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Tratto dal romanzo di Catena Fiorello edito da Giunti, Picciridda - Con i piedi nella sabbia, opera prima di Paolo Licata, arriva in sala con Satine. Ambientato sull'isola di Favignana negli anni '60, è una storia arcaica e contemporanea al tempo stesso, una storia di infanzia violata e di donne complici degli uomini predatori ma anche di inedite alleanze femminili che riescono a scardinare e vendicare il sopruso, sia pure a caro prezzo. Una storia fatta soprattutto di silenzi e non detto, in cui sono gli sguardi a dire molto di più delle parole.

Lucia è una bambina di 11 anni che viene affidata dai genitori - costretti ad emigrare in Francia - alla nonna Maria (una splendida Lucia Sardo), donna severa e austera, soprannominata la "generala" per la sua inflessibilità. Da anni non parla con una sorella e vieta a Lucia di frequentare questa famiglia per motivi che non le spiega. La ragazzina è ferita dalla partenza dei genitori - è la cosiddetta emigrazione passiva, quella di chi è costretto a restare lontano da parenti e congiunti - e trova consolazione solo nell'amicizia tenera con una compagna di scuola, mentre i contatti con la mamma si riducono a sporadiche e brevi telefonate.    

Il film, premiato al Taormina FilmFest, è un romanzo di formazione al femminile con Lucia (interpretata da bambina da Marta Castiglia e, da adulta, da Federica Sarno) che deve via via affrontare tutte le difficoltà di crescere in un contesto duro come quello isolano (sull'isola di Favignana era ambientato anche L'isola di Costanza Quatriglio, altra storia di formazione anche se di diverso segno). La vicenda si confronta soprattutto nella descrizione del rapporto tra la nipote e la nonna, che viene chiamata dalla gente del paese per vestire i morti, una donna forte, dura, indipendente, intransigente, che nasconde un segreto doloroso. Ma sono tanti i segreti che attorniano Lucia. "Durante la lavorazione del film a Favignana - spiega il regista - ho avuto modo di convincermi ancor di più di come questa storia sia un racconto attuale, simbolico ed emblematico. Adesso più che mai, ad ogni latitudine e in ogni epoca, l'infanzia, intesa come l'età della vulnerabilità, ma anche della formazione e dell'apertura a tutte le possibilità, può subire violenza e prevaricazione".

Paolo Licata, assistente alla regia de Il sole nero di Krzysztof Zanussi e Rosso Malpelo di Pasquale Scimeca, ha cercato di rendere con semplicità e verità le atmosfere siciliane degli anni '60, anche nell'uso del dialetto. "Dopo aver letto il libro di Catena Fiorello - aggiunge - ho amato, oltre alla storia, proprio quei sapori, quelle atmosfere che vengono così bene rappresentate. Ho cercato di far immedesimare il maggior numero di persone nel microcosmo raccontato. Quando giro un film, punto a trasmettere emozioni. Una cosa è certa: alla proiezione a Taormina la sala era piena. Non solo. Molti a fine film piangevano, una cosa che mi ha reso felice".

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