con la stessa Sky Arte e con Istituto Luce Cinecittà che ha fornito preziosi materiali d’archivio, diretto da Giovanni Piscaglia, esiste in ben tre versioni. Quella televisiva, della durata di un’ora, un’altra ridotta a 30 minuti, che sarà usata come ‘introduzione’ alla visita del sito archeologico stesso, e una ridottissima, a 3 minuti, che sarà diffusa negli ‘uffici visti’ di vari paesi per proporre contenuti interessanti alla gente in fila.

Inoltre, il doc è legato alla mostra Aquileia 2200 – Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente, al museo dell’Ara Pacis a Roma fino al 1° dicembre. “Si è trattato letteralmente di far parlare le pietre – dice il regista alla serata di presentazione – è una città difficile da leggere, proprio per la particolarità della stratificazione, che ne permette però la conservazione. Una bellissima occasione e una grande sfida”. Alla presentazione partecipano anche il curatore responsabile del museo dell’Ara Pacis Orietta Rossini, il direttore di Sky Arte Roberto Pisoni, Didi Gnocchi, produttrice per 3D Produzioni, il presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi e Roberto Cicutto, Presidente e ad di Istituto Luce Cinecittà.

“E’ sempre complicato lavorare su un documentario che cerca di raccontare l’eredità storico culturale del nostro paese valorizzandola usando nuove tecnologie e trovando partner adeguati, realizzando un prodotto contemporaneo fruibile e che usi un linguaggio che allarghi potenzialmente il pubblico”, dice Pisoni, mentre Cicutto sottolinea come  “non sia facile oggi mostrare prodotti culturali. E’ una situazione che tutti noi che ci occupiamo di cultura oggi dobbiamo affrontare. Quando si pensa al Luce si pensa alla guerra e al fascismo ma il nostro compito è sdoganarlo da quel periodo e rendere il patrimonio che è rimasto nel modo più vasto possibile, realizzando acquisizioni, mostre, dando i materiali per i documentari e coproducendoli. Mettere a disposizione della gente qualcosa che non sappia di polvere, e che sia facilmente consultabile, anche per questo è importantissimo il lavoro di digitalizzazione e di caricamento online dei materiali”.

“Questo ha permesso – conclude Zanardi Landi – di non limitarci, nel documentario, all’Aquileia archeologica e romana ma di arrivare al 20mo secolo”.

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