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TORINO - Cosa sono i vaccini? Come funzionano? Possono avere effetti collaterali? Come essere correttamente informati ed evitare false notizie e miti diffamatori? Attraverso nove testimonianze di uomini di scienza (medici, semiologhi e filosofi) Elisabetta Sgarbi, esplora uno degli argomenti più controversi degli ultimi anni, più volte al centro di discussioni mediatiche e di dibattiti sul web in cui proliferano non pochi falsi miti, dall’inutilità alle correlazioni con autismo o sclerosi multipla. Il documentario Vaccini. 9 lezioni di scienza, al TFF nella sezione Festa mobile, traccia un percorso storico ed esplicativo sui vaccini, con la voce di  scienziati come Chiara Azzari, Roberto Burioni e Alberto Mantovani, medici come Pietro Bartolo, Andrea Biondi e Gianpaolo Donzelli, filosofi come Massimo Cacciari, Emanuele Coccia, Anna Maria Lorusso, che raccontano la loro verità sui vaccini e tentano di interpretare le molte leggende che li circondano, attraverso quelle che la Sgarbi definisce “lezioni giocose”, anche se ci tiene a sottolineare che vaccinarsi non è un gioco, perché a rischio ci sono le vite delle persone più deboli. Perché la vera scienza non è dogmatica, si mette continuamente in discussione ed è consapevole della propria fallibilità; ma proprio per questo sa smascherare, con umiltà e autorevolezza, i falsi dogmatismi. 

“Spesso la stampa e i media raccontano un sacco di bugie, che poi spaventano la gente, che terrorizzano le persone. La gente non è cattiva, è cattivamente informata”, sottolinea Pietro Bartolo.  Allora la soluzione è inevitabile, la comunità scientifica deve fare uno sforzo per essere all’interno dei sistemi di comunicazione, “cercando, per quanto possibile, di informare il pubblico, che se non è minimante orientato succede quello che vediamo nel web, dove circola di tutto come in un oceano immondo”, denuncia il filosofo Massimo Cacciari. 

Una posizione pienamente condivisa anche dall’Ordinario di Pediatria dell'Università di Firenze e Presidente della Fondazione Meyer, Gianpaolo Donzelli, che è stato colui che ha suggerito e sollecitato a Elisabetta Sgarbi un film che prenda posizione a favore della più estesa vaccinazione possibile, e a favore dell'autorevolezza della scienza e della sperimentazione. “Il mondo scientifico a volte continua a restare nel suo castello, soddisfatto dei risultati raggiunti, ma non si pone tanto l’obiettivo di abbassare il ponte levatoio e andare a parlare con la gente. Il messaggio più importante di questo film è proprio l’esortazione a uscire dai laboratori, dagli ambulatori, dai luoghi della politica e delle ideologie e di spostare il dibattito nei luoghi delle scuole e delle piazze. Per parlare alla gente e trovare uno strumento utile per il futuro, poiché la scienza nei prossimi anni dovrà affrontare tematiche etiche sempre più complesse e difficili. È il momento del confronto coraggioso e sereno con un unico obiettivo: la vera salute dell’uomo”. 

L'immunologo e direttore scientifico di Humanitas Alberto Mantovani, che nel documentario fa una sintesi perfetta di quello che è la vaccinazione, interviene sulla questione del perché la vera natura dei vaccini sia qualcosa di così difficile da percepire a livello di senso comune: “Il primo motivo sono le notizie false, come le connessioni tra vaccini e autismo o sclerosi multiple, che non sono vere. Il secondo motivo è che non vediamo più alcune cose e non ci rendiamo conto che non ci sono più per un progresso della scienza. Come il  compagno di classe con la gamba atrofica da polio, o le morti per malattie oggi debellate. Il terzo motivo è che si è diffusa una visione sbagliata della natura, è passata l’idea che sia un buon esercizio per il nostro sistema immunitario ammalarsi, prendersi l’influenza e il morbillo, ma non è così”. 

Rispetto alle scelte stilistiche e di regia Elisabetta Sgarbi, che ha una laurea in farmacia e ritorna con questo film al suo primo interesse: “Ho voluto un’unita di luogo in cui campeggiava sullo sfondo una versione gonfiabile dell’urlo di  Munch, ad esprimere la necessità di gridare forte la verità, in un mondo pieno di false notizie. Ho voluto poi dare un ritmo musicale, usando una musica anche un po' dissacrante rispetto alle personalità degli scienziati interpellati, e ho spiazzato gli interlocutori chiedendo a ognuno di loro prendere come esemplificazione al loro discorso un giocattolo, un oggetto che possa attrarre la curiosità e l’attenzione dello spettatore”.

La versione più ampia delle interviste diverrà, poi, un libro di approfondimento che accompagnerà l'uscita del film in dvd: “Penso sia necessario che chi crede che i vaccini facciano male, possa trovare i giusti approfondimenti, per sconfiggere tutte queste bugie che inopinatamente prendono sempre più spazio”, anticipa la regista rivelando di aver pensato come primo titolo per il documentario proprio a Vaccini e bugie.

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