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TORINO - C’è un bisogno, ed è quello di parlare, di dibattere sulle pratiche esistenti nell’industria cinematografica, tenendo conto della responsabilità, in quanto individui, aziende e organizzazioni del settore cinema, per agire concretamente attraverso le peculiarità richieste in questo momento storico dall’ambito: con questo spirito s’è aperta stasera a Torino la tre giorni (21-23/11) del Meeting Event 2019 del Torino Film Lab, Keynote Opening intitolato We Need to Talk About ... Us.

Un panel specifico per l’inaugurazione del forum di co-produzione, ospitata nelle sale del CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia del capoluogo piemontese: “abbiamo bisogno di parlare di ... (noi)”, strilla il titolo dell’evento, che sprona così a fare un’autoanalisi del settore, il cui tavolo principale è stato animato dalla moderatrice Uzman Hassan (UK), con Naima Abed (Francia), Julia Oh (UK) e Giona A. Nazzaro, delegato della SIC – Settimana Internazionale della Critica e voce italiana dell’incontro.

Negli ultimi anni, la maggior parte dei problemi che sono stati portati alla ribalta sono stati stimolati dall'altra parte dell’Oceano. Non raramente si sono conosciuti casi specifici, proposti da soggetti coraggiosi, che hanno causato impatti su ampia scala, e così per fortuna favorito primi passi nei cambiamenti delle politiche di settore. Ma in che modo tutto questo ha influenzato l'industria cinematografica europea?

Bisogna chiedersi se “chi fa cinema” faccia davvero abbastanza, offra abbastanza spazio non solo per discutere dei miglioramenti, ma anche per sviluppare e implementare strumenti e strategie per raggiungere effettivamente gli obiettivi necessari. Come si possono unire idee e territori affinché l’interrogarsi e le sinergie possibili abbiano una concretezza? E soprattutto, cosa si può fare, come industria europea, per rivendicare il libero arbitrio ed essere più coinvolti nella conversazione globale? Domande più che mai lecite quando espresse da un progetto internazionale e attuale come quello che anima il Torino Film Lab, che dal 2008 opera nel nome di questo spirito. 

La conversazione plurale concordano tutti debba essere il centro delle discussioni degli addetti di settore, con una disposizione al confronto fluida ed elastica, nel nome di una responsabilità collettiva europea. Il parlare e il parlarsi - nucleo del panel - viene ribadito essere necessario per riuscire a dialogare poi con il pubblico: il dialogo è apertura, dunque poi sinonimo di storie da raccontare. Il confronto collettivo deve aprire le porte ai cambiamenti, bisogna essere molto concreti, e ricordare che sono spesso i punti di vista e le esperienze differenti a far poi grande un film, e cruciale è parlare affinché, infine, i film vengano distribuiti. 

Bisogna prendere atto del momento cruciale presente, per le condizioni sociali e politiche contemporanee, per cui è l'apertura al mondo ad offre concrete possibilità: le conversazioni servono sia per esporre, sia per ascoltare, quindi recepire. Il concetto di qualità ricorre come argomentazione ciclica nel cinema, ma la qualità è possibile per la convergenza delle esperienze, che non hanno tutte lo stesso livello di qualità, ma confrontandosi possono crearne una concreta. Non bisogna avere fretta di dare risposte a tutte le domande che ci si pone nel dibattere sul cinema, bisogna prendersi anche il tempo per riflettere gradualmente, cercando le risposte migliori per fare film che siano storie di/per tutto il mondo. È necessario impegnarsi per avere sempre nuove energie, nuove emozioni, nuove conversazioni, senza che sia una corsa: ogni risposta, inoltre, può anche modificare ed evolversi nel tempo. 

Con queste esortazioni ha preso il via il Meeting Event del TFL 2019, che continua fino a sabato 23/11 con sessioni di pitching, incontri one-to-one e masterclass tematiche. 

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