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È un fantasy femminista la terza serie originale italiana targata Netflix, Luna nera, disponibile sulla piattaforma di streaming dal 31 gennaio. Una storia tutta al femminile, che parla di stregoneria e caccia alle streghe, ambientata nel XVII secolo, un periodo buio della nostra storia, in un mondo diviso tra ragione e misticismo. Dove le streghe vengono presentate come donne forti (“abbiamo una grande forza dentro – dice una di loro - ed è di questa che hanno paura, perciò cercano di indebolirci”), che spaventano per la loro sapienza e la loro differenza rispetto a ciò che ci si aspetta dal ruolo che ricoprono. Perseguitate non tanto per ciò che hanno fatto, ma per ciò che sono, per la loro forza più che per la loro debolezza. Messe da parte per ciò che rappresentano.

Un tema, quello delle streghe, che torna ciclicamente di moda, a partire dallo slogan femminista “tremate, le streghe son tornate”, fino ad arrivare a più recenti rappresentazioni televisive, come conferma anche Francesca Comencini (Amori che non sanno stare al mondo), una delle registe della serie, insieme a Susanna Nicchiarelli (Nico, 1988) e Paola Randi (Tito e gli Alieni). “La strega è una figura universale che torna ciclicamente perché rappresenta le donne ribelle, liberi, forti. Ma non solo. Le streghe sono anche un femminile che ha qualcosa che non rientra nelle forme che ci si aspetta le donne debbano avere: sono anche vecchie, o magari non stanno un passo indietro, oppure non hanno un uomo al loro fianco. Per me le streghe  rappresentano la più grande utopia del nostro tempo: quella di sfuggire, per quanto riguarda gli uomini, dalla tentazione del dominio e, per quanto riguarda le donne, dalla tentazione della sottomissione”.

La serie è basata sul romanzo “Le città Perdute. Luna Nera” di Tiziana Triana, che ha contribuito anche alla sceneggiatura e che sottolinea le varie differenze tra romanzo e serie, rimarcando però, che i temi fondamentali rimangono comuni. Il romanzo è per la prima parte più realistico, poi si innesta la fantasia. L’idea comune è quella di dare visibilità a tutto un patrimonio storico europeo e italiano, finora raccontato per lo più dal mondo anglosassone, e ricollocare al giusto posto quelle donne che sono state messe da parte, dar loro una sorta di rivalsa storica attraverso la fantasia”.

Proprio l’equilibrio tra realismo è fantasia è uno dei tratti caratteristici della serie: “Il punto di partenza – sottolinea la Comencini - è stato pensare che non c’è niente di più magico della realtà e niente di più reale della magia, soprattutto se la si guarda da ciò che appartiene tipicamente al mondo femminile: nascita, morte, corpo ammalato, momenti non visibili. Il prendersi cura di questi passaggi, saperli consolare e accogliere. La magia è qualcosa che può scaturire nelle pieghe della realtà, in questo caso di una realtà povera ed estremamente umana. In essa il magico costituisce quasi un riscatto, e queste donne non vengono rappresentate solo come vittime ma viene offerta loro una seconda possibilità di riscatto”.

"Nel racconto - aggiunge Susanna Nicchiarelli  - c'è l'elemento reale della persecuzione delle streghe, di donne di cui non si comprendeva la diversità, ma mettiamo in scena anche la fantasia, con le protagoniste che sanno uscire dalla loro condizione di vittime della storia. E' stato un lavoro interessante, in cui abbiano potuto affrontare temi profondi come la paura del diverso o la ricerca ossessiva del capro espiatorio, ma in cui ci siamo anche divertiti a creare un mondo magico, con tutte le sue regole. Un progetto entusiasmante - fa eco Paola Randi - in cui il portato di ognuno è stato valorizzato, senza chiederci di uniformarci, ma di contribuire tutti a un progetto comune con libertà e compartecipazione". 

Particolarmente suggestive le ambientazioni delle riprese, durate sedici settimane, e realizzate in buona parte negli studi di Cinecittà - dove sono state ricostruite le scenografie del XVII secolo - e in diverse altre location del Lazio, tra cui Canale Monterano, l’incantevole borgo di Celleno, il castello di Montecalvello appartenuto negli anni ‘60 al celebre artista parigino Balthus, a Sorano, Sutri e all’interno del Parco degli Acquedotti di Roma.

Luna nera è una serie originale Netflix prodotta da Fandango che per la prima volta si dedica la fantasy: “Lavorare con Netflix è stato molto impegnativo – racconta Domenico Procacci -  sono stati molto presenti in tutte le fasi della produzione. Ma ho riscontrato in loro anche una grande competenza, e il confronto tra noi è stato molto utile. Inoltre, ogni volta che si trattava di prendere una decisione, ho notato che la tendenza di Netflix è quella di non andare verso la decisione più conservativa e sicura, ma piuttosto verso il rischio, che anche per me rappresenta la scelta più interessante”.

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