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TRIESTE - Le celebrazioni del 2020 in occasione del centenario della nascita di Federico Fellini arrivano fin qui, al Trieste Film Festival, che nella sua 31esima edizione (17-23 gennaio) dedica al Maestro di Rimini un’intera sezione intitolata Fellini East West, creando le condizioni affinché questo programma di eventi rispetti l’identità della manifestazione e non si riduca a un semplice omaggio, ma sia anche un contributo alla conoscenza di aspetti ancora poco indagati intorno al regista più celebrato al mondo.

Se tutto, infatti, sembra già essere stato detto e scritto, anche a distanza di tempo possono saltare fuori aneddoti curiosi e poco conosciuti. Come accade tra le righe del saggio inedito dello storico Naum Kleiman, direttore della Cineteca di Mosca dal 1992 al 2014, che riferisce sulle relazioni non sempre facili tra Mosca e Fellini, autore guardato con un certo sospetto nell’ex Unione Sovietica e considerato un regista “che aveva ceduto alla pressione dell’ideologia cattolica”. Nel suo testo intitolato Fellini in Russia e disponibile nella traduzione italiana sul catalogo del festival (l’originale è contenuto nel volume di prossima pubblicazione A companion to Federico Fellini a cura di Frank Burke, Marguerite Waller e Marita Gubareva) Kleiman torna con la memoria agli anni '50 e '60, quando era studente di cinema al VGIK, ora noto come Istituto Gerasimov di Cinematografia. Gli anni in cui I vitelloni, secondo alcuni docenti della scuola, era un film che “indugiava sulla borghesia e i fannulloni invece di osservare la classe operaia”, mentre La Strada infiammava i cuori dei giovani cineasti.

In virtù di quella calorosa accoglienza La Strada fu acquistato e distribuito in sala, ma in una versione censurata e mortificata fin nel titolo (Vagavano per le strade) che faceva piazza pulita di ogni traccia metafisica e riduceva la trama a un cattivo pentito. Tra i ricordi che emergono, inoltre: il tentativo di bloccare 8 e ½, che invece finì al Festival di cinema di Mosca contro il volere del presidente del comitato di selezione, assicurandosi anche il primo premio; le pressioni di Antonello Trombadori per difendere il regista e il film; la standing ovation del pubblico alla proiezione; le copie pirata (o la cosiddetta pratica non ufficiale dello “scambio indiretto di film”) che hanno consentito la visione de La Dolce Vita in molte dacie dei funzionari del partito. Perché Fellini veniva sì criticato per aver tradito i principi del neorealismo, ma lo stile di vita descritto nei suoi film degli anni '60 piaceva all’élite del partito per l’immagine in declino della borghesia occidentale. Molti altri film non furono mai distribuiti, altri arrivarono in sala mutilati dai tagli (Amarcord, per esempio). E ciononostante chiunque fosse riuscito nell’impresa di vedere anche parzialmente le sue opere ne rimaneva segnato. Come Kira Muratova, ad esempio, o Nikita Michalkov, nella cui opera l’impronta di Fellini è patente.

Sempre indagando i suoi legami con l’Est europeo, Trieste Film Festival ha proposto anche l’inedita Intervista al Maestro Federico Fellini, 14’ di girato realizzato da un giovane regista della Cecoslovacchia comunista, Matej Mináč. Da grande estimatore, Mináč scrisse una lettera a Fellini chiedendogli se fosse disponibile a incontrarlo per una conversazione sul cinema che sarebbe finita in un film-ritratto dedicato a lui e al regista slovacco Juraj Jakubisko. E questi accettò. Dopo vicissitudini infinite e mille grane con le autorità, l’incontro avvenne il 23 gennaio del 1989. Da allora Mináč non ha mai smesso di inseguire il suo sogno ma il film è rimasto incompiuto. Di qui l’idea per una commedia intitolata Never Give Up, attualmente in produzione, liberamente ispirata al viaggio di Mináč per intervistare Fellini. Inoltre, in anteprima assoluta (ora disponibile su Sky Arte e in streaming su NOW TV), Fantastic Mr Fellini – Intervista con Wes Anderson, è il doppio omaggio del regista Francesco Zippel, documentarista romano classe 1979 e collaboratore di Anderson in Castello Cavalcanti e Gran Budapest Hotel, a due autori da lui amati e con più assonanze di quanto possa apparire a un primo sguardo. Frammenti e pensieri divisi in brevi capitoli, accompagnati dalla colonna sonora di Rodrigo D’Erasmo, impreziositi dai disegni originali del Maestro e dalla voce fuori campo di Stefano Accorsi, sono per Anderson il punto di partenza per riflettere sul proprio percorso artistico e sulle inaspettate assonanze del suo lavoro con quello di Fellini. Il Fellini neorealista e quello più immaginifico, in ogni caso “il più musicale di tutti i registi”. “Avendoci lavorato insieme, conoscevo la passione di Wes per Fellini - commenta Zippel -. Inoltre, avendo realizzato il documentario Friedkin Uncut, dove ho potuto contare sulla presenza di Friedkin in persona, mi sono convinto che sia più interessante avere una testimonianza diretta, quando è possibile. Per raccontare un grande come Fellini cercavo un’idea originale. Altrimenti avrei fatto il solito documentario con un po’ di archivio, sarebbe stato solo uno dei tanti. E mi è venuta l’idea di creare un dialogo, una sorta di “intervista fantastica” tra Fellini e Wes. Una cosa, in particolare, li accomuna: la libertà di fare esattamente ciò che hanno in testa. Un privilegio che in pochi possono permettersi”.

Momento clou dell’omaggio Fellini East West è stata la proiezione in anteprima assoluta, in collaborazione con Cineteca Nazionale - Centro Sperimentale di Cinematografia, della copia restaurata da CSC-Cineteca Nazionale con Istituto Luce-Cinecittà di E la nave va, “un film - affermano i direttori del festival Nicoletta Romeo e Fabrizio Grosoli - che nel racconto della fine di una civiltà, ci chiama in causa tutti, con la forza di un'opera profetica". Era il 1983 quando il cineasta romagnolo incantava e stupiva con questa sua singolare opera lirica e sognante, felliniana sin dal titolo, scritta a quattro mani con Tonino Guerra, una delle opere più mature della sua filmografia. Lettura lucida e pessimista della società e del suo inesorabile declino, ma anche un raffinato racconto meta-linguistico, un viaggio a ritroso nelle forme del racconto cinematografico.

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