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TORINO -  Il leggendario disegnatore Francesco Tullio Altan, più semplicemente Altan, è il protagonista del documentario di Stefano Consiglio, Mi chiamo Altan e faccio vignette, presentato al TFF in Festa Mobile. Un racconto sulla vita e carriera di un artista capace di raccontare da oltre quarant’anni il mondo e il nostro Paese con una lucidità feroce, ma al tempo stesso con dolcezza e poesia. Del suo lavoro vengono esplorati il suo concetto di stonatura, di ribaltamento de punto di vista, la definizione della poetica della finestrina, di sguardo sul mondo, Con l'aiuto dei suoi personaggi, fra tutti Pimpa e Cipputi, e dei suoi amici e colleghi, Paolo Rumiz, Michele Serra, Vauro, Sergio Staino e Zerocalcare. 

“L’idea del film nasce da quando ho conosciuto Altan, proprio qui al Torino Film Festival nel 2002, nell’anno in cui ho vinto il Premio Cipputi – racconta Stefano Consiglio – Da allora non ci siamo più persi di vista, fino a quando non gli ho detto che volevo fare un film con lui e su d lui. Ha detto di sì, anche se poi se ne è pentito, ma ormai aveva dato la sua parola, e lui è un uomo di parola. Un progetto che ha esordito a Torino, com’è giusto che fosse”.

Difficoltà nel portare a compimento il lavoro? “Assolutamente nessuna, mi sono abbandonato all’intuito, l’unico momento di ansia mi è venuto quando volevo fare delle vignette filmate. Perché le vignette iniziali di per sé sono perfette, ma vedevo la possibilità di riformularle come un gesto di omaggio a un grande artista”.  

Com’è stato per Altan prestarsi a questa specie di radiografia? “E’ stata un grande imprudenza, ma avevo dato la mia parola. Alla fine, ho sofferto ma non troppo, anche se non mi piace rivedermi. Sono contento però del risultato”, rivela il disegnatore. Tra le caratteristiche dell’arte di Altan la sua grande trasversalità, la sua capacità di creare i personaggi più diversi e dialogare con un pubblico eterogeneo. Una carriera che spazia dal fumetto per adulti, alla vignetta di satira, alla produzione per bambini, tra cui spicca il personaggio della Pimpa, nata per far divertire la figlia: “Ho cominciato a fare cose per i bambini quando abbiamo saputo che stavamo per averne una – racconta Altan - Ho cominciato a preparami a questo passo delicato facendo dei disegnini che mia moglie ricamava sui vestitini. Poi ho iniziato a fare storie con lei protagonista. In seguito, quando aveva cinque anni, in una di queste operazioni di gioco è venuta fuori la Pimpa, e da lì è cominciata questa storia che va avanti da anni. Quando incontro i bambini, la cosa bella è che loro non sanno che sono l’autore, e questo ci mette tutti a nostro agio. Pochi mesi fa, dopo uno di questi incontri, hanno chiesto a un bambino cosa ne pensasse del signore che faceva i disegni. Lui ha risposto: è bravo, ma è gentile. Per questo adoro i bambini”. 

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