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Immagini rimaste nascoste per più di quarant’anni e ritrovate grazie a Piero Frattari, il regista che realizzò le riprese nel 1979 di quell’ormai storico concerto di Fabrizio De André con la PFM al Palasport di Genova. Quelle immagini del concerto sono state restaurate da Matteo Ricchetti e sono diventate parte del documentario Fabrizio De André & PFM. Il concerto ritrovato, regia di Walter Veltroni, al cinema il 17, 18 e 19 febbraio, distribuito da Nexo Digital.

Le voci di Dori Ghezzi, Franz Di Cioccio, Patrick Djivas, Franco Mussida, Flavio Premoli, David Riondino, Piero Frattari e Guido Harari accompagnano la musica per rievocare l’atmosfera di quel giorno, le emozioni, il dietro le quinte e l’unicità di quell’esperienza. "Quelle cassette sono state salvate dal macero e dall’oblio - racconta Veltroni - Le immagini di Frattari furono girate con pochi mezzi e poche luci, in modo che Fabrizio non avvertisse la presenza, che non amava, della documentazione visiva del concerto".

Da qui si spiega anche l’alternarsi dei chiaroscuri delle immagini, catturate quasi di nascosto, diversamente da come potrebbe accadere oggi, in qualsiasi concerto o evento pubblico. Sorprende la pulizia dell’audio, sonorizzato da Paolo Piccardo e Lorenzo Cazzaniga, mantenendo anche i rumori di fondo, con l’audio dell’ambiente creato dal pubblico all’interno del Padiglione C della Fiera di Genova. "Il loro ritrovamento e la loro rigenerazione, specie nello spettacolare audio 5.1, consentono a tutti di fruire della testimonianza di uno dei tour più importanti della storia della canzone italiana di quegli anni".

In una sorta di road movie Dori Ghezzi, David Riondino, Franz Di Cioccio e Patrick Djivas viaggiano in treno in direzione Genova. Chiacchierano tra di loro, ricordando quegli anni e come era nata l’idea di quel concerto nel gennaio del 1979. Era stata la PFM, a convincere De André, così venne fuori l’idea del tour in tutta Italia. "Volevo fare un viaggio nel tempo, verso quel giorno di gennaio della fine degli anni '70. Su un piccolo treno da cui si vede scorrere un paesaggio di montagne e di mare, i quatto viaggiatori ricostruiscono il clima di quei giorni, l’allegria e l’amicizia che c’era tra di loro e la scelta dell’incontro tra due musiche molto diverse: quella della canzone d’autore e quella del rock progressivo".

Il contesto di quegli anni era pesante, ma di grande energia politica, culturale e sociale. Walter Veltroni, citando Margarete Von Trotta, li definisce anni di piombo e intravede la possibilità di trasmettere quell’atmosfera a chi non l’ha vissuta e a chi non ha mai avuto la possibilità di ascoltare e vedere Fabrizio De André dal vivo. "Ritornare con la memoria a una vicenda musicale come questa ci aiuta a ritrovare l’energia innovativa di quella stagione e a raccontarla ai giovani".

Il passaggio di questa cultura musicale ai giovani, attraverso le note e i testi più belli delle canzoni di De André colpisce molto anche Dori Ghezzi: "Mi sorprende sempre osservare che le nuove generazioni si appassionino alla poesia di Fabrizio e mi gratifica scoprire che ce ne sia ancora bisogno. Due settimane fa a Roma una bambina di cinque anni ha messo su La guerra di Piero e l’ha cantata tutta insieme alla voce di Fabrizio e mi ha chiesto soltanto cosa fossero i cadaveri". Dori Ghezzi c’era quel giorno di gennaio a Genova ed è anche sul treno “guidato” da Walter Veltroni a ricordare quegli istanti indelebili. "Rivedendo queste immagini ho ritrovato quella freschezza e quella gioia che sembra non aver fatto passare il tempo. Questo documentario serve a far capire com’erano quei momenti, in modo realistico. Io mi sono commossa rivedendolo, anche di più rispetto a quando lo avevo vissuto. Ma non è nostalgia, è la gioia di ritrovare un pezzo di vita".

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