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TORINO – Esordio al lungometraggio della storica aiuto-regista dei Manetti bros., Milena Cocozza, al TFF (After Hours) e nelle sale con 01 dalla prossima estate con un ghost thriller dal forte sapore sociale, Letto n.6. Realizzato proprio da un soggetto dei Manetti bros., il film racconta la storia di una dottoressa (Carolina Crescentini), da poco incinta, che nasconde il suo stato pur di essere assunta in un ospedale pediatrico, dove dovrà coprire i turni di notte. Il reparto però nasconde un terrificante segreto legato al suo passato di manicomio infantile, con tanto di fantasma e incubi in agguato. “Quando i Manetti bros mi hanno proposto il soggetto, il mio approccio iniziale è stato di perplessità”, rivela la regista a cui piacerebbe che il film, pur avendo degli stilemi riconoscibili, non fosse iscritto in un genere, temendo che la definizione possa racchiuderlo in una gabbia. “Ho cercato di trovare nel racconto delle corde che potessero essere mie. Il mio approccio è stato quello di raccontare una storia sovraumana collocandola in un contesto realistico e credibile. Sento molto vicino il personaggio della dottoressa, per la gravidanza e gli ostacoli lavorativi che una donna ancora oggi deve affrontare se non vuole rinunciare al lavoro e alla carriera. In più credo ai fantasmi”.

“Ho trovato anche interessante – continua la regista –  l’affrontare la tematica degli ex manicomi, il fatto che alcuni comportamenti umani siano devastanti per l’umanità sessa, ma ce ne accorgiamo solo tardi. I danni irreparabili che vediamo in questo film, generati dalla debolezza umana, cinquanta anni fa erano considerati normali”. Un tema complesso e controverso, quello degli ospedali psichiatrici, su cui si sofferma pure Carolina Crescentini, al TFF anche in veste di madrina della cerimonia di chiusura, che racconta una sua personale esperienza: “Sono stata al Flowers Festival a Collegno, dove prima c’era un manicomio, e sono andata a vedere alcune stanze dove erano tenuti i pazienti. Non si tratta solo di vedere, ma anche di sentire, di come ti senti lì dentro. Questo film parla anche dell’energia dei luoghi, a volte il dolore rimane aggrappato alle pareti, anche se le tinteggi. Rimane il cemento del tetto e le sbarre da cui vedi solo le fronde degli alberi", sottolinea l’attrice che racconta di aver visto un documentario sui manicomi infantili in cui venivano mostrati dei bambini che si arrampicavano sugli alberi la prima volta che avevano aperto le porte e gli avevano consentito di uscire. “Stando lì dentro ho capito il perché. Non erano luoghi curativi, ma di sola detenzione, altrimenti non ci sarebbe anche un obitorio tra i primi edifici che vedi entrando in una struttura del genere. In più i manicomi infantili sono qualcosa che, più che con il disagio psichiatrico, ha a che fare con la società, se no non avrebbero messi dentro figli di madri single, di famiglie senza disponibilità economica e, cosa ancora più terribile, bimbi semplicemente troppo vivaci. Tutto questo ha una forte responsabilità sociale, che non si risolve con un semplice senso di colpa. Il passato non si cancella”.

Vera novità della pellicola il fatto che un film di genere, per di più horror, sia diretto da una donna (anche se poi nei film horror quasi sempre c'è una donna come vittima): ”È una storia che ho sentito molto femminile. – sottolinea la regista - Nel film c’è una mano femminile a 360 gradi, tutti i responsabili dei reparti erano donne, ma non c’è stata una scelta precisa. Semplicemente negli anni mi sono resa conto di trovarmi bene a lavorare con le donne”.

Autore delle musiche Francesco Motta (marito della Crescentini), che sottolinea di aver apprezzato il lavoro di squadra con la regista: “Con Milena abbiamo iniziato a lavorare già dalla sceneggiatura, questo mi ha portato ad essere in una condizione di libertà non indifferente. Lei all’inizio è stata ad ascoltare, cosa non usale nella mia esperienza con altri registi, addirittura la ninna nanna l’abbiamo scritta insieme”. Nel cast anche Andrea Lattanzi, Roberto Citran, Carla Cassola e Pier Giorgio Bellocchio.

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